Potiche, la bella statuina

Mercoledì 03 Novembre 2010 21:55 Andrea Castelli Performances - Cinema
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Catherine Deneuve, Gerard Depardieu, Fabrice Luchini… un cast di primissimo piano per l’ultima commedia di Francois Ozon “Potiche, la bella statuina”, adattamento della piéce teatrale di Pierre Barillet e Jean-Pierre Grédy.

 

È il 1977 e siamo a Sainte-Gudule, nel nord della Francia. Robert Pujol (Fabrice Luchini) amministra con la stessa rigidità ottocentesca una fabbrica di ombrelli e una famiglia della alta borghesia francese. Alle prese con uno degli scioperi che agitano la Francia di quegli anni, viene sequestrato e rilasciato in precarie condizioni di salute, che lo portano a dover demandare la gestione della fabbrica a Suzanne (Catherine Deneuve), fino a quel momento pacifica moglie-oggetto da esibizione.
Suzanne si rivela molto abile nella gestione dell’azienda, aiutata dai figli e supportata da Maurice Babin (Gerard Depardieu), suo ex amante ora sindaco e deputato comunista. Il ritorno del marito coincide con la definitiva trasformazione di Suzanne che, estromessa dalla gestione della fabbrica, rompe con il marito e si lancia in una fortunata avventura politica.

PERSONAGGI E INTERPRETI - Il film presenta la storia dell’evoluzione di Suzanne, i cui disagi e tribolazioni trovano compimento in un lieto fine un po’ macchiettistico ma sicuramente rassicurante e pacificatore, atto a strappare un sospiro di soddisfazione allo spettatore.
Ozon cerca di affrontare diversi grandi temi nel suo film attraverso la metamorfosi di tutti i personaggi principali. Suzanne mette in discussione il suo ruolo di donna e madre, emergendo come vincente nelle sfide ai personaggi maschili di Robert  e Maurice, sfide giocate proprio nel loro specifico campo e in arene – la famiglia, il lavoro e la politica - dove tradizionalmente le donne sono svantaggiate. La figlia Joëlle (Judith Godrèche), dapprima critica nei confronti della passività della madre (del suo essere “une potiche”, un soprammobile), finisce per sacrificare il suo successo sull’altare della famiglia, a vantaggio del marito. Robert  Pujol conclude la sua vicenda prigioniero dell’apparenza del suo ruolo e da (pre)potente industriale diventa un ammansito agnellino costretto a implorare un bacio da sua moglie. Lo stesso accade a Maurice: da politico di successo tutto d’un pezzo si trova a sospirare sulla sua ex-amante, ora diretta avversaria in politica. Anche la segretaria Nadège (ottimamente interpretata da Karin Viard) raggiunge il suo personale momento di illuminazione quando, nel cambiare padrone da Monsieur a Madame Pujol, si renderà conto di non aver bisogno del proprio corpo per far carriera. Il figlio di Suzanne, Laurent Pujol (Jérémie Renier) sottace la sua omosessualità fino al termine del film, quando la svela alla madre con una rivelazione insieme leggera e un po’ grottesca.

LA CONTESTAZIONE E LA PARODIA - “Potiche” è una commedia divertente e ben scritta, che fallisce nella pretesa di affrontare diversi temi troppo ampi in un clima a metà tra leggerezza e parodia che non rende giustizia alla portata dell’impresa. Gli anni della contestazione sono solo abbozzati come fondale su cui si dipana la vicenda: le rivendicazioni sindacali fanno sorridere per il modo rapido e un po’ ingenuo in cui vengono costruite e per come vengono risolte dall’atteggiamento conciliante e paternalistico di Suzanne, per poi smarrirsi nel non-detto dell’ultima parte del fim. Come andrà a finire per gli operai dell’ombrellificio a rischio delocalizzazione? Il film ci nega questa risposta.
Le storie-tipo di Suzanne, della figlia e della segretaria non rendono certamente giustizia alla rilevanza del tema delle rivendicazioni femminili e la storia del figlio, omosessuale e probabilmente coinvolto in un rapporto incestuoso con un fratellastro, non è che un breve inciso all’interno della trama del film.
Probabilmente si tratta di una precisa scelta del regista, che evita di dare pesantezza drammatica ai vari ruoli per giocare, per così dire, sulla superficie della realtà con personaggi tutti egualmente macchiette e tutti, alla fin fine, sconfitti dalla loro stessa mediocrità.
Stando così le cose, il film rischia di fare la fine dell’asino di Buridano, condannato a morire di stenti perché diviso nella volontà di raccontare il cambiamento e grossi temi sociali tra la classica leggerezza di una certa commedia alla francese e una dimensione parodistica e amara che, seppur visibile, non viene caricata a sufficienza. Una gradevole potiche, un vezzoso souvenir.

 

Regia e sceneggiatura: François Ozon
Cast: Catherine Deneuve, Gérard Depardieu, Fabrice Luchini,
Karin Viard, Judith Godrèche, Jérémie Renier.
Nazione: USA, Canada
Anno: 2010
Genere: Commedia
Durata: 103 min.

Ultimo aggiornamento Domenica 07 Novembre 2010 22:40

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