Le amministrative del 15-16 maggio 2011 hanno offerto numerosi spunti di discussione: di vittorie e sconfitte definitive si potrà parlare solo dopo i ballottaggi, ma i risultati già emersi bastano per tracciare scenari che spaziano molto al di là dei confini dei singoli comuni. Difficile negare, allo stato attuale, che il grande sconfitto di questo primo turno sia il presidente del consiglio Silvio Berlusconi
Due vittorie per il centrosinistra, due ballottaggi. Questi i risultati nelle quattro piazze principali in cui si era chiamati a votare: troppo poco per delle considerazioni definitive; sufficiente per un'analisi provvisoria. Specialmente se una delle città in bilico è Milano, culla e roccaforte del berlusconismo, feudo principe del centrodestra. Difficile non fare considerazioni, poi, se il secondo capoluogo conteso è Napoli. Il Pd paga il prezzo più alto dopo l'amministrazione Bassolino-Iervolino, ma Lettieri, il candidato del Pdl, non riesce a sfondare in una città afflitta da gravi e pesanti problemi e, al ballottaggio, se la vedrà con la grande sorpresa di questa tornata elettorale: Luigi de Magistris, candidato dell'IDV. I due arrivano al secondo turno con percentuali così lontane dal 50% che è difficile fare previsioni, specie se si considera l'alto tasso di astensione, che nel capoluogo campano ha raggiunto il 40% circa degli aventi diritto. Nonostante l'importanza di tutte le partite elettorali, però, è indubbio che lo scontro più significativo è quello localizzato sotto la Madonnina, che chiama direttamente in causa Berlusconi e ha causato alla Lega, nonostante gli ottimi risultati, non pochi mal di pancia.
LA LEGA - I recenti exploit del partito guidato da Umberto Bossi avevano creato forse aspettative superiori, ma per avere un quadro completo bisogna partire dalle ultime elezioni amministrative. Nel 2006, quando Letizia Moratti è stata eletta sindaco al primo turno, la Lega ha ottenuto il 3,7% dei voti. Un dato rispettabile, ma che impallidisce davanti all'odierno 9,6%. In via Bellerio possono inoltre essere più che soddisfatti per la crescita dei risultati al di fuori dell'area storica del Lombardo-Veneto. A Torino, il carroccio è passato dal 2% del 2006 al 6,8%, mentre a Bologna il dato è praticamente triplicato: 10,7% contro il 3% del 2009 (e leghista era in questa occasione il candidato sindaco del centrodestra). Risultati che premiano il lavoro degli uomini di Umberto Bossi tra la gente, il contatto con il territorio, l'attenzione alla crescita di una classe dirigente giovane e agguerrita. Risultati che la Lega ha però conseguito nell'ambito di una sistemica alleanza con Berlusconi: se il suo ciclo volge al termine, è più che naturale che in via Bellerio stiano pensando alle prossime mosse. Nell'immediato, in vista del secondo turno, il Carroccio cercherà forse di strappare le condizioni migliori per dare di nuovo battaglia a Milano nel nome di Letizia Moratti. Nel futuro, però, i discorsi sul dopo Berlusconi non possono che farsi seri e concreti anche tra gli uomini di Umberto Bossi. Anche perché, non bisogna mai dimenticarlo, ad autorizzare valutazioni generali di questo voto locale è stato proprio l'approccio che il Presidente del Consiglio ha tenuto nel corso della campagna elettorale.
GOVERNO - Silvio Berlusconi ha trasformato il voto amministrativo in un referendum sul suo governo ed è sceso il piazza in prima persona, come capolista e facendo campagna elettorale, per calamitare sui candidati del Pdl il maggior numero di voti possibili. Una strategia che non aveva mancato di dare i suoi frutti in passato ma che, questa volta, non ha pagato. Anche in questo caso Milano resta l'esempio più significativo: rispetto al 2006, le preferenze personali del cavaliere si sono infatti dimezzate, attestandosi su una soglia (poco sotto 28 mila) lontanissima da quei 50 mila voti che lui stesso pochi giorni prima delle consultazioni aveva indicato come livello minimo per non parlare di sconfitta. Senza dimenticare un altro fatto significativo: l'attuale maggioranza che sostiene il governo è molto diversa dallo schieramento che nel 2008 è risultato vincitore alle elezioni politiche. Per Berlusconi, che del mandato popolare ha fatto un mantra per legittimare le sue critiche agli altri poteri dello Stato, questo non è un elemento secondario, anzi. È un possibile fattore di debolezza, che ha pesato non poco sulla decisione di dare a queste amministrative una valenza e un significato in termini di sostegno al suo governo. Adottando quest'ottica, non c'è bisogno di aspettare i ballottaggi per trarre delle prime, pesanti, conclusioni.
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