La fine è il mio inizio

Venerdì 01 Aprile 2011 12:35 Daniele Nicolini Performances - Cinema
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Locandina - La fine è il mio inizio

Una produzione italo-tedesca porta nelle sale italiane il libro La fine è il mio inizio, dialogo tra Tiziano Terzani e il figlio Folco sulla vita e le esperienze del famoso inviato. Distribuito in 60 copie e girato presso la sua abitazione all’Orsigna tra le montagne pistoiesi, il film è già stato diffuso in Germania lo scorso ottobre, raccogliendo un riscontro positivo.

Sono le ultime settimane di vita per Tiziano Terzani, celebre giornalista colpito alcuni anni prima da un tumore. Sentendo la morte vicina, decide di chiamare a sé il figlio Folco per condividere con lui un’ultima riflessione su ciò che ha raccolto in vita. Il giovane accorre al padre presso l’abitazione sulle montagne pistoiesi, presso l’Orsigna, e lì lo trova sì debole e affaticato, ma al contempo totalmente sereno di fronte alla fine ormai prossima. Tiziano inizia così un lungo dialogo sul senso della vita e il significato della morte, mentre insieme ripercorrono le avventure giornalistiche in una vita spesa in gran parte in Asia, tra Cina, Vietnam e India. Un viaggio che corre parallelo all’esplorazione dei rapporti tra un padre per certi versi ingombrante e un figlio costretto ad una vita da nomade.

UN CELEBRE INVIATO – Tiziano Terzani nasce a Firenze il 14 settembre 1938 da famiglia povera. Inizia nel ’62 a lavorare per l’Olivetti, dove da venditore diventa responsabile del personale estero. Inizia a tenere corsi di formazione nel mondo, tra cui il Sud Africa, dove le problematiche legate all’apartheid lo spingono a scrivere i primi articoli. La svolta arriva quando nel ’69 decide di licenziarsi dall’Olivetti e accetta la borsa di studio che gli offre la Columbia University per un master in Affari Internazionali. Qui studia la lingua e la cultura cinese, che saranno strumenti indispensabili per la sua futura avventura da inviato per il settimanale tedesco Der Spiegel in Asia. Solo più avanti inizierà anche la collaborazione con Il Corriere della Sera e La Repubblica. Diventa un profondo conoscitore del continente, spostandosi nella sua vita tra Singapore, Pechino, Hong Kong, Bankok e Nuova Delhi. Negli anni vede con i propri occhi realtà molto diverse e racconta la guerra del Vietnam, gli effetti della rivoluzione maoista in Cina e la fine dell’URSS. Nel ’97 gli viene diagnosticato un tumore all’intestino, che lo porta ad una maggiore attenzione alle questioni “spirituali”, affrontate comunque con lo spirito razionale del giornalista. Durante questi anni trascorre un certo periodo ritirandosi sull’Himalaya. Quando sente di essere prossimo alla fine, si rifugia presso la sua casa all’Orsigna, dove muore il 28 luglio 2004.

CAST - Considerata la natura del film, molto sarebbe poggiato sulla capacità di Bruno Ganz di riuscire a restituire una interpretazione credibile di Tiziano Terzani. La prova dell’attore tedesco, munito di barba e abiti bianchi, è decisamente all’altezza. L’altro ruolo chiave è quello di Folco Terzani, destinato ad Elio Germano(Mio fratello è figlio unico, 2007), che riesce ad offrire una buona interpretazione. La parte non era semplice, dato che per la maggior parte del tempo deve “solo” ascoltare, comunicando quindi le proprie reazioni solo attraverso espressioni non verbali. Una menzione particolare va alla colonna sonora che accompagna il film, affidata a Ludovico Einaudi.

PROFONDO – Una premessa è necessaria: non è un film per tutti. La fine è il mio inizio non è solo un dialogo tra padre e figlio, ma, come Folco ascolta le riflessioni del padre, anche allo spettatore è chiesto di partecipare. È pertanto indispensabile una predisposizione da parte del pubblico a voler riflettere su temi profondi come la morte, la vita e l’uomo. Se tale inclinazione non c’è, il film risulterà probabilmente noioso e un poco presuntuoso. Qualora lo spettatore invece accetti questo implicito invito a sedersi con Tiziano e Folco Terzani, La fine è il mio inizio è una pellicola di indubbia profondità. Merito va anche al regista Jo Baier, che riesce a mettere insieme un film di 98 minuti così ricco di monologhi, sguardi e silenzi senza annoiare. Notevole anche il lavoro della fotografia, che, cogliendo la grandezza del paesaggio montuoso dell’Orsigna, risalta i concetti espressi dai dialoghi, cioè la piccolezza dell’uomo di fronte al resto del mondo. La fine è il mio inizio è quindi un prodotto decisamente maturo, che riflette la personalità intellettuale di un grande inviato e la sua lucida concezione del mondo. Il contenuto generale del suo pensiero lo rende inoltre godibile non solo da chi conosce e apprezza la persona e il lavoro di Tiziano Terzani, ma anche a chiunque abbia voglia immergersi in un film comunque impegnativo.

Regia: Jo Baier
Cast: Bruno Ganz, Elio Germano, Erika Pluhar, Andrea Osvart, Nicolò Fitz-William Lay
Nazione: Italia-Germania
Anno: 2011
Durata: 98 minuti

 

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