Dal palco della Convention di Futuro e Libertà a Perugia, Gianfranco Fini lancia un aut aut al Presidente del Consiglio destinato a riverberarsi nelle dinamiche politiche italiane, presenti e future. Berlusconi-bis, elezioni anticipate o governo tecnico sono le possibilità che si prospettano. Comunque vada, però, sarà proprio la figura del Premier ad uscirne più danneggiata. E dopo oltre quindici anni, il berlusconismo potrebbe essere pressoché giunto al termine.
L’INIZIATIVA FINIANA - Scacco al re. Ma ancora non matto. Dopo una lunga partita durata oltre un anno, e intensificatasi nel corso degli ultimi sei mesi, Gianfranco Fini è riuscito a mettere con le spalle al muro l’ex amico, ora arcigno nemico, Silvio Berlusconi. Una mossa che in quindici anni la sinistra aveva sognato e bramato ma mai era riuscita a realizzare. Una mossa facente parte di una strategia che dal 22 aprile, giorno della Direzione Nazionale del PdL con la nota provocazione del Presidente della Camera del “Che fai? Mi cacci?”, ha visto tra le sue tappe principali l’ufficializzazione del dissenso il 3 maggio con la nascita di Generazione Italia, la cacciata dello stesso Fini dal partito il 29 luglio e il Discorso di Mirabello il 5 settembre. E proprio dal palco della Festa Tricolore romagnola, Gianfy (come lo chiamano i fedelissimi) aveva lanciato a Berlusconi un salvagente: “se vuoi governare fino al 2013”, disse in sintesi, “tu ed io dobbiamo siglare un nuovo patto di legislatura basato su quei cinque punti da te proposti (fisco, federalismo, giustizia, sicurezza, Mezzogiorno) e attuare così il nostro vecchio programma, già sottoscritto dagli elettori alla vigilia delle elezioni del 2008”. E come ovvio, in tal caso il Cavaliere avrebbe dovuto riconoscere la determinante presenza del neonato Futuro e Libertà all’interno della maggioranza, la cosiddetta “terza gamba”.
L’ULTIMATUM - Nel lungo discorso (83 minuti) tenuto alla Convention perugina di Futuro e Libertà del 6 e 7 novembre davanti ad oltre 4500 militanti e 500 giornalisti (qualcuno addirittura parla di 10000 presenze), il Presidente della Camera ha però alzato (e di molto) l’asticella. Ad onor del vero, a proposito dei cinque punti, dal rinnovo della fiducia al governo del 29 settembre, il Consiglio dei Ministri aveva approvato interessanti provvedimenti sull’attuazione del federalismo e sulla sicurezza. Di più, nei giorni scorsi lo stesso Premier aveva definitivamente riconosciuto la “gamba” di Futuro e Libertà, nonché annunciato la sua disponibilità a sottoscrivere il patto di legislatura, così da stabilizzare il governo sino al 2013. Ma è stata proprio questa presunta stabilità, ritenuta alla stregua di inerzia governativa, a far vacillare Fini e il suo entourage. Da Bastia Umbra, il leader di FLI ha affermato infatti che gli “italiani sono stanchi di chi intende la stabilità come un paracarro. Non c’è niente di più stabile e immobile di un paracarro”. A questo punto, neppure il semplice patto di legislatura mirabelliano sarebbe più stato sufficiente. La posta in gioco si fa dunque più ingente. Servirebbero in aggiunta “una nuova agenda politica e un patto di governo da qui al 2013”. Ma per far ciò Berlusconi “deve prendere la decisione di rassegnare le dimissioni”, ufficializzare la crisi e salire al Quirinale dal Presidente della Repubblica Napolitano per istituire un Berlusconi-bis, aprendo ad un governo quadripartitico con l’inclusione dell’UdC di Casini. Il mutato programma prevedrebbe, tra le altre cose, l’abbandono del “Porcellum” e l’adozione di una nuova legge elettorale. E se tutto questo non dovesse accadere, FLI sarebbe eticamente costretta a ritirare i propri uomini dalle cariche governative, appoggiando l’esecutivo dall’esterno.
