
IL CONFLITTO DI ATTRIBUZIONE - Il primo colpo è stato messo a segno martedì 5 aprile, quando una Camera insolitamente traboccante di deputati, con una maggioranza di 12 voti, ha approvato la richiesta di sollevazione del conflitto di attribuzione davanti alla Corte Costituzionale. La Consulta dovrà quindi giudicare se il Presidente del Consiglio debba essere giudicato da un tribunale ordinario oppure dal tribunale dei ministri. Istituito con legge del 1989 e costituito di magistrati, il tribunale dei ministri è competente per le infrazioni commesse dal Presidente del Consiglio e dai ministri nell'esercizio delle loro funzioni, dunque per i cosiddetti reati ministeriali. L'articolo 96 della Costituzione, infatti, prevede che “il Presidente del Consiglio dei ministri ed i ministri, anche se cessati dalla carica, sono sottoposti, per i reati commessi nell'esercizio delle loro funzioni, alla giurisdizione ordinaria, previa autorizzazione del Senato della Repubblica o della Camera dei deputati, secondo le norme stabilite con legge costituzionale”. La ragione addotta dalla maggioranza berlusconiana è quella secondo cui il premier, convinto che Ruby si trattasse effettivamente della nipote di un capo di Stato estero, telefonando alla questura avrebbe agito nella funzione di ministro e negli interessi della Nazione, con l'intento di scongiurare un incidente diplomatico con l'Egitto. La verità è che alla maggioranza preme che il caso passi al tribunale dei ministri perché a quel punto il procuratore della repubblica che dovesse ricevere da esso gli atti sarebbe costretto a chiedere l'autorizzazione a procedere alla Camera di appartenenza dell'inquisito. E Berlusconi, al contrario di tutti gli altri cittadini in Italia, ha dalla sua una maggioranza parlamentare. Ora bisognerà aspettare il verdetto della Corte Costituzionale, atteso per non prima di febbraio-marzo 2012, dopo il cambio alla presidenza: all'uscente De Siervo potrebbe avvicendarsi Alfio Finocchiaro, che a suo tempo si è già espresso per la conferma del lodo Alfano e del legittimo impedimento. Nel frattempo il processo Ruby, a meno che i giudici non decidano di sospenderlo per ragioni di opportunità, potrà comunque continuare.
IL PROCESSO BREVE - La seconda crociata della maggioranza ha per oggetto il cosiddetto “processo breve”, il cui testo è in discussione alla Camera con tanto di sedute notturne, anche se per il momento non è stato prodotto alcun verdetto a causa dell'ostruzionismo del PD. Le novità essenziali introdotte dalla legge, presentata dall'onorevole avvocato Maurizio Paniz, sono l'accorciamento dei tempi di prescrizione per i reati puniti con meno di dieci anni di reclusione (tre anni per il primo grado, due per il secondo, uno e mezzo per il terzo) e la differenziazione dei tempi di prescrizione tra recidivi e incensurati, In particolare, l'interruzione della prescrizione potrà comportare l'aumento di non più di un sesto del tempo necessario a prescrivere per gli incensurati, di non più di un quarto per i pregiudicati: in sostanza il tempo che i magistrati avranno a disposizione per giudicare un recidivo sarà maggiore rispetto a quello concesso a un imputato che non abbia mai subito una condanna. La disposizione, inoltre, ha come effetto quello di accorciare ulteriormente i tempi di prescrizione per i procedimenti a carico degli incensurati: il processo Mills, dunque, andrebbe in fumo il prossimo maggio anziché nel gennaio 2012, mentre quello per i diritti Mediaset riceverebbe il colpo di scure nel febbraio 2012 in luogo del 2014. Eliminati due impegni, però, il pericolo per il premier è che Ruby e Mediatrade subiscano un'accelerazione. Domenica 3 aprile il Ministro di Grazia e Giustizia, Angelino Alfano, intervistato da Repubblica dichiarava che “la riforma non si applica ai processi in corso e infatti non ci sarà alcun beneficio per Berlusconi”. Le cose non stanno esattamente cosi. L'articolo 3, secondo comma del ddl dice che “le disposizioni di cui al comma 1 (quelle dell'interruzione dei tempi di prescrizione, n.d.a.) non si applicano ai procedimenti nei quali alla data di entrata in vigore della presente legge è già stata pronunciata sentenza di primo grado”. La norma non colpisce dunque i processi in corso, ma solo quelli in Appello e Cassazione: infatti i quattro processi a Berlusconi sono tutti al primo grado di giudizio. E a proposito del ddl sulla “prescrizione breve”, martedì 5 aprile il Csm si è espresso con un parere fortemente negativo, sottolineando come la riforma costituisca una sostanziale amnistia per i processi in corso e in particolare per quanto riguarda quelli su reati di corruzione e contro la pubblica amministrazione. Forti dubbi sono venuti anche dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che si è espresso con un diplomatico, ma eloquente “faccio quello che posso”. A Roma hanno fremuto Piazza Santi Apostoli e gli spiazzi antistanti Montecitorio e il Pantheon per le manifestazioni del democrazia-day promosso dalle forze di opposizione contro le ennesime leggi ad personam. La via per il processo breve, tuttavia, sembra ormai spianata:i l voto finale potrebbe infatti avvenire entro mercoledì 13 aprile.
ALTRE DUE IPOTESI: IMPROCEDIBILITA' E DDL INTERCETTAZIONI - Le altre due armi che la maggioranza sembra propensa a sfoderare sono per ora l'improcedibilità, he ratifica la ministerialità della concussione e vieta qualsiasi autorizzazione ai magistrati a indagare sul Presidente del Consiglio, e un nuovo ddl sulle intercettazioni telefoniche. Approdato lunedì 4 aprile in Commissione Giustizia con relatore Maurizio Bianconi del Pdl, la proposta avanzata dalla maggioranza è quella di considerare le intercettazioni non più come mezzo di ricerca della prova, ma soltanto come strumento di indagine. Conseguenza: non potranno essere inserite nei fascicoli processuali e non saranno più pubblicabili. “Le attività di intercettazione preventiva e le notizie acquisite grazie a esse”, recita infatti il ddl in una riga del primo articolo, “non possono essere menzionate in atti di indagine, né costituire mezzo di deposizione, né essere altrimenti divulgate”. Anche questo progetto, presentato circa un mese fa alla Camera, sembra arrivare al momento giusto: martedì 5 aprile il Corriere della Sera pubblicava gli stralci di tre conversazioni telefoniche tra Berlusconi e Nicole Minetti, Raissa Skorkina e Marysthelle Polanco. Esiste inoltre, informa il Corriere, una registrazione di un bunga-bunga. Le intercettazioni, effettuate dai telefoni delle ragazze, non potranno essere utilizzate nel corso del procedimento a carico di Berlusconi, perché la procura dovrebbe richiedere l'autorizzazione alle Camere, ma il fatto che i brogliacci, come vuole la prassi, siano stati inseriti negli atti d'indagine (e successivamente consegnati alla difesa con tanto di cd audio con decine di telefonate del Presidente del Consiglio) ha fatto sì che potessero essere pubblicate. E far riflettere l'opinione pubblica. La guerra del Presidente del Consiglio alla giustizia, insomma, è tutt'altro che conclusa. Difficile sapere chi vincerà. A perdere saranno di sicuro l'Italia e le sue istituzioni.
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