È l'attesissimo, allucinato thriller di Darren Aronofsky, ambientato fra i corridoi del New York City Ballet, ad inaugurare questa edizione del Festival. Lo portano in Laguna, fra gli altri, il regista e la star Natalie Portman.
FusiOrari, presente alla Mostra, seguirà passo dopo passo la corsa al Leone d'Oro 2010.
VENEZIA – «Certo che esiste un legame fra The Wrestler e Black Swan». A dirlo è Darren Aronofsky a proposito dei suoi ultimi due film: il primo ha vinto il Leone d’Oro alla Mostra del cinema di Venezia nel 2008, il secondo ha aperto il Festival quest’anno. «Il mondo del wrestling e quello del balletto classico, di cui parlo con Black Swan, presentano diverse somiglianze. Entrambe le professioni mettono alla prova il fisico in modo molto duro, costringono continuamente a un confronto senza sconti con il corpo».
Frasi da far impallidire puristi ballettofili e ballerini professionisti: la sacra arte del balletto classico – disciplina, rigore, verità senza sconti dietro il sacrificio cui il fisico è costretto – paragonata alla finzione psichedelica del wrestling, compiaciuta esibizione del nulla in cui l’eccesso prevarica sulla verità?
Si accendono (anche) con questa domanda i riflettori sulla 67^ edizione della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica al Lido di Venezia. Attesissima, l’apertura delle danze con Black Swan di Aronofsky, mercoledì 1° settembre, ha portato in Laguna il regista accompagnato dai suoi due interpreti principali, Natalie Portman e Vincent Cassell.
Thriller psicologico ambientato fra i corridoi del David H. Koch Theater al Lincoln Center di New York, sede del New York City Ballet, il film trasforma il dietro le quinte di una nuova produzione del Lago dei cigni nell’incubo di Nina (Portman), una solista della compagnia che vive la professione con rigore totalizzante. Quando il direttore artistico (Cassell) decidere di mettere da parte la star Beth MacIntyre (Winona Ryder), storica Principal del New York City Ballet, è Nina a ottenere il ruolo da protagonista nel balletto. Ma Il lago costringe la ballerina al confronto con un doppio ruolo: quello di Odette, cigno bianco, la principessa costretta dal maleficio di Rothbart ad assumere sembianze di cigno durante il giorno; e quello di Odile, cigno nero, creatura del perfido mago chiamata a ingannare il principe Sigfrido per portarlo a infrangere il voto d’amore che potrebbe liberare Odette.
Nina è perfettamente a suo agio nel lirico gioco di precisione che caratterizza la coreografia del cigno bianco, nel secondo (e quarto) atto; ma è carente nella verve seduttrice che dovrebbe dar vita al cigno nero. L’ossessione per il doppio ruolo esplode con l’arrivo di una nuova solista, Lily (Mila Kunis). Sboccata e spontanea, Lily incarna agli occhi del direttore le qualità essenziali del cigno nero, nonostante una tecnica meno precisa. Per Nina è l’inizio dell’ultimo atto nel confronto con il suo disagio psichico: una madre ex-ballerina (Barbara Hershey) soffocante, una sensualità che fatica ad emergere, il terrore nevrotico che la nuova arrivata le soffi il posto. La preparazione del balletto si trasformerà in un faccia a faccia con problemi psichici rimossi e in un viaggio sui generis dai risvolti auto-distruttivi.
COLEI CHE COMPIACE SE STESSA - «Quando ho iniziato a pensare a un film ambientato nel mondo della danza classica ho subito pensato al Lago dei cigni» dichiara Aronofsky, «probabilmente il balletto più celebre, ma soprattutto fonte di spunti preziosi nel dualismo incarnato da cigno bianco e cigno nero».
