Il 14 dicembre scorso, la Camera ha respinto la mozione di sfiducia contro il Presidente del Consiglio. Il modo in cui ha Berlusconi ha conseguito questa vittoria, però, lascia ampi margini di incertezza e rilancia il ruolo dell’Udc di Pierferdinando Casini, candidato nell’immediato futuro al ruolo di ago della bilancia. Una posizione che il leader centrista intende far fruttare al massimo
Pierferdinando Casini sta raccogliendo i frutti del lavoro compiuto negli ultimi due anni: nel 2008, la sua decisione di non far confluire l’Udc nel Popolo della Libertà fu giudicata da molti un errore. Criticata anche da alcuni dei suoi più importanti membri, questa scelta sembrava infatti condannare il partito dei cattolici alla marginalità politica. Un timore che si è dimostrato infondato. Le elezioni regionali del 2009 sono state la prima occasione per Casini per far pesare il proprio appoggio, scegliendo di volta in volta l’una o l’altra delle parti, inaugurando la tanto discussa “politica dei due forni”. Un esperimento che non si è rivelato di particolare successo ma che, visto in prospettiva, ha costituito un’ottima prova generale per quanto sta accadendo oggi.
TERZO POLO, PD E BERLUSCONI – I deputati dell’Udc sono stati tra i firmatari della respinta mozione di sfiducia contro il Presidente del Consiglio, dimostrandosi al momento del voto molto più affidabili di altri membri dell’opposizione. Votazione a parte, i centristi hanno continuato a lavorare con i loro nuovi alleati per la costruzione di quello che viene chiamato il terzo polo ma, nel frattempo, Casini non si è precluso nessuna possibilità: ha continuato a dialogare con il PD e non ha chiuso le porte a Berlusconi, con il quale non sembra impossibile un’intesa. Difficile dire chi abbia più bisogno dell’altro in questo momento: il Cavaliere deve puntellare una maggioranza traballante, Casini si gioca una grande chance per ritornare al centro dell’agone politico. Il grande vantaggio del leader centrista in questi giorni è proprio quello di potersi muovere su tutti i fronti, con la libertà di scegliere quello più promettente sulla base del puro calcolo politico: una nuova alleanza con il Cavaliere significherebbe per Casini il ritorno ad una posizione subalterna, ma seduto tra i comodi scranni del Governo. Una possibilità che né il PD né il terzo polo, che ben presto dovrà affrontare lo spinoso problema della leadership, sono oggi in grado di offrirgli.
IL CAVALIERE – L’altro giocatore di questa partita è il Presidente del Consiglio. Berlusconi è uscito vincitore dalla votazione del 14 dicembre, ma il modo in cui lo ha fatto ha reso evidente la fragilità della sua maggioranza. Il primo dato è quello sotto gli occhi di tutti: un margine di tre voti è troppo esiguo per poter seriamente sperare di portare avanti un’azione di governo, specie in un parlamento con il tasso di assenteismo che presenta quello italiano. A questo si deve poi aggiungere una nota importante sulla composizione di questa maggioranza: circa trenta di quei voti, infatti, sono venuti da politici che sono al tempo stesso parlamentari ed esponenti del governo. La legge non sancisce l’incompatibilità tra questi due incarichi, ma non si può fare a meno di notare il lato grottesco del chiedere un voto sul governo ai membri del governo stesso. Nessuna norma è stata infranta, è bene ribadirlo, ma non si può non discutere sull’opportunità o meno di far votare la sfiducia al governo Berlusconi all’onorevole Silvio Berlusconi, che non si vedeva peraltro in Parlamento da circa un anno. E se questa vicenda in particolare fa sorridere, che dire di quei deputati che erano in procinto di decadere dalla carica? Chi per aver appena ricevuto un altro incarico (Vegas alla Consob), chi per aver dovuto scegliere dopo aver cumulato cariche incompatibili (Domenico de Siano). Vista al microscopio, la giornata del 14 dicembre ha quindi ribadito, al di là di ogni ragionevole dubbio, la necessità di forze fresche per appoggiare l’esecutivo. Da qui, la ritrovata importanza di Casini, in grado di muovere una pattuglia di deputati più o meno della stessa consistenza di quelli che hanno seguito Fini all’opposizione.
DUBBI E VETI – Il Presidente del Consiglio sta facendo del suo meglio per allargare la maggioranza ed evitare, o almeno rimandare, delle elezioni che al momento non lo vedono favorito. Sfoderando le sue doti di uomo d’affari e seduttore sta corteggiando gli avversari più vicini e ricompattando il Pdl, che mostra crepe sempre più evidenti: il caso Prestigiacomo non è che l’ultimo segnale del malessere che sembra essersi impadronito Popolo della Libertà.
Tutti elementi che, aumentando i problemi del Cavaliere, giocano a favore di Casini, ma il leader dell’Udc ha troppa esperienza per non avere qualche dubbio sull’opportunità di riagganciare il suo carro a quello di Berlusconi. Per quanto promettente possa essere lo scenario, il leader centrista non può certo aver dimenticato gli importanti trascorsi come alleato di Berlusconi, e forse non gli sono sfuggite alcune dichiarazioni non proprio concilianti del Cavaliere. Come quella, fatta sempre il 14 dicembre ai giornalisti, in cui parlando della necessità di abolire la par conditio, il Presidente del Consiglio ha citato proprio l’Udc come esempio di partito che non ha ragione di esistere e sta in piedi solo in virtù della presenza che può reclamare sui mass media. Non esattamente una manifestazione di stima, non proprio il modo migliore per vincere la ritrosia di un possibile alleato. Agli inevitabili dubbi, si somma poi il veto della Lega all’ingresso dei cattolici nella compagine di Governo. Il partito di Bossi si è sempre detto contrario a questa soluzione, e le sue ultime mosse ribadiscono una volta di più la debolezza del Governo: preoccupati che il federalismo si areni in Parlamento, gli uomini del Carroccio, pur di non dover ricorrere ai voti centristi, stanno cercando un dialogo con il PD e riallacciando perfino le relazioni con Futuro e Libertà.
PARTITA A SCACCHI – Lo scenario è complesso, al punto da poter dire che questa ennesima lotta di potere si sta rapidamente trasformando da guerra tra bande in una raffinata partita a scacchi, in cui sarà l’abilità dei giocatori a fare la differenza. La minacciata crisi per il momento ha già prodotto un primo risultato: ha risvegliato il Presidente del Consiglio, già entrato di fatto in modalità campagna elettorale, l’ambiente in cui ha dimostrato di essere maggiormente a suo agio. Sul calendario, intanto, si staglia già un’altra data decisiva: l'11 gennaio 2011, la decisione della Consulta sull’ammissibilità del legittimo impedimento. Una decisione che, in qualunque caso, non andrà di certo a svelenire la già pesante atmosfera.
La classe politica, insomma, si appresta a entrare nel nuovo anno con il suo bel da fare. Il paese, nel frattempo, farà del suo meglio per non disturbarla con i suoi problemi.
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