
Vincitore della Palma d'Oro al Festival di Cannes, Lo zio Boonmee che si ricorda le vite precedenti è l'ultimo lavoro di Apichatpong Weerasethakul, regista thailandese già autore dei premiati a Cannes Sud sanaeha (2002) e Sud pralad (2004) e dell'acclamato Sang sattawat, in concorso alla Mostra del Cinema di Venezia del 2006. Il cast, che vede nel ruolo di protagonista Thanapat Saisaymar, di professione operaio, comprende anche Jenjira Pongpas, che ha interpretato il ruolo principale in Sud sanaeha, Sakda Kaewbuadee e la cantante Natthakarn Aphaiwonk.
Il vecchio Boonmee (Thanapat Saisaymar), malato di insufficienza renale, decide di trasferirsi in campagna con la cognata Jen (Jenjira Pongpas) e il nipote Tong (Sakda Kaewbuadee) per trascorrere in serenità gli ultimi giorni della sua vita. Quello che si prospetta come un soggiorno tranquillo viene però segnato dall'apparizione del fantasma di Huay (Natthakarn Aphaiwonk), moglie di Boonmee, e di Boonsong (Geerasak Kulhong), il figlio della coppia che si è trasformato in una scimmia fantasma. L'algida Huay insieme a Jen e Tong, accompagna allora il vecchio Boonmee verso la morte, rappresentata suggestivamente come un viaggio attraverso una foresta e nelle profondità di una grotta che appare come un grembo primordiale: è proprio qui, proprio dove si rende conto di aver avuto origine in qualche tempo e in qualche forma, che Boonmee lascia la propria vita terrena e le proprie sembianze umane.
UN PREMIO... INSPIEGABILE? - Francamente non si riesce a capire per quale recondito motivo il film sia stato insignito del prestigioso premio della Palma d'Oro: il regista dice che il suo capolavoro si propone di segnare il ritorno al cinema delle origini, ma le inquadrature a macchina fissa, la lentezza in ogni gesto dei personaggi, le interminabili, soporifere e francamente fastidiose sequenze di immagini del tutto inutili (un tizio sta sotto la doccia immobile per almeno due minuti di orologio) rendono assolutamente impossibile seguire la storia senza sbadigliare. Gli studenti di medicina o infermieristica potrebbero trovarsi altresì soddisfatti di uscire dal cinema con una conoscenza puntuale di come si attaccano a un paziente le sacche e i tubicini necessari alla dialisi, infatti il capolavoro cinematografico offre ben due dimostrazioni pratiche dell'operazione eseguita sul povero Boonmee.
ALCUNI EPISODI - Qualcuno, allora, potrebbe tentare di trovare la ragione di cotanti riconoscimenti nella profondità degli argomenti affrontati e nel messaggio trasmesso dalla pluripremiata opera d'arte cinematografica: è indubbiamente affascinante il tema che pervade il film, ovvero quello della reincarnazione, connesso alle sfere della natura e dell'universale armonia che pervade tutto ciò che è vivente. Quanto però alla profondità e sensibilità con le quali vengono sviscerate queste tematiche bastino le descrizioni di alcuni memorabili passaggi: mentre la famiglia di Boonmee siede a tavola per la cena, impiegando quattro minuti delle vite degli spettatori interrogandosi se sia il caso o meno che l'anziano infermo assaggi dei vermi che la cognata ha amorevolmente preparato per lui, improvvisamente appare il fantasma di Huay, moglie di Boonmee morta molti anni prima. Lo spettatore sonnecchiante apre allora gli occhi e risale sulla poltrona aspettandosi qualche reazione sul volto dei personaggi, qualche parola di stupore, un dialogo toccante e misterioso: ebbene, i commensali, dai volti perennemente spenti e inespressivi, sono semplicemente stupiti del fatto che il fantasma abbia le fattezze della donna al momento della morte e che non sia invecchiata. E' solo Boonmee, a onor di cronaca, a ipotizzare il fatto che la moglie sia venuta da lui per portarlo via. Mentre allora lo spettatore riprende a sprofondare nella poltrona, si spera per lui comoda, l'attenzione dei protagonisti è catturata da un rumore di passi, seguito dalla lenta apparizione di due puntini rossi, che rivelano pian piano un gigantesco mostro peloso e nero. La creatura rivela di essere Boonsong, figlio di Boonmee, scomparso anni prima: il pelouche racconta che quando aveva ancora fattezze umane e per passione scattava fotografie ha ritratto per caso delle bestie della foresta e, incuriositosi, è andato a cercarle. Si apprende allora che questi affari neri con le lucine rosse al posto degli occhi sono, ebbene sì, scimmie fantasma: Boonsong racconta di essersi unito a una di esse e di essersi trasformato. Insomma, c'è del materiale che può destare riflessioni da stare svegli la notte.
