Marchionne e i valori della destra

Sabato 02 Aprile 2011 00:00 Pietro Cuomo Local - Politica
Stampa PDF

La strategia dell’amministratore delegato di FIAT si va delineando sempre più chiaramente e, a dar credito alle indiscrezioni trapelate, la strada intrapresa condurrà la società torinese molto lontano dalla sua regione di origine. Il lavoro di Sergio Marchionne procede senza sosta e il governo italiano rischia di raccogliere frutti molto amari

Novembre 2010, Gianfranco Fini va in televisione a leggere una struggente lista di valori della destra. Marzo 2011, il suo vice, Italo Bocchino, ospite di un talk show, traccia una volta di più il percorso di una nuova destra tutta protesa a superare Berlusconi e il berlusconismo. Due episodi divisi da alcuni mesi e numerose lotte politiche, accomunati non solo da coincidenze (due trasmissioni diverse ma sempre Fazio a fare gi onori di casa) ma anche da un altro elemento: mentre alcuni parlano e progettano, altri decidono. C'è una destra, infatti, che governa realmete il paese. Una destra che si riconosce pienamente nell’operato di Sergio Marchionne. E non è la congettura di qualche giornalista fazioso. Basta rivedere le dichiarazioni dei politici afferenti all’area di governo per farsene un’idea: ancora a dicembre 2010, in attesa del referendum di Mirafiori, il Presidente del Consiglio definiva "storico" l'accordo raggiunto dall'Ad della FIAT con una parte dei sindacati , sottolineando come molti dei problemi sollevati da Marchionne siano veri e quanto sindacati e costo del lavoro mettano in difficoltà gli imprenditori italiani. Il giudizio di Berlusconi, nella sostanza, era quindi positivo. Come mai tutto questo affetto? A ben guardare, le ragioni non mancano.

SINDACATI E CONFINDUSTRIA – Mentre l’Ad della Fiat rivoluzionava i rapporti sindacali, la politica si teneva in disparte. Quando finalmente il Governo si è deciso ad intervenire lo ha fatto soprattutto per lodare l’operato del manager, salutato come alfiere dei tempi moderni e dimostrando quanto il silenzio non fosse indifferenza quanto, invece, una silente approvazione. Un atteggiamento che non deve sorprendere: al di là di riflessioni semplicistiche e facili battute sui valori della destra, nel seguire la sua linea d’azione Marchionne è arrivato allo scontro frontale con due soggetti ostici per il governo Berlusconi: i sindacati, o almeno quella componente da sempre più che attenta a ogni ipotesi di cambiamento, e la Confindustria che, sotto la guida di Emma Marcegaglia, si è mostrata in più di un’occasione critica verso l’esecutivo. Nulla di strano, quindi, che il governo guardasse con favore all’operato di un manager che lavorava per assicurare il futuro della principale industria manifatturiera del paese e, nel farlo, indeboliva due interlocutori scomodi per la classe dirigente al potere.

USA – Le cose si sono complicate quando Marchionne ha cominciato a parlare di testa e cuore del gruppo, paventando lo spostamento della sede legale da Torino a Detroit. A quel punto, nemmeno i politici italiani hanno più potuto fare finta di niente. Anche in questo caso, sono le stesse parole dei protagonisti a essere chiare: “Il governo si augura che la Fiat mantenga le promesse sugli investimenti in Italia" ha dichiarato a dicembre 2010 il ministro per lo Sviluppo Economico, Paolo Romani, che ha poi sottolineato come il governo non possa "che guardare con attenzione al processo sulle rinnovate relazioni industriali, augurandosi che le promesse dell'ad Marchionne siano mantenute“. Parole che hanno fatto da preludio ad un incontro tra l'esecutivo e i vertici del gruppo torinese. Messo per una volta da parte il maglioncino, Marchionne si è presentato in febbraio davanti alla Commissione attività produttive in giacca e cravatta. Il risultato di questo incontro, al di là delle dichiarazioni di rito, è stato inesistente. La FIAT va avanti per la sua strada, senza che il governo italiano abbia potuto mettere sul piatto qualcosa, sotto forma di incentivi o moral suasion, in grado di fargli seriamente cambiare idea. La versione ufficiale è che il colosso industriale siano pronta a fare massicci investimenti, ma i tempi e l’origine di questi fondi restano immersi nel più profondo mistero.

