Nato seguendo un’idea di discontinuità rispetto alla gestione berlusconiana del potere, Futuro e Libertà ha finora mancato le occasioni per dare concretezza a questo proposito. Le attenuanti, certo, non mancano, ma ora è il momento di fare sul serio.
Il Presidente del Consiglio italiano è stato investito da uno scandalo di natura personale, uno di quegli avvenimenti che altrove ne avrebbero messo in serio dubbio la sopravvivenza politica. Altrove, non in Italia, dove si assiste ad un copione già recitato: l’Onorevole Silvio Berlusconi, democraticamente eletto dalla maggioranza dei cittadini e quindi più che legittimato a governare, tende a considerare le istituzioni della Repubblica come un’estensione della sua personalità, ed è in questa accezione che spesso le adopera. Quello che sorprende una volta di più non è questo suo approccio, in fondo sempre uguale dal suo ingresso in politica, ma l’atteggiamento dei suoi alleati. Si può concordare o meno con il capo del governo, ma il suo modus operandi ha sempre mantenuto una personale coerenza, caratteristica che è invece mancata a molte delle persone che lo circondano. Ultimi in ordine di tempo, gli uomini di Futuro e Libertà
LA SVOLTA – Dallo scranno più alto di Montecitorio, Gianfranco Fini si è rivelato in questi ultimi due anni il più temibile oppositore politico di Silvio Berlusconi, facendo sentire la sua voce in più di un’occasione, rivendicando quella libertà di pensiero e di critica che è la caratteristica fondamentale di una qualunque democrazia. Una dialettica difficile all’interno del Pdl, come hanno dimostrato i continui scontri con il Presidente del Consiglio tra cui quello, mediaticamente impressionante, del 27 aprile scorso, quando al Congresso del Pdl Fini e Berlusconi si resero protagonisti, l’uno dal palco l’altro dalla platea, di un’accesa discussione. Una convivenza sempre più difficile, fino all’uscita del co-fondatore dal Pdl e alla nascita di Futuro e Libertà, un movimento politico che si sta lentamente costituendo in partito. E qui la coerenza comincia a venire meno: finché era all’interno del soggetto politico che aveva contribuito a fondare, era logico aspettarsi da Fini una contrapposizione dialettica che non si tramutasse in un reale dissenso politico. Ma nel momento in cui il suo disagio si è fatto così forte da portarlo ad una vera frattura, alla fuoriuscita dal Pdl e alla creazione di un nuovo partito, ci si sarebbe aspettati qualche gesto più concreto. La marcia di Futuro e Libertà è appena agli inizi, ma è difficile parlare di discontinuità quando si accettano i cinque punti programmatici su cui il premier ha fatto votare la fiducia alla fine di Settembre e, andando ancora di più nello specifico, quando si trova un accordo con il Pdl sul lodo Alfano in Commissione Giustizia.
CONCLUSIONI – Chi scrive si è già sbagliato una volta, sostenendo che Fini non aveva nessuna intenzione di uscire dal Pdl. Errore di valutazione che non ho nessuna difficoltà ad ammettere, e che spero sarà presto seguito da un’adeguata risposta alle critiche mosse in queste righe. Nei fatti, non nelle parole. Al nuovo movimento non mancano le attenuanti: non è semplice mettere in piedi un partito, e consolidarlo è un lavoro che richiede tempo e fatica. Non mancano a Fini e ai suoi delle ottime ragioni, quindi, ma resta un dato di fondo: è troppo facile invocare i grandi temi della libertà e della democrazia per poi tornare a piegarsi alla prima occasione. Se davvero il Presidente della Camera ha intenzione di inaugurare una nuova stagione politica all’insegna della discontinuità con il recente passato, è ora che lo dimostri. Basta con gli annunci a effetto, si passi all’azione. Una prima e importante occasione è a portata di mano: sabato 6 novembre 2010 si terrà a Perugia la prima Convention di Fli. L’opinione pubblica aspetta di vedere se, finalmente, in Italia c’è un politico in grado di far seguire alle parole i fatti.
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