Tendono all’horror soft le sfumature con cui il regista racconta l’immedesimazione in Odile, il cigno nero: seduttrice, ma diabolica, dalla manifesta natura infernale. Una sensualità aggressiva in cui, a tratti, è difficile riconoscere l’irresistibile essere che incanta il principe sottomettendone la volontà. «È colei che compiace solo se stessa» asserisce la Portman, molto ammirata in conferenza stampa (le manca però l’allure delle grandi dive) nei colori del lilla e del rosa, «mentre il cigno bianco cerca di piacere agli altri, fa di tutto per attirarne la comprensione, la simpatia… In chi mi identifico? In nessuna delle due!»
Ben montato e davvero allucinato, Black Swan trasforma il desiderio di emergere e l’immedesimazione in un ruolo nello specchio di tensioni più remote, e ritrae in un ginepraio di conflitti lo sgomitare fra ballerine. Una visione stereotipata in cui è fin troppo facile incasellare la competitività interna alle compagnie di ballo (dove in realtà è la tensione alla bravura a fare la differenza), ben sfruttata – però – per oliare il meccanismo di una sceneggiatura, scritta da Mark Heyman e Andres Heinz, che monta la tensione senza darne l’impressione, concentrando il mistero sulle cause del malessere di Nina più che sulla corsa al ruolo della protagonista del Lago. Manca purtroppo la capacità di alludere, di intrecciare i fili della tensione in modo fluido. Aronofsky costruisce il climax senza nasconderne le intenzioni, e fatica proprio nell’indagare la malattia mentale di Nina, limitandosi a riprodurne i sintomi anziché esplorarne le cause.
Una scelta che lascia spazio all’interpretazione, ma a senso unico, e che colma le lacune narrative in modo talvolta grossolano. L’omaggio a Scarpette rosse, insomma, non brilla per raffinatezza.
RIMPROVERI E RAPIDI CAMBI – I topos dell’universo ballettistico, poi, sono spesso trattati con (strumentale?) scarsa conoscenza della materia.
«L’ingresso nel mondo del balletto è stato tutt’altro che semplice» secondo Aronofsky. «È elitario, poco ricettivo nei confronti di stimoli esterni». L’intero progetto, così, ha atteso sette anni di gestazione. La Portman ha avuto il primo contatto con il regista nel 2002. Per prepararsi al ruolo ha preso lezioni di danza per cinque ore al giorno nell’arco di sei mesi (ma buona parte delle sequenze danzate sono “doppiate” dalla solista dell’American Ballet Sarah Lane).
«Molti dei nostri studi sono avvenuti a Mosca, al Bolshoi» racconta il regista. «Ore trascorse dietro le quinte, seguendo le étoile, la loro preparazione, il loro approccio alla scena».
Eppure, in Black Swan sembra che la protagonista possa arrivare mezz’ora prima dell’inizio della première, cambiarsi e truccarsi completamente sola durante intervalli accorciati da incidenti personali, e persino sentirsi rimproverare dal partner a sipario aperto per un errore.
Pare poi che tutto si giochi attorno a un solo cast per il balletto. La Scala di Milano, per Il lago dei cigni, ha in genere almeno tre cast spalmati sul totale delle recite. Il New York City Ballet può averne il doppio: roba da mandare in scena nel ruolo principale sia Nina che Lily, Beth e via dicendo.
Se cavillare in modo pedissequo sulle incongruenze tecniche è inutile, rimane la sensazione di un quadro dai dettagli forzatamente rifiniti.
Ben usate, nonostante tutto, le arcinote musiche di Tchaikovsky, talvolta riadattate in una compilation dalle sfumature pop.
Le coreografie del Lago dei cigni sono state rimontate con significative variazioni dal Principal del New York City Ballet Benjamin Millepied, che ha accompagnato il film a Venezia.
Bravi, ad ogni modo, gli interpreti. Non solo i protagonisti, ma anche Barbara Hershey (candidata all’Oscar nel 1997 per Ritratto di signora) e la ritrovata Winona Ryder in un ingrato cameo.
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