Vincitore di sette premi César, “Séraphine” di Martin Provost racconta la storia di una delle più grandi artiste del XX secolo, Séraphine Louis, interpretata da Yolande Moreau (Il favoloso mondo di Amelie e Il cacciatore di teste). Nel cast anche Ulrich Tukur (Il cacciatore di teste, Amen e Le vite degli altri).
Senlis, 1922- Séraphine Louis è un'umile e stravagante signora di mezz'età che si guadagna da vivere facendo la cameriera, lavando i panni e aiutando in una macelleria. Un'esistenza apparentemente monotona e condannata alla solitudine, se non fosse per il fatto che la sera, quando rientra a casa, Séraphine riempie di significato le sue giornate dedicandosi alla pittura. Un giorno il critico d'arte Wilhelm Hude nota un'interessante natura morta a casa della signora per la quale la pittrice lavora come cameriera. Incuriosito dall'estro visionario del dipinto, Hude chiede informazioni sull'autore ed è così che viene a sapere che la donna dimessa, taciturna e strampalata che presta servizio anche a casa sua è in realtà un vero talento naturale, un genio inespresso. Da questo momento Hude incoraggia Séraphine a dipingere e le promette di seguirla come mecenate: sembrerebbe una favola a lieto fine, ma, come spesso accade, la Grande Guerra rimescola le carte in tavola. Wilhelm infatti è cittadino tedesco e si trova costretto a fuggire improvvisamente dalla Francia per rientrare in patria. Al termine della guerra il critico tedesco torna in Francia e si stabilisce a Chantily. Qualche anno dopo, nel 1927, mentre sta visitando una mostra d'arte al municipio di Senlis, Hude si imbatte in un quadro di Séraphine e decide di rimettersi in contatto con lei. Si apre allora la stagione più felice e feconda nella vita della pittrice, con Hude che la segue, le procura tele e colori, la sostiene economicamente e fa addirittura esporre alcune tele alla mostra “I pittori del Sacré-Coeur”, insieme a quelle di Rousseau. Ed è ancora una volta la storia ad abbattersi impietosa sulla vita di Seraphine: la grande crisi economica del 1930 costringe infatti Hude a smettere di finanziare la fin troppo spendacciona pittrice e a infrangere la promessa di esporre le sue opere a Parigi, capitale dell'arte mondiale. E' a questo punto che Séraphine cade nel baratro nero della follia e viene internata nell'ospedale psichiatrico di Clermont de-l'Oise, dove muore nel 1942.
DUE PERSONAGGI - Séraphine Louis è stata una grande quanto sottovalutata pittrice francese. Conosciuta e rinomata per tele che ritraggono solo ed esclusivamente soggetti floreali o vegetali, Séraphine riproduceva una natura inquietante, rigogliosa, dolente, mai pacificata. Il suo stile viene definito da molti come visionario, naif: un'arte ingenua come ingenuo può essere un bambino, un estro creativo che non viene imbrigliato dalle norme della tecnica (per altro mai appresa dall'artista), ma conserva la genuinità più primitiva dell'ispirazione, quella genuinità che permette alla pittrice di andare oltre il dato sensibile e comprendere il senso più profondo della realtà e della natura. Séraphine considerava la pittura come una ragione di vita e come una missione: credeva infatti di ricevere l'ispirazione da un angelo custode e della Vergine Maria, alla quale era molto devota. L'artista di Senlis viveva inoltre un rapporto viscerale ed esclusivo con la natura: era dal fondo fangoso dei ruscelli, dalle piante e dal sangue degli animali che traeva i pigmenti per fabbricare i colori.
