Le ultime disavventure del Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi hanno avuto una larga eco sulla stampa estera: la perdita di parte dell’immunità giudiziaria (il "legittimo impedimento") e, soprattutto, il caso Ruby, hanno trovato ampio spazio sulle pagine delle principali testate europee. Non tutti hanno trattato l’argomento nello stesso modo però. In questa seconda e ultima parte, lo sguardo verso l'Italia della stampa spagnola
La Spagna sembra essere il Paese in cui maggiori sono gli approfondimenti e più violenti gli attacchi alle vicende giudiziarie del Premier italiano. El Mundo, che inizialmente sembrava aver assunto un tono pacato sulla vicenda, il 18 gennaio si scatena nel riportare i dettagli più scabrosi e piccanti delle intercettazioni, indicando anche la presenza di una testimone-chiave della vicenda che avrebbe collaborato con la procura perché disgustata da ciò che aveva visto durante i festini di Arcore. Il 21 gennaio torna sull’argomento con un articolo mirato e ironico nel quale si evidenziano le contraddizioni del Cavaliere, “Le sette bugie di Berlusconi”: ‹‹Il Cavaliere non riesce a rialzarsi›› e ‹‹Berlusconi non è più lo stesso›› da quando sono venuti alla luce i suoi “bunga bunga”, ‹‹ciononostante “il Cavaliere” continuerà a difendere la sua innocenza fino alla fine››. Vengono poi introdotte con 7 titoletti alcune affermazioni di Berlusconi che vengono via via confutate nel resto dell’articolo. L'interesse di El mundo poteva anche essere giustificato dalla sua proprietà: il quotidiano appartiene al gruppo RCS, proprietario, tra gli altri, del Corriere della Sera. Basta cambiare testata per rendersi conto, invece, che non è una questione di nazionalità dei proprietari.
EL PAIS - Ancora più duro nei riguardi di Silvio Berlusconi è El Pais, quotidiano vicino al centro-sinistra, che conduce quasi una “battaglia” contro il Presidente del Consiglio attraverso il suo inviato da Roma, Miguel Mora. Il giornalista ha anche recentemente aperto un blog http://blogs.elpais.com/vaticalia/ che indaga i rapporti tra l’Italia e il Vaticano e che non tralascia, ovviamente, di approfondire le vicende giudiziarie che vedono implicato Berlusconi. Nell’edizione del 14 gennaio, lo stesso giornalista fornisce una panoramica esplicativa sull’inchiesta condotta dalla Procura milanese in merito alle accuse di concussione e favoreggiamento della prostituzione di minore. Il 17 gennaio, il quotidiano dedica anche un lungo articolo alla “grande accusatrice” di Berlusconi, il PM Ilda Boccassini, titolare delle indagini in corso. Il magistrato, presentato con il soprannome datole dai colleghi “macchina da guerra”, viene elogiata per i successi investigativi: è lei che ha ordinato la cattura di Totò Riina, ha collaborato con il pool di Milano nell’inchiesta Mani Pulite in sostituzione di Di Pietro e, ancora prima, ha partecipato al processo contro la Duomo Connection in cui era imputato Silvio Berlusconi, al tempo ancora imprenditore e non personaggio politico. L’articolista precisa che la Procura intende processare l’imputato con rito abbreviato, implicando dunque il fatto che esistano prove sufficienti per iniziare il processo. ‹‹Berlusconi sa che questa volta il carcere non è impossibile, come prevede la legge da lui stesso firmata››. Non mancano i dettagli a luci rosse emersi dai fascicoli della Procura sui festini ad Arcore, sul famoso “bunga bunga” e su Nicole Minetti, definita come ‹‹la direttrice del postribolo ambulante››. La conclusione dell’articolo è assai significativa: ‹‹Certamente in Italia accade di rado che le verità extraufficiali coincidano alla fine con la verità giudiziaria. Per “sfortuna” del Cavaliere questo invece accade molto spesso quando si passa accanto a Ilda Boccassini››. ‹‹Succeda quel che succeda›› sostiene il 18 gennaio l’inviato Miguel Mora, ‹‹il caso ha già acquisito proporzioni enormi, che probabilmente avrebbero già fatto dimettere qualsiasi altro capo di governo mondiale. Lo scandalo sembra avvicinare il Paese alle elezioni anticipate›› e ‹‹alcuni deputati che hanno letto i documenti della procura affermano che si tratta di un colpo devastante per la già incrinata immagine del magnate e del politico. I documenti rivelano minacce, ricatti e un ambiente sinistro di sesso estremo e competizione tra le ragazze per diventare le favorite del primo ministro››. Infine, il 19 gennaio, mentre si riuniva la commissione che avrebbe dovuto decidere sull’autorizzazione alla perquisizione dell’ufficio del contabile di Berlusconi, El Pais sostiene: ‹‹il primo ministro è in una situazione tra le più spinose della sua carriera politica – e questo non è da poco›› e che ‹‹l’Italia scruta ogni movimento di Berlusconi con la speranza di essere capace di anticipare quale possa essere il suo prossimo passo davanti ad una crisi morale e politica che rende il Paese tanto deregolamentato quanto disgustato››.
