Milano a Pisapia, Napoli a De Magistris: la debacle del Pdl

Lunedì 30 Maggio 2011 17:37 Pietro Cuomo Local - Politica
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Chiuse le urne, i ballottaggi consegnano risultati che vanno al di là di ogni più rosea previsione per alcuni e di ogni peggiore prospettiva per altri. Con Milano e Napoli in testa, questa tornata elettorale segna una pesante batosta per il Pdl e il suo leader, una sconfitta dalla fortissima carica simbolica

 

 

Giuliano Pisapia è il nuovo sindaco di Milano. A una settimana di distanza dal primo turno, rimangono i 10 punti (circa) di scarto tra i due candidati. Segno che, nonostante tutti gli sforzi che hanno portato la campagna elettorale su toni difficili da immaginare, il voto del primo turno esprimeva già una voglia di cambiamento autentica. Non è bastato a Letizia Moratti né il cambio di regista della campagna elettorale né il lanciarsi in ogni sorta di promesse, dalla sanatoria sulle multe all'abolizione dell'ecopass. Nemmeno gli (evidenti) sforzi della Lega sono stati sufficienti a rimettere in discussione il risultato. Giuliano Pisapia, attaccato e demonizzato dai suoi avversari in molti e differenti modi (con tanto di indignazione europea per quanto riguarda i manifesti su "zingaropoli") ha ottenuto il 55,1% delle preferenze, con una gestione della comunicazione che in questa campagna è stata pressocché perfetta. Aiutato di certo dagli errori della Moratti, Pisapia ha perfino visto trasformarsi, grazie al web, gli attacchi furiosi contro di lui in una sorta di tormentone satirico, che ne ha alla fine aumentato l'appeal davanti al pubblico. Per il neosindaco, ora, una sfida enorme: rispondere alla voglia di discontinuità dei suoi concittadini e governare una città complessa come Milano, con una manifestazione come l'Expo dietro l'angolo.

NAPOLI - Non meno clamoroso è il risultato di Napoli: il 34,7% raccolto da Lettieri è un risultato talmente basso da attribuire a questa consultazione una carica simbolica seconda solo a quella di Milano, culla del berlusconismo. Il PDL non solo non è riuscito a beneficiare degli evidenti errori delle amministrazioni degli ultimi quindici anni, ma ne esce con le ossa talmente rotte da lasciare poco spazio a valutazioni alternative. Luigi de Magistris, candidato sindaco dell'Italia dei Valori, ha rappresentato una sorpresa nel primo turno, ma le proporzioni con cui si è affermato nel ballottaggio autorizzano a parlare di trionfo per lui e di debacle clamorosa per il partito del premier. La sfida che attende il neo sindaco di Napoli è perfino più dura di quella che dovrà fronteggiare il suo collega a Milano: anche De Magistris deve rispondere all'evidente desiderio di discontinuità dei suoi elettori, e deve farlo in una città dai problemi così grandi e conclamati da esserne tristemente famosa dentro e fuori i confini nazionali. Il 65,3% degli elettori crede che lui sia l'uomo giusto per porre rimedio a questa situazione.

IL RESTO - Non si votava solo a Napoli e a Milano, ma la potenza simbolica di queste due elezioni è tale da rendere superfluo ogni altro apprezzamento ai fini della valutazione complessiva. Non bisogna poi dimenticare che una parte importante di questa tornata elettorale non si è giocata a livello locale: il Presidente del Consiglio ha trasformato, per sua stessa ammissione, queste elezioni in un referendum sul suo governo e la sua persona. E lo ha perso. Senza appello. A essere messa in discussione questa volta è la sua personale capacità di attirare voti, quella presa sulla pubblica opinione che lo ha reso il grande protagonista della politica italiana degli ultimi diciassette anni. Difficilmente la cosa avrà ripercussioni immediate a livello nazionale: Berlusconi dispone ancora di una maggioranza in Parlamento, un Parlamento che grazie alla attuale legge elettorale risponde prima ai partiti che agli elettori. E i meccanismi di funzionamento del PDL lo mettono al riparo da possibili fronde (si veda quello che è successo a Gianfranco Fini). Di certo, però, queste elezioni aprono uno spazio di riflessione sul dopo Berlusconi che non è più un mero esercizio di stile. Per i partiti all'opposizione, PD in testa, questa è la grande responsabilità ora: rispondere alla richiesta di novità che si è levata forte e chiara nel paese. Uno scenario da far tremare i polsi a tutti coloro che dell'opposizione al Cavaliere hanno fatto un mestiere.

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