MARCHIONNE –
E' il caso di sgomberare il campo da un grosso equivoco. Sergio Marchionne sta solo facendo il suo lavoro: produrre profitti. Che riesca a conseguire l’obiettivo sfornando auto di qualità o lucrando sulla pelle dei suoi dipendenti, sposta la discussione su un piano morale che, per quanto legittimo, non deve far perdere di vista il quadro generale. Le azioni di un AD hanno pesanti ripercussioni sul contesto sociale nel quale opera, ma questo non comporta in maniera automatica nessun obbligo. Non è un caso se quei grandi capitani di industria che prestavano attenzione alle conseguenze, non solo economiche, delle loro scelte (e l’Italia ne ha prodotti di grandissimi) erano definiti “illuminati”. Non è compito dell’imprenditore occuparsi della collettività, ma della politica.  Ed è alla politica che bisogna chiedere conto di questa situazione.

Ultimo aggiornamento Sabato 02 Aprile 2011 17:42

Aggiungi commento


Codice di sicurezza
Aggiorna

150 anni d'Italia

Senza fine. Non è Gino Paoli. E' il Drago di Arcore

FusiOrari TV

Il Sondaggio

Reputa la manovra del governo Monti:




La Vignetta

Login



PhotoGallery

  • Galleria
  • Galleria
  • Galleria
  • Galleria
  • Galleria
  • Galleria
  • Galleria
  • Galleria

Editoriali

Analisi - L'Italia è in svendita?
Martedì 24 Gennaio 2012 Rosanna Terminio
Immagine
Il 2011 si é concluso con la notizia dell'acquisto di una partecipazione nel gruppo Ferretti, produttore di yatch di lusso, da parte dell'azienda cinese Shandongh Heavy Industry Group (SHIG). Nello stesso periodo dell'anno precedente una azienda cinese ha comprato l'azienda Cantieri Navali di Lavagna in bancarotta Leggi tutto...
F-35 o Eurofighter Typhoon, per l’Italia è scelta strategica
Mercoledì 04 Gennaio 2012
Immagine
Sulle pagine di quotidiani e riviste, sui blog e nei social network impazza il dibattito sul ventilato acquisto da parte dell’Italia di centotrentuno velivoli militari F-35 per una somma pari a quindici miliardi di euro. Questo proprio mentre il governo vara una manovra da ventitré miliardi definita sovente «lacrime e sangue». In risposta a tale presunta assurdità, i cittadini chiedono più spesa sociale e i pacifisti reclamano ulteriori tagli per la difesa. È errato però porre il problema in termini così semplicistici. FusiOrari vuole guardare oltre una prospettiva ideologica, analizzando pragmaticamente il perché, il come e le eventuali alternative all'acquisto degli F-35. Leggi tutto...
FusiOrari in Cina, alla scoperta del Gigante “ignoto”
Martedì 06 Dicembre 2011
Immagine
SHANGHAI - Se per strada fermaste dei passanti e chiedeste loro dove si trova la Cambogia e quali siano i tratti caratteriali dei cambogiani, pochi sarebbero in grado di rispondere. Una cosa simile si verificherebbe per il Bangladesh, l’Indonesia, e così via. Se però domandate anche a una sola persona se ha cognizione o un’opinione sulla Cina e sui cinesi, quasi certamente si lancerà in analisi geopolitiche, sociali e culturali ripercorrendo la gran parte degli stereotipi occidentali sulla discendenza di Mao. Leggi tutto...

Il Meteo