
Milano, Buongiorno. Due parole, chiare e semplici. Così il nuovo sindaco di Milano, Giuliano Pispaia, ha salutato e ringraziato quanti lo hanno sostenuto in questa campagna elettorale, che lo ha visto vincente al secondo turno con il 55,1% di preferenze. Pisapia dentro, Moratti fuori.
I RISULTATI - Finisce un’era a Milano, l’era della destra che per ben 14 anni ha dominato la città della Madonnina, non ieri però. Le prime proiezioni certe sono arrivate verso le 16.00 del pomeriggio quando già Piazza Duomo iniziava a colorarsi di arancione. Poi l’escalation e la festa fino a notte fonda. Alle 17.00 ormai è cosa fatta, Pisapia batte la Moratti con ben 10 punti di distacco, lasciandola ferma al 44,89%. Ancor più forte il risultato di Napoli dove Luigi De Magistris, con il 65,37 % ha battuto il pidiellino Lettieri fermo al 34,62. Da Napoli a Cagliari dove Massimo Zedda, giovanissimo candidato della sinistra, ha battuto con il 59,42% Massimo Fantola. E’ la prima volta che il capoluogo sardo viene conquistato dalla sinistra, ma quella di Cagliari non è l’unica sorpresa del giorno e nel primo pomeriggio arriva la notizia che anche Trieste è diventata “rossa” grazie al 57,51% raggiunto da Roberto Cosolini contro il 42,49% ottenuto da Roberto Antonione. Il premier Berlusconi, dalla Romania, fa sapere di non avere colpe per questa sconfitta sonora. Niente dimissioni e niente maggioranza allargata. E a chi ha votato a sinistra, il Premier lancia un messaggio chiaro e diretto: «Penso che a Napoli si pentiranno tutti moltissimo» mentre i milanesi dovranno iniziare «a pregare il buon Dio che non gli succeda qualcosa di negativo», visto che, a detta del premier, i vincitori «si improvviseranno in un mestiere che non hanno mai fatto».
VINCE PISAPIA - Le prime parole pronunciate dal neo primo cittadino sono arrivate introno alle 17.35 quando Pispaia ha raggiunto il suo quartier generale all’Elfo Puccini di via Buenos Aires. Un boato lo ha accolto e un coro unico: “Giuliano, Giuliano, Libera Milano”. E lui, sorridente e commosso ha esordito dicendo che «Milano», da ieri, «è già stata liberata». Poi ha ricordato i militari feriti in Afghanistan e le loro famiglie. Ha ringraziato tutti dal primo all’ultimo ed ha dato spazio alla sconfitta in casa, Letizia Moratti. «Mi ha fatto molto piacere – ha detto l’avvocato milanese - la telefonata ricevuta da Letizia Moratti che si è complimentata con me e si è dichiarata disponibile a lavorare per la città, anche questa è la dimostrazione che Milano può guardare avanti al suo futuro e che è iniziata una stagione nuova che dobbiamo continuare, pensando al bene comune e mettendo da parte le divisioni». Ed il nuovo sindaco ha confessato, orgoglioso, di aver chiamato il Presidente Giorgio Napolitano, da lui definito «un esempio di saggezza e rigore morale».
E se all’Elfo regnavano sorrisi e cori, nella sede di Montabello, quartier generale della sconfitta Moratti, i toni erano decisamente diversi. Lei, la “Lety”, è arrivata poco prima dell’apparizione pubblica di Pisapia. «Il risultato di oggi mi spinge a moltiplicare il mio impegno con tutte le forze moderate e riformiste» ha detto la Moratti per poi spiegare di voler «mettere in campo il capitale di fiducia raccolto in questi anni per unire le forze politiche moderate che desiderano dialogare per consolidare e costruire nuove alleanze» .«Con l'obiettivo -ha poi concluso - di continuare a servire la mia città e il mio paese per il bene comune».
LA FESTA IN PIAZZA DUOMO - Si è festeggiato fino a notte fonda. Subito dopo il passaggio all’Elfo, il nuovo sindaco di Milano è andato ad incontrare il suo “popolo arancione”. E stavolta c’erano veramente tutti pronti ad aspettarlo, dai più piccoli portati in braccio dai genitori ai più anziani aiutati ad assistere all’evento. Perché questo è stato, un evento. Inaspettato, sorpreso, atteso e voluto. Il ciclone Pisapia ha investito un’intera città che lentamente si è svegliata mostrando ieri tutta la sua bellezza.
«Grazie è la prima parola che mi viene a mente: dieci, cento, mille volte grazie». Così il “Giuliano popolare” ha iniziato il suo discorso dal palco del Duomo per poi lanciare un appello: «Non lasciatemi solo perchè abbiamo scoperto che insieme siamo fortissimi. Sarò il vostro sindaco, sarò il nostro sindaco». E su questo l’avvocato ha rotto il tradizionale rito della formula «sarò il sindaco di tutti». Non lui, non Pisapia, lui non sarà solo quello, sarà il «sindaco di tutta Milano».
Sul palco per lui, ancora Claudio Bisio e Lella Costa, Vinicio Capossela, Vecchioni, Paolo Rossi Gino Strada. Fassino ha raggiunto Milano ed a sorpresa è arrivato anche Nichi Vendola. Insomma il successo firmato Pisapia è stato un successo capace di conquistare chiunque e di riunire, dopo anni, tutti in piazza. Si era già visto nei concerti di fine campagna l’enorme affluenza ed il calore, ma ieri sera è stata ancora più particolare. L’aria era di vittoria e non solo di cambiamento.
«Il destino di Milano è tornato nelle nostre mani, oggi possiamo dire di nuovo che siamo orgogliosi di essere milanesi e che bisognerà prendersi cura della propria città, il giardino sotto casa sarà il giardino di tutti, non di pochi». Ha detto il sindaco che ha poi elencato le quattro parole d'ordine da dover tenere sempre a mente: «giustizia, inclusione, solidarietà, lavoro». L’avvocato ha poi paragonato questa sua esperienza alla «marcia del sale, (fatta da Gandhi) iniziata una bollente sera di luglio all'Arci Bellezza». Sulle note di “Tutta mia la città” - diventata ormai la hit di questa vittoria arancione – Pisapia ha poi confessato di essere commosso, «non pensavo di poter provare così tante emozioni in così poco tempo - ha detto il neo sindaco - Milano è già cambiata, non aveva più emozioni, non era più capace di dare emozioni. Piazze come queste non le si vedevano da tanto tempo. Voglio amministrare questa nostra amata città con giustizia, lo posso fare solo se sarete accanto a me».
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