Alla vigilia del voto per il rinnovo di più di mille amministrazioni locali, si chiude l'ennesima campagna elettorale in cui i toni sono stati a dir poco alti. Impossibile non riflettere su almeno una parte dei contenuti emersi e sui possibili scenari.
Gli italiani sono chiamati di nuovo alle urne, questa volta per rinnovare più di mille amministrazioni locali. Le sfide davvero importanti si contano in realtà sulle dita di una mano: Torino, in cui il Pd spera di far partire la sua riscossa nel Piemonte e nel paese; Bologna, reduce da un lungo periodo di commissariamento seguito al "cinziagate" e alle dimissioni di Del Bono; Napoli, sepolta dai rifiuti e dalla retorica; Milano, culla e roccaforte del berlusconismo. L'importanza delle piazze ha spinto il cavaliere a scendere in campo in prima persona, trasformando questa consultazione in un referendum sul suo esecutivo. Una scelta che spalanca le porte a molti possibili scenari e che, nell'immediato, si è tradotta in una continua escalation dal punto di vista dei contenuti. Nulla è stato trascurato nel corteggiare l'elettorato, sia nel suo complesso che a livello di singole città: dalla promessa di non far mai passare leggi contrarie alla morale cattolica a quella di non abbattere le case abusive di Napoli, il Presidente del Consiglio ha dato vita a una comunicazione che ha toccato tutte le possibili corde, senza dimenticare quelle più leggere: Berlusconi ha infatti arricchito la sua galleria di amenità accusando gli esponenti della sinistra di lavarsi poco, fino a chiudere con gli oramai consueti apprezzamenti sulle donne dell'opposizione. Dominata dalla figura del leader del Pdl, questa campagna elettorale offre tuttavia altri spunti di riflessione.
LA PAURA DI DONNA LETIZIA - Letizia Moratti è una moderata e proviene da una famiglia moderata . Questo è il modo in cui l'attuale sindaco di Milano ha riassunto la sua biografia personale al termine del confronto con il suo principale avversario. C'è una cosa che però l'attuale sindaco non ha detto: Letizia Moratti ha paura dell'esito di queste elezioni. Paura è un termine forte, ma è l'unico che possa spiegare quello che è accaduto nel suo confronto con Giuliano Pisapia senza chiamare in causa la sua intelligenza o la preparazione dei suoi collaboratori. Perché un esponente politico in grado di spendere più di 10 milioni di euro per una campagna elettorale a livello amministrativo (seppur in una piazza importante come quella di Milano) non può non avere fonti più che attendibili. Perché una persona dell'esperienza della Moratti non può rilasciare dichiarazioni pesantissime di cui, nel volgere di un battito di ciglia, si riscontra l'inconsistenza. Il tentativo di demonizzare l'avversario riprende i contenuti più discutibili della strategia berlusconiana, ma quello che la Moratti e molti altri esponenti politici sembrano non aver capito è che quello che si può permettere il loro leader non è automaticamente concesso a loro: Silvio Berlusconi raccoglie su di se una tale concentrazione di potere, non solo politico, da potersi permettere anche le uscite di dubbio gusto che fanno oramai parte del suo personaggio. Ma se a fare apprezzamenti sulla bellezza delle donne di centrosinistra è La Russa o a demonizzare l'avversario è la Moratti, l'esito non è scontato.
LA LEGA - In questo panorama da lotta senza esclusione di colpi (bassi) la Lega si presenta come una forza moderata e aperta al dialogo. Il partito di Umberto Bossi ha accolto senza colpo ferire gli inviti del Presidente della Repubblica a mantenere basso il livello dello scontro e non ha mancato di dissociarsi sia da Letizia Moratti (su Pisapia) che dal grande alleato Silvio Berlusconi, in particolare sulla vicenda delle case abusive a Napoli. Le ragioni possibili di questa scelta sono molteplici, ma anche senza leggerci un desiderio di smarcamento che potrebbe avere pesanti ripercussioni sul governo nazionale, è difficile negare che proprio il risultato della Lega, per la sua capacità di attirare il voto degli scontenti da entrambi gli schieramenti, sarà un importante indice per valutare queste consultazioni. Proprio in quest'ottica saranno le elezioni di Bologna ancora più di quelle di Milano a fornire forse un dato importante per un ragionamento di medio periodo, confermando o smentendo le possibilità di crescita della Lega nelle sempre più ex "regioni rosse".
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