«Sono nato a Milano, il 20 maggio del 1949. Faccio l’avvocato e vorrei diventare il sindaco della città che amo e nella quale ho sempre vissuto. Mi sono laureato in Scienze politiche e Giurisprudenza, ma solo a trent’anni ho cominciato a fare l’avvocato penalista. Lavoro, questo, che mi ha portato a contatto con le ingiustizie, le disuguaglianze, la mancanza di diritti. Adoro il mare e andare in moto. Non so cucinare e la sera mi addormento leggendo Topolino, il mio fumetto preferito fin da quando ce lo contendevamo, nella nostra casa di viale Montenero, io e i miei sei fratelli…» Queste sono le parole scelte da Giuliano Pisapia per raccontare se stesso a chi, in questi mesi, ha deciso di seguire ed appoggiare la sua corsa verso la poltrona a sindaco della città di Milano.
CHI È? - Quello di Pisapia è un nome che Milano conosce da anni. Avvocato penalista ed ex militante di Rifondazione Comunista, ma non solo: parte civile nel processo “Toghe sporche” (il processo che aveva come imputati Previti e i giudici Squillante e Metta), avvocato della famiglia Giuliani per i fatti del G8 di Genova nel 2001 e membro del collegio internazionale di difesa per il leader curdo Ocalan. La sua storia politica ha radici ben profonde. Radici che lo vedono svolgere il ruolo di deputato nel 1996, sempre per Rifondazione Comunista. Mandato, questo, che gli viene riconfermato anche nel 2001 e che poi rifiuterà per la terza volta perché, come lui stesso scrive «la politica non deve essere un mestiere a vita ed il ricambio è una cosa importante». Già nelle elezioni del 2006 aveva coordinato, per la coalizione di centro sinistra, il gruppo addetto al programma per la giustizia mentre nel 2009 aveva presieduto la Commissione ministeriale per la riforma del codice penale.
LE PRIMARIE - È stato il primo a candidarsi per il centro sinistra in queste elezioni ed al contrario di tutti i pronostici, che davano per vincente l’architetto Stefano Boeri, ha vinto con il 45,36 % dei consensi contro il 40,16% “dell’Archistar” del PD. Un successo meritato il suo, dettato soprattutto dalla sua esperienza e dalla sua profonda conoscenza della città. Una città che Pisapia ha dimostrato di conoscere in tutte le sue contraddizioni e i suoi problemi. A chi lo aveva accusato di far parte della borghesia progressista milanese, lui aveva risposto che le sue frequentazioni, più che i salotti da bere, sono in realtà «le carceri, i quartieri e le manifestazioni di protesta contro chi viola i diritti individuali e collettivi» perché a lui poco importa dei poteri forti. Quelli stessi poteri che, a detta dell’avvocato, «saranno sempre contro un centro sinistra vero che crede negli ideali, nei valori ed anche nella capacità di fare opere concrete nei confronti o a favore dei soggetti deboli o emarginati».
PUNTI DI FORZA - Sono stati tanti e molti. Dall’attenzione alle quote rosa allo spinoso tema della libertà religiosa, un principio costituzionale che non va dimenticato. Sul suo sito personale i punti su cui insistere e combattere sono chiari: l’energia rinnovabile nelle scuole per «risparmiare di più ed inquinare di meno», il riuso ed il riciclo dei rifiuti, l’attenzione ai poli culturali, ma soprattutto una dura campagna a favore della legalità. E proprio quest’ultimo è il cavallo di battaglia dell’avvocato milanese che punta ad insistere sulla «creazione di una Commissione antimafia, una modifica del regolamento degli appalti pubblici, un controllo rigoroso della legalità nel Comune e nelle aziende collegate» ed infine la creazione di uno «sportello dei diritti del cittadino» in tutti i quartieri milanesi soprattutto in quelle periferie degradate e dimenticate da tutti. Insomma, legalità e diritti sono le parole chiave del suo successo. Un successo che lo ha portato in questi mesi ad avere l’appoggio di tutti, ma soprattutto dei giovani che ieri hanno invaso la stazione centrale di Milano per assistere ad un concerto a favore della sua campagna elettorale. Eppure in piazza Duca D’Aosta ieri sera non c’erano solo i giovani amanti dei gruppi come gli Afterhours o i Subsonica, ma c’erano anche mamme con passeggini a seguito ed over 30. Un pubblico eterogeneo quello che appoggia Pisapia. Cosa, questa, che già si era capita quando fuori al Teatro Dal Verme di Milano la gente era accorsa a sentire il suo ultimo appello prima delle primarie, invadendo le strade e costringendo gli organizzatori a mettere i maxi schermi fuori per consentire a tutti la visione dell’incontro tra lo stesso Pisapia e Nichi Vendola, leader di Sinistra e libertà, tornato la scorsa domenica ad appoggiare il candidato della sinistra milanese.
LE DIFFAMAZIONI - “Il fenomeno Pisapia” ha di certo fatto venir paura a Moratti e compagni. Il Presidente Berlusconi lo scorso sabato, durante l’incontro “pro Letizia” al Palasharp di Milano, non aveva perso l’occasione di etichettarlo come “comunista legato alla sinistra estrema”. Il colpo basso però l’ha sferrato la Lady Rosa, Letizia Moratti. Durante un confronto aperto tra i due principali candidati negli studi di Sky svoltosi mercoledì 11 maggio. La Moratti ha accusato Pispaia di essere responsabile di un furto commesso negli anni ’80. Accusa grave ed insensata questa che costerà al sindaco una querela per diffamazione aggravata. Il reato a cui la Moratti ha fatto riferimento era stato estinto dalla Corte D’Assise per amnistia «inoltre, ha dichiarato lo staff dell’avvocato, nonostante l'amnistia, Pisapia aveva presentato un appello che era stato poi accolto». «La III Corte d'Assise d'Appello di Milano – si legge ancora nella nota stampa diffusa – presieduta dal dott. Luigi Maria Guicciardi nel procedimento n.76 del 1985 ha assolto Giuliano Pisapia per non aver commesso il fatto». Insomma l’ennesimo buco nell’acqua, verrebbe da dire, come quando lo scorso febbraio si associò il nome di Pisapia allo scandalo di “affitopoli” sugli affitti e gli appalti illegali legati alle strutture del Pio Trivulzio. All’epoca dei fatti il dito era stato puntato verso la compagna dell’avvocato, Cinzia Sasso, rea di risultare tra gli affittuari del Pat. «Se leggerezza c'è stata, è stata di non aver chiarito velocemente – aveva dichiarato successivamente lo stesso avvocato - alcune questioni, di non parlare prima pubblicamente di un fatto oggettivo, frutto di una vicenda precedente all'inizio del rapporto con la mia compagna». «Il vento deve cambiare davvero» è lo slogan che campeggia sulla sua pagina internet. Ed a vedere la mobilitazione di questi mesi c’è la sensazione che qualcosa si stia davvero svegliando in questa città logorata da una politica della paura per il diverso e da una ideologia distorta volta alla chiusura e non all’integrazione. Una città difficile Milano che sicuramente ha bisogno di un vento nuovo che risvegli la cultura ed i valori che l’hanno reso, nel tempo, la città più europea d’Italia. Ma soprattutto Milano deve ritornare ad essere una città giusta perché, come lo stesso Pisapia sostiene «per essere più ricca, attraente e sicura, una città deve cominciare con l’essere più giusta».
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