INTERMEZZI - La storia di Boonmee è poi intervallata da due momenti "significativi": il primo, iniziale, segue gli avvincenti spostamenti di un bisonte nella foresta; il secondo, che davvero tocca il ridicolo, ha per protagonista una principessa dai sontuosi abiti e gioielli che viene trasportata per innumerevoli minuti a bordo di una lettiga attraverso la foresta. Arrivata a uno specchio d'acqua, la donna rimane sola, toglie il velo (sempre con moltissima calma) rivelando un volto non bellissimo, poi guarda la sua immagine riflessa nell'acqua che restituisce al contrario un viso meraviglioso. Ecco allora apparire alle spalle uno dei servi della principessa, che evidentemente ha osservato il prodigio e dunque sa perché la donna si reca spesso da quelle parti: l'uomo dichiara di trovarla comunque bellissima, lei non sente ragione, lui si avvicina e la bacia, lei lo respinge accusandolo di pensare a lei come alla donna riflessa nell'acqua, lui se ne va. Un pathos da far rabbrividire. E mentre il povero spettatore, che a questo punto ha tutta la nostra compassione, crede davvero di avere visto abbastanza, ecco che accade l'irreparabile: una voce dalle acque richiama la principessa. La voce della natura? L'acqua? No, un pesce gatto parlante che evidentemente è autore dell'incanto della sorgente: a questo punto la donna entra nell'acqua, si spoglia di tutti i gioielli preziosi che offre in dono al pesce, poi si distende e chiede di essere trasformata nella donna bellissima che ha visto riflessa nell'acqua. E' cosi che la scena si chiude in un turbinio di schiuma e sinistri scodinzolamenti di pesce gatto.
UN MOMENTO TOCCANTE - L'unico passaggio che si salva e soprattutto salva l'inspiegabilmente acclamata pellicola è quello in cui Boonmee, sentendo che la morte si avvicina, abbraccia il fantasma della moglie, le chiede quanto fosse nervosa poco prima di morire e si interroga teneramente su dove e come potrà ritrovarla dopo la morte. L'inespressiva Huay, sempre fissando altrove, dice che il Paradiso è un luogo sopravvalutato, che là non c'è nessuno e che i fantasmi non sono legati ai luoghi, ma alle persone, come lei è legata ora a Boonmee: insomma, quello che il film tenta, con risultati disastrosi, ridicoli e grotteschi, di comunicare, o meglio, di far sentire e percepire, si condensa tutto qui, in questo quasi toccante e interessante momento.
IL SENSO PROFONDO DEL FILM - Probabilmente lo spettatore dovrebbe cogliere che Boonmee sia stato nelle vite precedenti un bisonte, una principessa, un pesce gatto o uno dei numerosi insetti che, come se non bastasse il film stesso, popolano fastidiosamente la storia, forse dovrebbe comprendere che lo sforzo artistico del regista è stato quello di ricreare il cinema delle origini, forse dovrebbe cercare di andare al di là delle immagini e cogliere un senso più profondo. Ma questo onestamente, o è ben seppellito nella mente del regista, oppure si è smarrito nello stagno del pesce gatto.
Regia: Apichatpong Weerasethakul
Cast: Thanapat Saisaymar, Jenjira Pongpas, Sakda Kaewbuadee, Natthakarn Aphaiwonk
Nazione: Uk, Thailandia, Germania, Francia, Spagna
Anno: 2010
Durata: 113 minuti
Uscita nelle sale italiane: 15 ottobre 2010