Che cosa fareste se un bel giorno riceveste una lettera che voi stessi vi eravate spediti da bambini e che vi chiedesse se avete realizzato i sogni che coltivavate “nell'età della ragione”? E' quello che capita a Margareth, affascinante e sicura donna d'affari interpretata da Sophie Marceau, nel giorno del suo quarantesimo compleanno.
Che cosa fareste se un bel giorno riceveste una lettera che voi stessi vi eravate spediti da bambini e che vi chiedesse se avete realizzato i sogni che coltivavate “nell'età della ragione”? E' quello che capita a Margareth, affascinante e sicura donna d'affari interpretata da Sophie Marceau, nel giorno del suo quarantesimo compleanno.
A recapitare il prezioso plico è un simpatico e misterioso vecchietto di nome Mèrignac (Michel Duchaussoy). L'ex notaio compare più volte per consegnare a Margareth una serie di lettere che lei stessa si è scritta da bambina e che ha incaricato il notaio di consegnarle al compimento del quarantesimo anno d'età. All'inizio la protagonista viene semplicemente posta di fronte a una lista di improbabili mestieri dei sogni, dall'esploratrice marziana alla principessa, ciascuno collegato a una busta con relativo messaggio. Sembrava intuirlo, la piccola Marguerite (questo è il suo vero nome) che l'adulta che sarebbe diventata non avrebbe raggiunto questi obiettivi, così ha previsto una busta dall'intestazione “altro”, che rimarrà chiusa per tutto il film e diventerà la stazione finale di una sorta di caccia al tesoro con il passato. Il messaggio, sconvolgente nella sua semplicità, è ciò che inconsciamente ciascuno cerca nel corso della propria esistenza.
La vita dell'algida e dinamica Margareth è ora scandita dal mondo che si è costruita, fatto di viaggi d'affari e dalla felice relazione con Malcolm (Marton Csokas), compagno sul lavoro e nella vita, e dall'infanzia che riaffiora attraverso le lettere dal passato. La piccola Marguerite, interpretata da una deliziosa Juliette Chappery, vuole far ricordare all'adulta la bambina che è stata. È un percorso difficile, doloroso, che Margareth non vuole affrontare proprio perché ha fatto di tutto per riuscire a dimenticare. Ma Merignac è sempre lì, con la sua calma e la sua ironia, a mettere la protagonista con le spalle al muro e a costringerla ad ascoltare il passato: riemergono allora le scene di un'infanzia difficile, dell'abbandono del padre, della vita con la mamma e il fratellino nella povertà. Emerge il ricordo della mamma che vende il suo clarinetto, la sua grande passione, perché non ha altra possibilità per guadagnare qualche soldo. Riaffiora l'immagine di Philibert, compagno di giochi e primo grande amore, a cui ha promesso che, se avesse realizzato il suo sogno, ossia diventare uno scavatore di buchi, lo avrebbe amato per sempre. Margareth ricorda della fossa che hanno scavato in un pozzo e del tesoro che vi hanno seppellito, ricorda del tunnel che hanno realizzato insieme per raggiungere l'Africa e mandare il pane ai bambini affamati. Ricorda dell'improvviso trasloco e di non essere riuscita a dire addio al suo Philibert. È così che pian piano Margareth deve cedere al passato e lasciare che la piccola Marguerite la conduca a riscoprire chi è veramente e che cosa vuole. I ricordi dell'infanzia, come tasselli di un puzzle, comporranno la via che permetterà a Margareth di ricostruire la propria vita, tornando alle origini.