LINEE D’ORIZZONTE - Cogliendo le (solite) difficoltà giudiziarie e i recenti scandali a luci rosse che hanno travolto Berlusconi, la missione separatista di Fini ha colto nel segno: prima ha indebolito il governo respingendone le controffensive; poi, di fatto, ha (quasi) sancito la fine del berlusconismo. Conoscendo il modus operandi del Cavaliere, è infatti molto difficile, per non dire impossibile, anche solo immaginare che questi assecondi ciascuna richiesta del leader di Futuro e Libertà.
E se pure così fosse, è chiaro che si proporrebbe agli occhi dell’opinione pubblica, dei suoi fedelissimi e degli alleati (la Lega Nord e pochi altri) succube della figura di Fini, il quale otterrebbe un implicito via libera per portare a termine la sua strategia per un nuovo centro-destra sul modello europeo e deberlusconizzato. Sarebbe una vittoria completa per FLI ed una disfatta assoluta per il binomio PdL-Lega. Ma se, come già fatto trapelare, più realisticamente Berlusconi, soprattutto per questioni di principio, dovesse rifiutare di assecondare i desiderata futuristi, in primis l’invocazione a dimettersi, la crisi di governo sarebbe destinata ad aprirsi comunque e nubi di incertezza graverebbero sul futuro politico (e non solo) dell’Italia. Se, per ipotesi, Napolitano istituisse un governo tecnico di responsabilità nazionale con forze eterogenee, avrebbe il coraggio (per non dire la sfrontatezza) di relegare all’opposizione i vincitori delle ultime elezioni? E sarebbe davvero proponibile un’alleanza (anche solo temporanea) tra l’IdV, il FLI, il Pd e l’UdC? Ed eventualmente chi potrebbe far da collante? E se già così la situazione appare sufficientemente inquietante, peggio ancora si rivelerebbe indire elezioni anticipate. La vittoria dell’asse Berlusconi-Bossi difficilmente potrebbe essere messa in discussione ed un ridimensionamento della figura del Cavaliere sarebbe più che prevedibile. Considerato che già ora l’ascendente del Senatùr è grande, nuove elezioni che ufficializzerebbero un ennesimo travaso di voti dal PdL alla Lega renderebbero i “berluscones” ancor più ostaggio delle richieste delle “camicie verdi” con un logico (ed ennesimo) spostamento del baricentro della politica italiana verso Nord. Inoltre, con il “Porcellum” in vigore, l’assegnazione del Senato risulterebbe in bilico. Secondo alcuni sondaggi, infatti, se al Nord è incontrastato il dominio del PdL e della Lega, al Sud un accordo tecnico UdC-FLI-MpA-Pd (sull’attuale modello della Sicilia) potrebbe fare il colpaccio ed ottenere una larga vittoria. In questo modo, l’Italia si troverebbe la Camera dei Deputati assegnata al PdL e alla Lega, mentre il Senato sarebbe appannaggio di un’ipotetica “alleanza di responsabilità nazionale”. Inutile dire che l’ingovernabilità sarebbe assicurata. Ciò che tuttavia traspare da questi scenari, però, è che l’autorità ed il prestigio di Berlusconi sembrano al crepuscolo: la vita politica del Premier e lo stesso berlusconismo appaiono in pericolo e destinati ad esaurirsi nel medio periodo. E se il colpo di grazia proverrà come nel 1994 dal Senatùr o dal futurista Fini, giunto all'ora delle dimissioni da Presidente della Camera, è ancora da valutare.
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Commenti
Purtroppo quello che non capiscono i vari Fini, PD, Di Pietro e compagni, è che ormai, se continuano a parlare senza fare qualcosa di davvero concreto, senza risolvere veramente un problema che ci attanaglia, nessuno riuscirà a risollevare questo paese allo scatafascio.
E' normale che poi la gente si butti si Beppe Grillo o ancora peggio, si faccia convincere dalle "Puttanate" (scusate la parola ma credo sia la migliore per descrivere il mio pensierio a riguardo) di Berlusconi.
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