Canale 5, 19 gennaio 2011. Durante la puntata di Matrix, uno degli ospiti si alza e abbandona la tramissione, ufficialmente senza spiegazioni. Il modo in cui lo ha fatto autorizza un’ipotesi ben precisa, che troverebbe riscontro negli inevitabili pettegolezzi. Il protagonista di questa vicenda, invece, sorprende: Beppe Severgnini. Non esattamente il prototipo della testa calda televisiva. Che cosa è successo?
Beppe Severgnini si alza e se ne va. La puntata di Matrix del 19 gennaio si è ritrovata di colpo orfana di uno dei suoi ospiti e ad Alessio Vinci non è rimasto altro che prenderne atto, annunciando al pubblico la defezione di Severgnini. Comprensibile il (leggero) disagio del conduttore, un po’ meno, in apparenza, la scelta dello scrittore e giornalista del Corriere della Sera. Le motivazioni di Severgnini sono infatti un mistero visto che, a quanto pare, si sarebbe alzato e sarebbe andato via senza dire una parola in merito. Consapevoli di affrontare un terreno scivoloso, si può provare a dare una spiegazione: la decisione è maturata mentre veniva proiettato il video editoriale di Alessandro Banfi, vicedirettore del Tg5. Che cosa c’era in quel filmato di così sconvolgente?
LA VERITÀ – Giornali, telegiornali e programmi di approfondimento non riescono a prescindere in questi giorni dalle vicende personali di Silvio Berlusconi. Anche il commento che Banfi presenta ai telespettatori di Matrix si unisce a questo ricco filone, e lo fa con una logica che è difficile equivocare: nelle parole del vicedirettore del Tg5, quello che sta accadendo in questi giorni non sarebbe altro che l’ennesimo tentativo della magistratura di sovvertire un governo. Perché “la verità è che la leale collaborazione tra politica e magistratura è una chimera. Se questo governo cadrà e si andrà alle elezioni non sarà per un fatto politico o per una sfiducia del Parlamento ma per un’inchiesta penale, come è accaduto ormai troppe volte negli ultimi quindici anni”. Una presa di posizione forte, preceduta da altre affermazioni dello stesso tono sul rapporto tra Silvio Berlusconi e la magistratura.
L’INVIDIA – A questo punto si può introdurre il vero motivo alla base di questo articolo: la profonda invidia che non si può non nutrire nei confronti di Banfi. Lui ha trovato la verità. Noi invece continuiamo a camminare nelle tenebre, a dibatterci nel dubbio. Ma è proprio questo il punto: il dubbio. Silvio Berlusconi è innocente fino a prova contraria. È innocente fino a quando non verrà dichiarato colpevole: questo è quanto prevedono l’ordinamento italiano e il buon senso. Lo stesso buon senso che non sopporta di sentire tacciare i dubbi di eversione. Lo stesso buon senso che si sente offeso da una ricostruzione che in un minuto e quaranta secondi presenta un’opinione come verità, un’interpretazione come fatto obiettivo. Fare giornalismo senza prendere posizione è forse una cosa utopistica, ma quello a cui si è assistito ieri sera lascia a dir poco perplessi. E non siamo noi a dirlo, ma quella sedia lasciata vuota non da un pericoloso eversivo, da un intellettuale di estrema sinistra, da un nemico giurato del Cavaliere o da uno di quegli scrittori e/o giornalisti accusati di attaccarlo solo per vendere libri. È Beppe Severgnini che si è alzato e se ne andato. E se un moderato come lui ha preso una decisione del genere, vuol dire che la misura è davvero colma.
CRONACA E FANTASIA – Queste sono solo supposizioni naturalmente, perché nessuno si è preso la briga di andare a chiedere a Severgnini cosa sia successo. E anche questo è sorprendente in fondo, ma comprensibile: se avesse scatenato una rissa in diretta avrebbe fatto del bene allo share. Agendo con eleganza ha invece dilapidato un potenziale patrimonio in termini di ascolti, una colpa difficilmente perdonabile nel mondo dei media. Ma non si vuole esagerare con le supposizioni: allo stato attuale dei fatti, c’è sempre la possibilità che sia stato un qualche imprevisto privato, una qualche tragedia familiare a strapparlo da Matrix. Ci permettiamo di dubitarne. Anche qui, consapevoli che si tratta di una nostra opinione, senza la pretesa di avere una cosa rara come la verità da offrire ai nostri lettori.
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