Più di 110 giornalisti provenienti da tutte le parti del mondo, l'aula più capiente del tribunale di Milano, quella della prima corte d'assise d'appello, ritinteggiata e sistemata per l'occasione, transenne per incanalare l'ingresso del pubblico, divieto di accesso alle telecamere e tifoserie contrapposte di sostenitori all'esterno: tra la curiosità e lo sconcerto di mezzo mondo la prima udienza del processo Ruby, che vede imputato il Presidente del Consiglio, si è svolta, in pieno stile italiano, come una triste combinazione tra una commedia e una partita di calcio.
Si è aperto il processo Ruby. Il tanto atteso 6 aprile 2011 è arrivato e, come da previsioni, è scivolato via velocemente, nove minuti e cinquanta secondi per la precisione, senza che accadesse nulla di eclatante. Assente l'imputato, il Presidente del Consiglio, per motivi istituzionali; assenti i suoi legali, gli onorevoli Nicolò Ghedini e Piero Longo, per impegni parlamentari; presenti per la difesa il sostituto processuale Giorgio Perroni e per la pubblica accusa i pm titolari delle indagini Ilda Boccassini e Antonio Sangermano. Quella in programma per mercoledì 6 è stata un'udienza tecnica, utile cioè a fissare le date per le prossime sedute: il processo è stato dunque rinviato al 31 maggio per le questioni preliminari e la costituzione delle parti civili. Unica novità della giornata è stata la dichiarazione di Paola Boccardi, avvocato di Kharima el Mahroug, in arte Ruby Rubacuori, la diciottenne che frequentò il Presidente del Consiglio: la ragazza non si costituirà parte civile, come sembrava intenzionata a fare, perché ritiene di essere stata lesa a causa dell'interessamento dei media e di non “avere avuto alcun danno per essere andata qualche volta ad Arcore né per aver frequentato il Presidente del Consiglio”.
IL PROCESSO - Il pool di magistrati designato a giudicare il Presidente del Consiglio è quello della IV sezione penale del tribunale di Milano, formata da Carmen d'Elia, Orsola de Cristofaro e Giulia Turri. La formula con la quale il premier verrà processato è quella del rito immediato, che viene richiesto dai pm “se la persona sottoposta alle indagini è stata interrogata sui fatti dai quali emerge l'evidenza della prova” (cfr. articolo 453 del codice di procedura penale) e che consiste in pratica nella possibilità di saltare l'udienza preliminare. Il 9 febbraio scorso la procura di Milano ha depositato la domanda per il giudizio immediato al GIP, Cristina di Censo, che, analizzato il quadro probatorio costruito dai pm Boccassini, Forno e Sangermano, ha accolto la richiesta. I capi di imputazione per il Presidente del Consiglio sono quelli di sfruttamento della prostituzione minorile e di concussione, uno dei reati più gravi contro la pubblica amministrazione, disciplinato dall'articolo 317 del codice penale, che prevede che “il pubblico ufficiale o l'incaricato di un pubblico servizio che, abusando della sua qualità e dei suoi poteri costringe o induce taluno a dare o promettere indebitamente, a lui o ad un terzo, denaro o altra utilità, è punito con la reclusione da quattro a dodici anni”. I guai di Silvio Berlusconi iniziano la sera del 27 maggio 2010 quando, mentre si trova a Parigi per impegni istituzionali, riceve un sms dalla prostituta brasiliana Michelle Coincecao Santos de Oliveira (una prostituta che possiede il numero di cellulare del Presidente del Consiglio). Il messaggio lo avverte che Karima el Mahroug, in arte Ruby Rubacuori, giovane ragazza marocchina che ha frequentato Arcore, è stata portata in questura a Milano con l'accusa di furto: avrebbe rubato tremila euro e alcuni gioielli all'amica Katia Pasquino, che in seguito ritirerà la denuncia. Immediatamente Silvio Berlusconi telefona alla questura e chiede al capo di gabinetto, Pietro Ostuni, di rilasciare la ragazza in quanto “nipote di Mubarak”: è in questo atto che potrebbe configurarsi il reato di concussione. Ruby viene così affidata a Nicole Minetti, ex igienista dentale e showgirl, ora consigliera regionale lombarda eletta per il Pdl attraverso una lista bloccata, che lascia la ragazza proprio a Michelle. Pochi giorni dopo, il 5 giugno, Ruby chiama la polizia alla fine di una violenta lite con l'affidataria, nel corso della quale le due si accusano reciprocamente di essere delle prostitute e delle ladre. Ruby viene così portata in una comunità ed è a questo punto che accade ciò che il Presidente del Consiglio temeva e ciò per cui tanto ha rischiato esponendosi in prima persona: la ragazza parla. Dice di essere stata più volte ad Arcore, anche da minorenne, di non avere mai avuto rapporti sessuali con il premier, ma di avere ricevuto denaro e regali. Dal racconto di Ruby, non sempre considerato attendibile dagli inquirenti, emerge un quadro torbido e squallido che circonda il Presidente del Consiglio: si viene a sapere di feste ad Arcore a cui partecipano giovani e belle ragazze che ricevono in cambio denaro e favori e di uno strano dopocena che i frequentatori chiamano “bunga-bunga”, definito “un puttanaio” da una delle ragazze che vi hanno partecipato, “cene spensierate ed eleganti” a detta del padrone di casa. Iniziano le indagini: vengono trovate delle buste piene di soldi a casa delle ragazze; Ruby, intercettata mentre parla con il fidanzato, rivela che Berlusconi le ha offerto un mucchio di soldi per tacere; le intercettazioni sembrano confermare i sospetti degli inquirenti, ma, al di là delle implicazioni legali, risultano preziose all'opinione pubblica perché svelano un sistema che vede al vertice il Presidente del Consiglio circondato da giovani ragazze, forse prostitute, che concedono la loro “compagnia” in cambio di favori, soldi, lavori nel mondo dello spettacolo. Nicole Minetti, Emilio Fede e Lele Mora, organizzatori delle feste e del giro di ragazze, vengono iscritti al registro degli indagati con l'accusa di induzione alla prostituzione. Per il Presidente del Consiglio, invece, le ipotesi di reato sono appunto la concussione per la telefonata in questura, e lo sfruttamento della prostituzione minorile per i presunti rapporti sessuali con Ruby.
COME PROECEDERÀ - E' in programma per il 31 maggio, dunque, la prossima udienza. Il futuro del processo Ruby tuttavia, dovrà attendere il pronunciamento della Corte Costituzionale sul conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato votata martedì scorso alla Camera. La Consulta è stata infatti chiamata a decidere se a giudicare il Presidente del Consiglio per il reato di concussione sia competente il tribunale di Milano o quello dei ministri. La sentenza della Corte non arriverà prima di febbraio-marzo dell'anno prossimo, ma nel frattempo il processo potrà continuare, a meno che i giudici di Milano non decidano di sospenderlo per ragioni di opportunità. A questo punto però il voto sul “processo breve”, atteso a giorni con esito favorevole dalla maggioranza, mandando in fumo Mills e Mediaset potrebbe accelerare i tempi per Ruby. E la maggioranza dovrà ricorrere a nuovi, estremi rimedi.
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