
«Quella che ci aspetta domenica e lunedì è una grande occasione, dobbiamo riprenderci due parole che ci hanno scippato: libertà e amore ». L’appello di Giuliano Pisapia arriva quando una fitta pioggia sta inondando la città. Eppure, per molti è stata una pioggia liberatoria, tant’è che né il mal tempo, né il vento hanno fermato le oltre 50mila persone accorse nel cuore di Milano per l’ultima grande riunione prima del tanto atteso ballottaggio.
Due arcobaleni. Uno sopra l’altro. Uno spettacolo così difficilmente si era visto a Milano e chi c’era in piazza se lo ricorderà forse come un presagio. Inutile dire che il coro iniziale di apertura è stato intonato per il grande assente della sera prima, il cantautore napoletano Gigi D’Alessio. Dal palco uno scatenato Claudio Bisio ha salutato la folla, una distesa di ombrelli arancioni, ed ha scherzosamente annunciato l’arrivo di D’Alessio, iniziando un coro di “Gigi, Gigi”.
IL CONCERTO DELL'AVVERSARIA - Se si pensa che la sera prima, nel concerto di chiusura per la campagna del sindaco uscente Letizia Moratti, piazza Duomo era “invasa” da 5mila persone viene da sorridere. Soprattutto se si considera che quelle persone erano lì quasi esclusivamente per vedere l’atteso e poi cancellato concerto di Gigi D’Alessio. Facile intuire come le performance di Iva Zanicchi abbia suscitato nei fan del cantautore napoletano solo rabbia e fischi di disapprovazione, tanto che qualcuno ha iniziato a gridare «Pisapia, Pisapia». E pensare che era il concerto di chiusura “della Letizia”. Il coro che invece ieri sera gridava «Giuliano, Giuliano» era ben diverso. Non c’erano fan arrabbiati e neanche zingari, clandestini o pericolosi delinquenti da centro sociale. C’erano anziani, c’erano padri con bambini piccoli sulle spalle, c’erano giovani, tanti giovani. E soprattutto c’era un colore solo: l’arancione. Palloncini, bandiere, magliette, sciarpe, tutto arancione. Un’intera piazza invasa da chi ha tutta la voglia e l’intenzione di riappropriarsi di questa città e di cambiare finalmente vento.
L’INTERVENTO DI PISAPIA- «In questi mesi siamo andati sulla Luna con un aeroplanino di carta, eppure ci siamo arrivati, cambieremo Milano, la libereremo insieme per i nostri anziani, i nostri figli, i nostri giovani, per noi tutti libereremo Milano». Così l’avvocato ha salutato la piazza. Giacca scura e cravatta arancione. Visibilmente commosso, Pisapia ha sottolineato che «Da vent'anni si sono appropriati di parole e temi che ci appartengono. L'ho già detto due settimane fa. Dobbiamo smetterla, come spesso ha fatto la politica anche a sinistra, di inchinarci a parole d'ordine fuori luogo. Dobbiamo smetterla di pensare che in fondo hanno ragione, che per vincere dobbiamo rincorrerli. Per vincere dobbiamo avere il coraggio di essere noi stessi, dobbiamo avere il coraggio dei nostri valori». E sulla piazza poi è arrivato il sereno. La pioggia ha smesso di cadere fitta e a Milano è iniziato a soffiare il vento.
IL CONCERTO - Tanti gli ospiti che sul palco si sono alternati. L’apertura è toccata alla band milanese di Elio e le storie tese che hanno intonato l’immancabile tormentone di questo inverno, il “Bunga Bunga”. Dopo Elio è stato il turno di Antonio Cornacchione e della sua preghiera per Silvio, di Paolo Rossi, Debora Villa, Gioele Dix, Gad Lerner, Neri Marcorè (arrivato a sorpresa), Daniele Silvestri ed infine Giuliano Palma ed i Bluebeaters. E proprio loro hanno chiuso il concerto sulle note di “Tutta mia la città”. Ed inaspettatamente, un’intera piazza ha iniziato a cantare questa hit dell’Equipe 84 e la città è sembrata essere davvero nelle loro mani, tutta loro. E Pisapia, sempre più commosso, ha ribadito la necessità di liberare «insieme Milano». «Credo – ha sottolineato l’avvocato - che martedì mattina usciremo di casa con un sorriso, pensando "mi piace essere qui". Io ci credo. È arrivato il tempo. È arrivato il nostro tempo».
LA CHIUSURA - In piazza, quasi mischiato alla folla, c’era anche il segretario del Partito Democratico, Pier Luigi Bersani che ha dichiarato che lunedì non sarà a Milano, ma di voler tornare molto presto per poter festeggiare con la città. Sono le 23 e 30 quando le luci si spengono sul palco del Duomo. La folla, silenziosa e felice, rimane ancora là, nel cuore della città dove echeggiano la parole di Pisapia che ha ricordato Don Lorenzo Milani: «Ho imparato che il problema degli altri è uguale al mio. Sortirne tutti insieme è politica. Sortirne da soli è avarizia».
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