LA CHIESA - El pais non manca di rilevare come la Chiesa Cattolica, reputata ‹‹fedele alleata di Berlusconi››, oscilli ‹‹tra le critiche del quotidiano dei vescovi “Avvenire” ed il muto stupore de “L’Osservatore Romano”, che si limita a riprodurre la nota di Napolitano››. Ancora Miguel Mora riporta in stralcio l’opinione di un vaticanista, Filippo di Giacomo, il quale afferma che ‹‹il Vaticano ha molta voglia di sbarazzarsi del problema però non sa come farlo››. Il 21 gennaio, quando sul sito Internet dell’agenzia ANSA vengono riportate le parole del Cardinal Bertone, portavoce dell’ufficio stampa vaticano, El Pais ne approfitta per attaccare il comportamento della Chiesa Cattolica, contrariamente a quanto viene fatto in Italia. Infatti, se nell’articolo ANSA pubblicato a nome di Fausto Gasparroni si può leggere: ‹‹le parole dette oggi dal cardinale Segretario di Stato, Tarcisio Bertone, non lasciano adito a equivoci: vengono allo scoperto, infatti, la “preoccupazione” della Santa Sede di fronte alle vicende che coinvolgono il premier››, Miguel Mora sostiene che ‹‹dopo tre giorni di silenzio e stupore, e dopo che vari giornali italiani richiedevano nei propri editoriali una chiara presa di posizione, la Santa Sede, fedele alleata di Silvio Berlusconi da una decina di anni, ha affermato oggi che condivide il “turbamento” espresso dal Presidente della Repubblica››. Continua poi sottolineando come Bertone abbia allentato la tensione con ‹‹frasi salomoniche e generiche››. Il giornalista passa poi ad approfondire il tema dei rapporti tra CL e Opus Dei citando il vaticanista Di Giacomo, secondo il quale ‹‹il perno di questa alleanza è Roberto Formigoni, presidente della Regione Lombardia e membro di CL, che accettò di inserire nelle liste del Parlamento regionale Nicole Minetti, 25 anni, una delle accusate per favoreggiamento della prostituzione di minori nel caso Ruby››. Mora riporta infine le parole del vaticanista Vittorio Messori, membro dell’Opus Dei, il quale sostiene in un’intervista pubblicata su “Il Giornale”: ‹‹Meglio un puttaniere che fa buone leggi che un notabile cattolicissimo che fa norme contrarie alla Chiesa›› a cui fa eco la frase di Di Giacomo ‹‹ se questo è il frutto del cattolicesimo praticato da Messori, meglio essere atei››.
DALL'EUROPA - Una rassegna stampa dei principali paesi europei non restituisce di certo un'immagine incoraggiante. Il quadro che si delinea sembra mostrare di un Presidente del Consiglio che non rinuncia ad un atteggiamento di sfida nei confronti dei propri avversari, nonostante l’immagine recepita all’estero sia quella di un uomo e di un capo di governo in piena crisi, i cui tentativi di difesa sembrano assai deboli. Una situazione che può essere riassunta con le parole conclusive dell’articolo del 16 gennaio pubblicato da El Pais: ‹‹la degradazione della vita politica italiana ha raggiunto estremi tali che né i rovesci giudiziari né gli scandali sembrano minacciare la permanenza in carica del primo ministro, mentre il resto del mondo contempla con stupore›› e, spesso, con un certo disgusto l’intera vicenda.
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