
Dobbiamo sperare che succeda di nuovo? Il finale de Il caimano è appena andato in scena in questi giorni davanti al tribunale di Milano, dove Berlusconi, come nel precedente film di Moretti, arringa il popolo contro i giudici. Storia di un tentativo fallito di rappresentare al cinema Berlusconi, film sgangherato con sgangherati personaggi, che infatti sono caduti nel dimenticatoio, Il caimano però conteneva quel grande e, ora possiamo dirlo, profetico finale.
IL NUOVO FILM - Habemus papam, ci pare, si chiude in maniera ancora più spettacolare. Un finale che colpisce e colpirà, fatto per suscitare polemiche e far riflettere, che probabilmente rimarrà nella nostra memoria. Non so se sperare che succeda ancora che, come per il precedente film, la scena finale preconizzi il prossimo futuro, che quindi rivedremo nella realtà le stesse immagini che la finzione aveva elaborato tempo prima. Una seconda, fortunata coincidenza accresce l’aura del film: il fatto che sia proiettato pochi mesi dopo il pluripremiato agli Oscar Il discorso del Re, dove un altro rappresentante di un’istituzione d’importanza mondiale come la Corona Britannica, che si trova alle prese con l’abdicazione dell’erede legittimo suo fratello e deve guidare il suo popolo in una delle prove più ardue della sua storia, l’attacco nazista e una guerra mondiale, deve in contemporanea vincere una debolezza inammissibile per un uomo del suo rango, la balbuzie, che ne condiziona il carisma in pubblico. Ecco, il papa di Moretti è impigliato in un problema analogo, un senso d’inadeguatezza a incarnare un’istituzione così importante. Al momento della proclamazione, scandita appunto dal celebre “Habemus papam”, è preso da un attacco di panico.
DEBOLEZZA NON AMMESSA - Eppure quella debolezza non può essere ammessa, il lato umano, troppo umano, del novello pontefice non può essere mostrato. Il potere, dove l’uomo trascende in istituzione, non lo consente. Tanto meno quello della Chiesa cattolica che sulla trascendenza basa la sua stessa missione. Così uno dei responsabili della corte vaticana, il portavoce (interpretato da Jerzy Stuhr), cioè colui che per mestiere e capacità esercita l’intelligenza per capire quale immagine il potere per cui lavora deve mostrare, selezionando che cosa deve essere detto e cosa tralasciato. Ecco allora Nanni Moretti, che nei panni non di uno psicanalista qualsiasi, ma del più bravo fra gli psicanalisti (tanto che tale superiorità riconosciuta ha messo in crisi il suo matrimonio) guadagna l’accesso ai misteri del conclave che, secondo la ferrea regola vaticana, tali devono rimanere: a nessuno dei cardinali è permesso uscire né comunicare con l’esterno, i documenti che essi usano vengono bruciati, dopo la fumata bianca. Nel frattempo, in attesa che la psicanalisi faccia effetto, e il nuovo papa, vinta la crisi, si convinca a presentarsi in pubblico, mentre la folla dei credenti staziona in attesa in piazza S. Pietro e sui media, che sull’immagine del potere e la sua capacità di fare notizia campano, si rincorrono le notizie più incredibili sull’accaduto e l’identità del nuovo papa. Il portavoce fa in modo che anche i cardinali credano che Sua Santità sia raccolto in preghiera nelle sue stanze, mentre in realtà girovaga per le strade di Roma, uomo fra uomini, cercando di scoprire la causa della propria crisi per risolverla: nemmeno la psicanalisi riesce a sbloccarlo. Altro contrasto, che conferisce eleganza al film, è quello fra la solennità delle immagini dei palazzi vaticani e delle sue cerimonie, scolpite dalla luce della fotografia, a cui contribuisce la musica di Franco Piersanti, e la surreale situazione in cui sono costretti i cardinali e lo psicanalista, che, inchiodati nell’attesa fra le mura della bellissima corte vaticana, ammazzano il tempo, dialogando fra loro e conoscendosi meglio, anche nelle loro debolezze, fra sanguigne partite a scopone e tornei di pallavolo. Surreale accresciuto dalla comicità tipica di Moretti. Seppure qualche personaggio si perda nella complessità della trama, grande rimane la figura di Sua Santità, recitata da Michel Piccoli. L’attore francese mescola la debolezza che deborda e pervade la vita di uomo. Al momento dell’inattesa elezione se la vede scorrere davanti, quasi costretto a un bilancio, e la fermezza virile, di chi, pur nella crisi pungente, non perde la dignità e cerca di percorrere la sua strada senza dover a tutti i costi fare quello che tutti si aspettano da lui.
REALTÀ E FINZIONE - Altra chiave che Moretti inserisce, fra l’onirico e il cervellotico certamente inatteso e non senza effetto scenico, è quella della finzione della finzione, tramite una compagnia teatrale, che perde il suo attore principale alla vigilia della prima del Gabbiano di Cechov. Testo noto per essere una riflessione del teatro nel teatro, coinvolge il novello papa, facendoci scoprire la sua passione per la recitazione e per l’autore russo in particolare, che mostra di conoscere quasi tutto a memoria. Proprio nel teatro, dove va in scena il Gabbiano, i cardinali e il papa fuggiasco s’incontreranno, prima della scena finale. Chiave forse per dirci l’intreccio fra potere e teatro, fra la realtà e le difficoltà della chiesa e il suo doversi presentare sempre monolitica nella fede e nei principi che deve incarnare, senza cambiare essa stessa e ammettere cambiamenti, a scapito a volte dell’umanità stessa delle persone, che invece di essere ammessa, è ipocritamente celata dietro il fasto dell’istituzione. Tanto che splendidamente contrasta con la colonna sonora, la canzone sudamericana che inaspettatamente solca l’aria delle meravigliose, antiche, immutabili stanze vaticane, spingendo i cardinali a cantarla, tanta è la sua struggente bellezza e leggerezza: Cambia, todo cambia. Dobbiamo allora aspettarci che il finale del film sia di nuovo un’anticipazione della realtà oppure dobbiamo sperare che rimanga come un’immagine nella nostra mente, che stimoli la discussione e ci spinga al cambiamento, che da anni invochiamo? Ma i maggiori destinatari del messaggio sono le istituzioni e naturalmente la Chiesa cattolica, ricordando a noi e soprattutto a loro, che, come noi siamo uomini, anch’esse sono fatte da uomini. E i cambiamenti vengono dagli uomini, con la loro forza e le debolezze che nessuna retorica del potere, per quanto splendida, può farci dimenticare e lasciarci soltanto in acritica adorazione. Cambia, todo cambia…
Regia: Nanni Moretti
Cast: Michel Piccoli, Jerzy Stuhr, Renato Scarpa, Franco Graziosi, Camillo Milli
Nazione: Italia-Francia
Anno: 2011
Durata: 104 minuti
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