In sala il film di Debra Granik dal romanzo di Daniel Woodrell, che ritrae lo scontro fra una diciassettenne e la crudele omertà della provincia americana. Ruvido e duro, ma con poca verve dietro il suo compiaciuto illustrare
Ree (Jennifer Lawrence) ha una madre malata, una casa da mandare avanti, un fratello e una sorella più piccoli che accudisce con pratica solerzia. A diciassette anni sta già pensando di entrare nell’esercito solo per avere uno stipendio che le consenta di mantenere la famiglia. Una routine faticosa che s’arresta bruscamente quando il padre, uscito di galera usando un’ipoteca sulla casa come cauzione, sparisce: o si rifà vivo entro breve, o la famiglia di Ree si trova per strada. La ragazza inizia subito le ricerche, ma dovrà scontrarsi a viso duro contro la gelida omertà che la circonda.
L’America, qui, è lontanissima dallo scintillio delle metropoli turistiche, dai riflettori di Hollywood, e non è la terra del riscatto sognata in Europa. Ambientato nella provincia meridionale Missouri, Un gelido inverno racconta i suburb americani come un ginepraio di conflitti in cui ci si districa usando la violenza.
Anti-glamour e attraversato da una vena di pessimismo, il film di Debra Granik, vincitore del Sudance Film Festival, insegue con uno stile che ammicca al documentario una protagonista impavida alle prese con un caso più grande di lei: avvicinarsi alla verità sarà rischioso. Nei sobborghi della cittadina di Ozark, dove Un gelido inverno è ambientato, non c’è spazio per la pietà, nemmeno per una ragazzina minorenne. Gli scheletri nell’armadio sono troppo ingombranti, fidarsi è sempre pericoloso: hanno zone d’ombra persino i poliziotti, o il tormentato zio Teardrop (John Hawkes) da cui arriverà inaspettato aiuto.
RIFLETTENDO LE FORME – La Granik ignora con consapevolezza le regole della sintassi filmica, alla tecnica non pensa, rende estetica e confezione completamente subordinate alle necessità narrative. La fotografia di Michael McDonough è livida e sgranata, il décor supera il realismo nell’utilizzo di case e cortili realmente esistenti (il film è stato girato senza artifici scenografici proprio nel Missouri), la sceneggiatura taglia il superfluo riducendo i dialoghi all’essenziale.
Non si parla per metafore: la cultura criminale, quella di chi spaccia anfetamine, è spietata. E la degradazione morale con cui Ree è costretta a fare i conti si rispecchia nello squallore del paesaggio in cui la regista incornicia la vicenda, fatto di case in rovina e di asperità rocciose e spoglie.
Se la ferocia del contesto emerge con efficacia dalle ruvide pennellate con cui il film è narrato, a farle da contraltare è un mal celato compiacimento dietro l’esibizione della brutalità e il rifiuto di un metodo di racconto facilmente codificabile. Così la potenza drammatica della storia finisce per svuotarsi d’emozione, riflettendo le forme dell’amara realtà descritta senza preoccuparsi di suscitare empatia o di indagare le origini dell’aggressività e del disagio, come quello di Teardrop.
Costruito in buona parte sul lavoro dei suoi interpreti (all’osannato minimalismo di Jennifer Lawrence è comunque preferibile il raffinato lavoro di John Hawkes; entrambi hanno ricevuto la nomination all’Oscar), Un gelido inverno si trova così a latitare in autentico mordente, in un crescendo fatto di freddo sfoggio illustrativo.
Un gelido inverno
Regia: Debra Granik
Cast: Jennifer Lawrence, John Hawkes, Kevin Breznahan, Dale Dickey
Nazione: USA
Anno: 2010
Genere: Drammatico / Thriller
Durata: 100'
Uscita: 18/02/2011
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