Il collasso di Lampedusa e il silenzio dell'UE, l'altra faccia della crisi libica

Martedì 29 Marzo 2011 09:53 Elisa Acquarone Local - Politica
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La crisi politica dei regimi nordafricani ha innescato una nuova ondata migratoria, che l'Italia per prima si trova ad affrontare. Prima ma non unica: per questo, stupisce l'impegno finora limitato degli altri paesi dell'Unione europea. Mentra la politica cerca una soluzione, la situazione a Lampedusa, tra i principali punti di sbarco degli immigrati, non fa che peggiorare.

 

Da settimane ormai si registrano sbarchi sulle isole del sud Italia, cariche di migranti in fuga dal Nord Africa. Si parla di oltre 4mila persone alloggiate nel campo di accoglienza di Lampedusa, anche se il Frontex (l’agenzia dell’Unione europea che si occupa delle frontiere esterne ai paesi dell’area Schengen) registrava che, fra il primo gennaio e il 13 febbraio scorso, 5526 persone hanno raggiunto le isole Pelagie. La situazione è sempre più insostenibile, sia per chi arriva (costretto a bivaccare nel centro di accoglienza dove, ormai, anche il semplice possedere una bottiglietta d'acqua è una grande conquista) sia per chi a Lampedusa ci vive. Non sono mancate infatti scene al limite della guerriglia urbana, tra le proteste dei lampedusani e i barconi costretti a fare dietrofront. Una situazione di grave crisi, quindi, in cui si lamenta l’assenza delle istituzioni. Sia quelle nazionali che quelle regionali secondo la denuncia di Gianfranco Micciché, leader del partito Forza sud. Una protesta cui ha prontamente risposto Raffaele Lombardo, Presidente della regione Sicilia, che ha parlato di un contributo economico già fornito dalla regione e dell’impiego di una speciale équipe medica il cui compito specifico sarà quello di monitorare la situazione sanitaria, anche se si trova d'accordo nel constatare che il governo nazionale è pressoché assente. Come se non bastasse, uno degli ultimi comunicati del Frontex, datato 11 marzo 2011, mostra come, dei 14 paesi inizialmente coinvolti nell’operazione Hermes (l’iniziativa congiunta che si occupa della questione) solo 8 (inclusa l'Italia) siano ancora coinvolti attivamente. L'operazione ha finora provveduto a spostare alcuni migranti dal centro di accoglienza di Lampedusa verso quelli di Crotone, Caltanissetta, Trapani e Bari. Gli italiani si chiedono, in modo retorico, se basterà.

L'INCOGNITA EUROPEA - È chiaro, infatti, che la situazione non può essere gestita solo sul territorio italiano, ma al momento nessuno sembra venire in aiuto dell'Italia. Viene naturale domandarsi se e quando qualche stato UE deciderà di aprire le frontiere e farsi carico di una parte di questa gente. Ogni giorno arrivano nuovi barconi che chiedono di poter attraccare sulle coste italiane e ogni giorno vengono ripescati in mare corpi decomposti di chi non è riuscito ad attraversare il Mediterraneo. La previsione dice che le cifre non diminuiranno, sicuramente non adesso che si assiste ai bombardamenti dei caccia europei in territorio libico. L'assessore siciliano Pietro Busetta chiede che una parte della gente venga trasferita in centri di altri stati europei perché sarebbe sbagliato caricare sull'isola tutto il peso di questa situazione. Ma chi per primo tenderà la mano all'Italia? Molti dei migranti fra quelli rifugiati sull'isola affermano di avere parenti in altri stati europei, come ad esempio la Francia e la Germania, e che vorrebbero raggiungerli e iniziare una nuova vita con loro, ma il ricongiungimento familiare è previsto solo per coloro che sono in possesso di un regolare permesso di soggiorno e riguarda soltanto il nucleo familiare più stretto, vale a dire coniugi, genitori o figli: non si tratta, al momento, di una strada percorribile, anche se significherebbe risolvere una parte non trascurabile del problema, decongestionando i sovraffollati centri di accoglienza.

INTEGRAZIONE E PIANIFICAZIONE – La vera partita non riguarda però la gestione di questi ingenti flussi di persone, quanto invece la loro integrazione nella società europea. Nel suo libro “Un altro giro di giostra”, Tiziano Terzani scriveva, in riferimento al problema dell'integrazione fra culture diverse: “Non c'è dubbio che quello dell'immigrazione sarà uno dei grandi problemi del futuro per l'Occidente, ma l'Europa, con la sua storia e le sue condizioni sociali completamente diverse da quelle degli Stati Uniti, farebbe grandi errori se adottasse soluzioni americane”. Lo stato attuale delle cose, però, non indica una miglior gestione della situazione da parte delle istituzioni europee, né una miglior preparazione in ambito umanitario. Al di là delle considerazioni culturali e umanitarie, quella che l’Italia rischia di dover affrontare è una vera e propria invasione. Per questo, il 25 marzo, i ministri Franco Frattini e Roberto Maroni si sono recati a Tunisi, per decidere con i loro omologhi locali quali piani attuare per fermare l’ondata di migrazione verso il nostro paese a cui stiamo assistendo da un paio di mesi. Il Primo Ministro della Tunisia, Caid Essebsi, si è impegnato ad intensificare i controlli sulle coste ed ha ricevuto in cambio la promessa di aiuti economici, ma nella riunione si è parlato anche di “mezzi e addestramenti” che verranno forniti dall’Italia alla Tunisia. Guardando al futuro, ci si augura che gli altri stati europei aiuteranno presto l’Italia, anche se l’ultimo comunicato del Frontex, pubblicato il 24 marzo, ha semplicemente dichiarato il protrarsi dell’operazione Hermes fino al mese di Agosto, estendendo la sua area operativa fino all’isola della Sardegna. Ilkka Laitinen, il direttore esecutivo dell’agenzia, ha concluso il comunicato citando nuovamente i centri di Bari, Caltanissetta e Crotone come luoghi dove l’operazione effettua il proprio lavoro, affermando che il Frontex ha così soddisfatto tutte le richieste inviategli da governo italiano. Nulla di nuovo, dunque.

Ultimo aggiornamento Martedì 29 Marzo 2011 10:23

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