«Milano deve cambiare» il grido unanime della vittoria targata Pisapia

Giovedì 19 Maggio 2011 00:00 Elisabetta Ranieri Local - Politica
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Era nell’aria, la sensazione è questa. Del ballottaggio milanese erano in tanti a parlarne, eppure un distacco così grande nessuno se lo aspettava. Giuliano Pisapia chiude questa prima parte di mandata elettorale con ben il 48% di preferenze lasciando indietro la principale avversaria, Letizia Moratti, ferma al 42%. E festa è stata, fino a notte tardi. Corso Buenos Aires dalle prime ore del pomeriggio di ieri ha iniziato a riempirsi di gente. Tutti là, tutti per Giuliano. Sui maxi schermi dell’Elfo Puccini, base dello staff di Pisapia, continuavano a scorrere i numeri che davano il candidato di centro sinistra in testa e cresceva l’attesa e la speranza di poter tirare l’urlo liberatorio atteso da tempo.

PISAPIA - Mani davanti le bocche, occhi sgranati. Scorrevano i risultati di Milano, Torino, Bologna ed era festa. Dopo 14 anni il centro sinistra è tornato alla ribalta ed ha aperto qualche spiraglio in quella che da sempre è la roccaforte prima ancora che della destra di Silvio Berlusconi in persona. E sono in molti a dire infatti che la sconfitta è prima di tutto sua che non della Moratti o della destra. E non è difficile credere che ciò sia vero. Basta guardare l’impegno che il premier aveva messo in queste amministrative. Non sono lontani i tempi in cui dal Palasharp di Milano un sorridente Berlusconi aveva detto esplicitamente «votate me!». E Milano ha votato, certo, anche con un’affluenza alta, ma non lui ne la sua squadra. Le faccia attonite e tirate dalla sede del Centro Congressi Cariplo, base della Moratti, parlavano da sole. Silenzio e gelo ben rappresentavano lo spirito con cui si stava andando incontro a quello che nessuno si sarebbe mai aspettato. Non è tanto il ballottaggio che lascia tutti a bocche aperte, quello in fondo era davvero nell’aria. Il sorpasso però no. E lui, l’uomo dalla ‘quasi’ (perché ancora la strada è lunga e due settimane sono simili, in queste situazioni, alle sette vite di un gatto) impresa impossibile ha fatto il suo ingresso trionfale nel tardo pomeriggio osannato da tutto ‘il suo popolo’.  «Giuliano, Giuliano» ha gridato la folla per qualche minuto ed alla fine Pispaia è riuscito a prendere la parola e a ringraziare tutti per «la splendida impresa» così l’ha definita. «I nostri avversari – ha detto emozionato il candidato - prima ci dicevano che era impossibile, poi hanno detto che era probabile. Noi possiamo dire che è altamente probabile e che basta ancora una piccola corsa perché diventi una certezza». E lo slogan si alza unanime «Milano deve cambiare».

 

MORATTI - Tutt’altra musica si è respirata invece in casa Moratti. Lei, Letizia, tutto giorno chiusa in casa è apparsa solo a mezzanotte e le poche parole che ha detto, hanno lasciato trasparire tutta l’amarezza e la delusione che questo primo turno ha portato al sindaco uscente. «Questo voto è sicuramente un segnale molto forte, che dobbiamo saper cogliere. Serve una fase politica nuova, in grado di riaggregare tutte le forze realmente moderate. E’ stata una campagna che ha parlato complessivamente troppo poco dei programmi e cose concrete». Queste sono state le parole scelte dalla Moratti per presentarsi davanti al suo team ed alla squadra che l’ha appoggiata e seguita in questa campagna. «Il ballottaggio è nuova fase» ha detto il sindaco uscente. Ma i sette punti sotto si fanno sentire ed anche tanto. Ora la partita si giocherà pesante. Chissà se i toni di queste prossime settimane saranno accesi e sulle stessa linea di questo primo turno. Dai manifesti di Lassini alle accuse, false per giunta, fatte a Pisapia. Colpi bassi ce ne sono stati e ci si aspetta anche che ce ne saranno.

INCOGNITA TERZO POLO - Tutti si chiedono a chi andranno i voti del terzo ‘classificato’ Manfredi Palmeri che, presentatosi con il Terzo Polo, ha raggiunto il 5,5%. Domande a parte una cosa è chiara ed evidente. Milano stamattina respirava un’aria diversa. Per la prima volta si percepiva in giro il desiderio e la voglia di cambiare un qualcosa che per 14 anni ha dominato il cuore di questa città. E’ facile in queste circostanze fare eufemismi e belle parole, ma non si può non dire che è come se il cuore di questa città, fredda, chiusa, triste, buia, abbia ripreso lentamente a battere. Certo affinchè l’operazione risulti perfettamente riuscita è necessario dare una svolta definitiva il prossimo 29 e 30 maggio, quando la città sarà chiamata a scegliere il futuro primo cittadino. Però a livello politico, e non solo, è bene dire che questo primo turno ha fatto la storia dopo 14 anni e siccome come canta De Gregori  «la storia siamo noi, attenzione nessuno si senta escluso» è giusto anche pensare che chi ha scritto questa pagina di storia sia pronto a scrivere anche quella successiva. «Milano cambia»…già, però stavolta fallo davvero.

Ultimo aggiornamento Domenica 22 Maggio 2011 12:56

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