Strana storia, di rinascita più che d'amore (più nelle intenzioni) dello scrittore Brandon Camp, qui al suo debutto come regista cinematografico. Protagonisti il Dottor Burke Ryan (Aaron Eckhart) e Eloise Chandler (Jennifer Aniston). Burke è una celebrità: scrive libri e tiene seminari per aiutare la gente a superare il dolore della perdita di una persona cara e a ritrovare l'autostima. È uno stimato professionista che però non ha fatto i conti con la morte della moglie, avvenuta tre anni prima in un incidente d'auto e di cui si sente responsabile. Giunto a Seattle per tenere un seminario e in procinto di firmare un importante accordo professionale incontra Eloise, graziosa fioraia, delusa dagli uomini con i quali ha deciso di non avere più niente a che fare. I due, spinti da una forte attrazione reciproca, capiranno che per andare avanti dovranno confrontarsi con il dolore e le delusioni del passato.
BUONA L'IDEA INIZIALE
L'idea nacque diversi anni quando Camp perse sua madre. Mike Thompson, lo scrittore (qui cosceneggiatore e produttore) con cui ha un sodalizio professionale da oltre 15 anni, gli propose di esplorare insieme il tema del dolore legato alla perdita di una persona cara e della possibilità di superarlo. Partendo dall'idea condivisa che un viaggio può cambiare radicalmente la vita (perché si può incontrare l'anima gemella, la persona che offre il lavoro dei sogni o può avvenire un incidente) i due hanno immaginato un "guru dei sentimenti" che, nonostante l'apparenza solida, è fragile e bisognoso di aiuto. Burke rappresenta quelle persone, tante, con una vita pubblica molto intensa e piena di responsabilità, che non riescono a fare i conti con la propria parte emotiva. Il personaggio di Eloise ha preso forma dall'idea che i fiorai conoscono gli esseri umani in modo insolito e affascinante (viene in mente "Appuntamento con l'amore", Garry Marshall, 2010) perchè ricevono ordinazioni di bouquet floreali accompagnati da biglietti spesso rivelatori di sentimenti delicati. "In questo progetto", ha dichiarato Thompson, "ci siamo chiesti: cosa fai e come reagisci dopo una perdita? Abbiamo cercato di non restare invischiati nell'aspetto più lacrimoso e patetico della questione, ma di esplorare piuttosto il tema della casualità e del superamento di un fatto drammatico con l'obiettivo di fare un film sulla speranza e la trasformazione, sulla rinascita".
SET PROFUMATO E CARBONI ARDENTI
Seattle è stata ricreata a Vancouver (dove l'industria cinematografica è in continua espansione), in Canada, grazie a tecniche CGI che hanno permesso di trasformare il paesaggio. Per convincere i partecipanti ad affrontare le proprie paure Burke cammina sui carboni ardenti, ricreati con lampadine a LED e batterie inserite sotto un foglio di plexiglass forato e dipinto. Ai bordi del plexiglass è stato immesso il fumo ottenuto dalla combustione del carbone in bruciatori alimentati a gas. Bella la scenografia e il set floreale di Eloise: aperto, solare e varipinto. Lo spazio di Burke è quello dei grandi alberghi: neutro, impersonale e chiuso, come il suo attegiamento col mondo (viene in mente il Ryan Bingham in "Up in the air" di Jason Reitman, 2009). Un mondo che si apre quando incontra Eloise. Stuber, il coproduttore, ha dichiarato che è il set più profumato in cui abbia mai lavorato. Il look europeo e originale del negozio di Eloise è stato realizzato con materiali naturali, come muschi, terra e corteccia d'albero. I fiori inoltre hanno una valenza simbolica: nel caso di Eloise rappresentano il desiderio segreto di sbocciare e sono espressione di amore e perdono; mentre, nel caso di Burke, simboleggiano conforto e compassione per il suo dolore. Evocativa e archetipica la scena nella foresta (che, come nelle fiabe e nei sogni è il luogo degli istinti e delle paure) in cui Burke libera il pappagallo Rocky (l'anima che non riesce a volare o il passato da cui non riesce a separarsi), onorando la promessa fatta alla moglie.
MA QUALCOSA "NON" ACCADE...
Nonostante le intenzioni espresse anche nel titolo originale, "Love happens", e le premesse, in realtà niente di speciale accade. Si può immaginare l'epilogo senza pagare il biglietto. Il ruolo del Caso che mette in moto una trasformazione, poi, è un tema ultimamente caro ai film statunitensi. Come accade in "Basta che funzioni" (2009) di Woody Allen. O in "Piacere sono un po' incinta" di Alan Poul (2010), in cui J. Lo./Zoe è un'indipendente e un po' stravagante americana delusa dagli uomini, fa il lavoro dei suoi sogni e ama gli animali (mentre Eloise predilige i fiori!). Lì c'era un cane, qui un pappagallo. E, come per la coppia Zoe/Stan, anche qui il Caso mescola le carte e quando la vita dei protagonisti è ad un'empasse li fa incontrare. Il film di Camp scivola poi tra immagini patinate ed eleganti, prevedibili momenti romantici, trovate artificiose e scarsi guizzi di vita verso l'happy end. Incapace di esplorare davvero il processo di elaborazione del lutto come dichiarato negli intenti. Aaron Eckhart è parso poco carismatico e convincente come life coach (niente a che vedere con la precedente performance in "Thanks for your smoking" del 2005, diretto da Jason Reitman). E il personaggio di Eloise è rimasto in superficie. Segnano la distanza John Carroll Lynch ("Gran Torino" di Clint Eastwood, 2008), che qui è Walter, un rude imprenditore che dopo la morte del figlioletto in un incidente, ha perso la moglie e il lavoro e il pluripremiato Martin Sheen (il capitano Benjamin L. Willard di "Apocalipse Now"), suocero di Burke. Nonostante i ruoli secondari, sono gli unici a regalare le emozioni più vere e graffianti alla storia.
Regia: Brandon Camp
Cast: Jennifer Aniston, Aaron Eckhart, Dan Fogler, Judy Greer, Martin Sheen, John Carroll Lynch.
Nazione: USA, Canada
Anno: 2009
Genere: Drammatico
Durata: 124 min.
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