IL RICORDO DELL'INFANZIA COME RIFLESSIONE SU SE STESSI- Il regista Yann Samuell, già autore di Amami se hai coraggio del 2003, ha detto a proposito di Carissima me: “Ritrovare l'infanzia significa ritrovare le proprie origini. È riscoprire il proprio punto di partenza e il percorso iniziale, prima che venga deviato dagli ostacoli della vita”. E tema centrale della commedia è proprio la riscoperta di se stessi attraverso la rievocazione dell'infanzia: Margareth ricorda la bambina che è stata, i suoi sogni, le cose a cui dava veramente importanza, le persone che ha amato, le vicende, anche brutte, che l'hanno segnata. In questo modo la protagonista scava dentro di sé e si rende conto di chi è veramente e cosa vuole, perché l'infanzia è la parte più profonda, genuina e autentica di noi stessi. Quello di Margareth è una sorta di viaggio di formazione che intreccia diversi piani spaziali e temporali, infatti porta la protagonista a tornare nei luoghi del passato e a rivedere i volti che hanno accompagnato la sua infanzia. Un viaggio che le darà la forza di mettere in discussione e rivoluzionare tutta la propria vita.
QUANDO IL PRESENTE E' UNA MASCHERA DEL PASSATO- Scavando nel passato, Margareth ricorda il momento esatto in cui la piccola Marguerite, provata dalle difficoltà di una vita trascorsa senza padre e nell'indigenza, decide di non essere più una bambina, di voler crescere e di perdere la sua innocenza: la piccola, scrive a se stessa, vuole essere sempre la migliore, vuole ottenere ciò che non ha mai avuto, i soldi, e per fare ciò si dice disposta a mentire e a credere alle sue stesse bugie. Margareth si rende allora conto che tutta la sua vita, che ha costruito con tanta fatica proprio imponendosi l'oblio dell'infanzia, è in realtà una conseguenza diretta di ciò che ha vissuto da piccola. Quello che le sembrava una vita nuova è in realtà il fantasma del passato. Lo stesso nome, Margareth, è una finzione: la protagonista si chiama Marguerite, ma ha voluto cambiare nome per apparire più forte sul lavoro. È a questo punto che Margareth realizza che per sconfiggere lo spettro del passato deve smettere di fingere che non sia mai esistito, deve affrontarlo e lasciare che la aiuti a “rimettere le cose a posto”.
SOPHIE MARCEAU, DONNA D'AFFARI CHE SI RISCOPRE BAMBINA- Margareth è interpretata da una convincente Sophie Marceau che ha saputo dare al personaggio sia la sicurezza e la determinazione della donna d'affari, che all'inizio respinge l'invito bizzarro e irrazionale di se stessa bambina a riscoprire le proprie origini, sia la profondità, la dolcezza e una certa dose di sana pazzia che la spingono a rimettere in discussione tutta la propria vita. “Era lei la mia prima e unica scelta!” ha detto Yann Samuell parlando della decisione di affidare alla Marceau l'interpretazione di Margareth.
UNA SCENOGRAFIA PARLANTE- La scenografia di Carissima me, curata da Jean-Michel Simonet, è in grado di raccontare da sé la storia. Totalmente giocata sui contrasti, oppone passato e presente attraverso le immagini. I ricordi dell'infanzia, infatti, trovano luogo nel villaggio tradizionale di Saou, totalmente immerso nella natura e nella campagna in fiore colorata, dove la vita trascorre lenta e genuina. Il percorso fisico che Margareth compie per riscoprire il proprio passato si svolge attraverso tappe che hanno un legame profondissimo con la natura: il villaggio campagnolo dove vive Merignac, l'incontro con Philibert adulto in una grotta, il tesoro sepolto sotto terra. Alla genuinità dell'ambiente agreste si contrappone il mondo iper-moderno e asettico degli affari, tutto artificiale, caotico e anonimo. In questa giungla moderna Margareth si muove sicura in equilibrio su tacchi vertiginosi e fasciata in severi, ma provocanti tailleur: una sorta di travestimento, di corazza che le permettono di sentirsi più Margareth e meno Marguerite. Fino a quando il passato non bussa prepotente alla sua coscienza.
Regia: Yann Samuell
Cast: Sophie Marceau, Marton Csokas,
Michel Duchaussoy, Jonathan Zaccai,
Emmanuelle Ironvold, Juliette Chappery,
Romeo Lebeaut
Nazione: Francia
Anno: 2010
Durata: 95 minuti
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