L'altro personaggio principale di questa affascinante storia è Wilhelm Hude, critico d'arte tedesco, poi trasferitosi in Francia, che ha legato indissolubilmente la sua carriera alle avanguardie parigine di inizio Novecento. Amico personale di Braque e Picasso, Hude è stato il primo a cogliere il potenziale creativo e innovativo di Rousseau, mentre ha portato le opere dell'amata Séraphine a diverse importanti esposizioni: “The Modern Primitives” nel 1932, “The Popular Masters of Reality” nel 1937, “Twentieth Century Primitives” nel 1942. Tutte soddisfazioni che la povera artista di Senlis non ha potuto assaporare, perché già in preda alla follia. Nel 1945, infine, Hude ha organizzato a Parigi una mostra interamente dedicata a Séraphine, alla Galerie de France, realizzando così il grande sogno dell'ormai scomparsa artista.
LA CAMERIERA ARTISTA - Séraphine Louis è interpretata in maniera eccezionale dall'attrice belga Yolande Moreau, tanto che lo stesso regista Martin Provost ha detto di lei: “Yolande non recita, incarna Séraphine”. E in effetti l'artista di Senlis prende vita proprio attraverso la mimica facciale, la postura, l'incedere goffo e timido, i gesti rudi messi sulla scena dalla Moreau.
L'immagine che più significativamente rappresenta Séraphine è quella delle mani: tozze, rugose, vissute, spesso sporche, dal tocco apparentemente rude e maldestro. Ma sono queste le stesse mani delicate che accarezzano la corteccia degli alberi, le acque dei ruscelli, le fronde dei cespugli, sono queste le mani che si sporcano per raccogliere fango, sangue animale e foglie con cui realizzare le preziose tempere, sono le mani in grado di creare capolavori consegnati all'eternità. Ed è proprio su questo doppio livello che viene presentata la figura della cameriera-pittrice: per la società una donna sola e povera, schiacciata dal peso dell'indigenza e della solitudine (causata molto spesso dalle sue numerose stravaganze), nella sua umile casetta dalle pareti blu un'Artista guidata dalla Madonna e dagli Angeli.
DUE SOMMERSI - Wilhelm Hude, straniero e omosessuale è, come Séraphine, un emarginato: e forse è proprio per questo che riesce ad andare oltre le barriere e le convenzioni sociali e a scoprire il Genio che sta nascosto dentro l'immagine goffa e quasi miserabile dell'artista di Senlis. La relazione tra Séraphine e Hude non manca certo di zone d'ombra: il critico tedesco infatti abbandona Séraphine per ben due volte. Una prima avviene dopo la fine della prima guerra mondiale, quando Wilhelm, rientrato in Francia non cerca di riprendere contatto con l'artista: sapiente è la scena in cui l'uomo afferma di credere che Séraphine sia morta, lasciando ben trasparire dal volto l'espressione di chi non crede assolutamente a ciò che sta dicendo. Sarà solo il caso a farli incontrare di nuovo. E' poi nel 1930 che per la seconda volta Hude discosta la sua strada da quella di Séraphine, per ragioni, forse, economiche. Il film non cerca di far luce sulle motivazioni che hanno spinto Wilhelm a questo comportamento, ma fa emergere per il critico una figura ambigua, capace di rimanere fedele ai suoi ideali nell'arte come nella vita privata, ma anche un po' codardo e passivo.
UN FILM “UMILE” - Michel Saint-Jean, produttore francese del film, ha detto a proposito di “Séraphine” che si tratta di un “film umile” e mai altro aggettivo avrebbe potuto essere più azzeccato: quella di Provost è infatti una regia semplice, genuina, proprio come Séraphine.
Il regista ha scelto di raccontare la vita dell'artista non tanto in base ai grandi eventi che hanno caratterizzato e cambiato la sua vita, quanto piuttosto dando enfasi alla quotidianità, a quei piccoli gesti e abitudini che rendono l'affascinante, ma difficile ed enigmatico personaggio di Séraphine più vicino allo spettatore.
Pertinenti e di buon gusto anche le colonne sonore, con quel malinconico e raffinato violino che lascia nelle orecchie l'eco di questa triste e affascinante storia vera.
Regia: Martin Provost
Cast: Yolande Moreau, Ulrich Tukur
Nazione: Francia, Belgio
Anno: 2008
Durata: 125 minuti
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