Fini a Milano: "Futuro e Libertà per un'Italia migliore"

Lunedì 01 Novembre 2010 23:00 Davide Borsani Local - Politica
Stampa PDF

Lunedì 25 ottobre, Fusi Orari era presente al comizio di Gianfranco Fini a Milano. In un lungo discorso, simile in molti punti a quello pronunciato oltre un mese fa alla Festa Tricolore, il Presidente della Camera ha richiamato l’attenzione sui problemi dell’Italia e sul ruolo della classe dirigente. In attesa di ufficializzare la nascita del partito, Futuro e Libertà continua con la sua evoluzione.

 


I PRETORIANI – “A lungo Milano ha aspettato Fini”. Dal palco del teatro Derby, allestito per l’occasione come una piccola Mirabello, l’Onorevole Cristiana Muscardini apre così il comizio del leader di Futuro e Libertà per l’Italia. Nel suo intervento iniziale, l’europarlamentare denuncia che all’interno del PdL c’è “troppo potere nelle mani di pochi, nessuna regola rispettata, nessun organismo a cui chiedere chiarezza”. È quindi la volta dell’assessore del comune di Milano Giampaolo Landi di Chiavenna, ai ferri (quasi) corti con la giunta Moratti: “chi sceglie FLI lo fa per convinzione, non per convenienza”, dice, “noi dobbiamo creare le condizioni per un nuovo corso della politica da propagare in Italia, in Europa e nel mondo”. Il vicepresidente vicario di FLI alla Camera, Benedetto della Vedova, chiama all’appello Milano e i milanesi per dar vita ad “un nuovo centro-destra all’altezza delle sfide globali”. Interviene anche il ‘falco’ Italo Bocchino sottolineando che “la Lombardia ha fornito il risultato migliore da quando è stata lanciata Generazione Italia”. “Contro tutti i pronostici pidiellini, questa è la regione con più circoli”, dichiara con orgoglio, “ed è qui a Milano, in casa della Lega, che si giocherà la vera partita nazionale”. Ed è per ciò che, con aria di sfida, il capoluogo lombardo è stato scelto dai vertici futuristi per il lancio ufficiale a gennaio del nuovo partito. Torna sul ruolo di FLI in Lombardia il Senatore Giuseppe Valditara: “la nostra regione è un laboratorio politico: da qua parte la modernizzazione della Repubblica”. Serve “una nuova mentalità per rinascere, dobbiamo riscoprire il significato del bene comune e rifiutare la ricerca dell'interesse particolare”. In conclusione, il Presidente della Camera può essere il “maggiore interprete di questa rivoluzione”.

PRIME PAROLE –
Gianfranco Fini sale sul palco accolto da un’autentica ovazione. “Futuro e Libertà è un progetto difficile da realizzare, molto più di Alleanza Nazionale, ed ambizioso”, esordisce, “un progetto che non sarebbe mai nato” se all’interno del PdL si fosse attuato il principio della dialettica democratica. Quindi “o ci rassegnavamo o ci mettevamo all'opera, non per opporci a qualcuno o qualcosa, ma in favore di una certa idea dell'Italia”. Futuro e Libertà sarà un “movimento d'opinione organizzato”, aperto quasi a tutti. Gli unici esclusi? “I parassiti e i delinquenti”. “Non siamo un partito coreografico, non abbiamo ingenti quantità di denaro”, continua, “vogliamo ricominciare con lo spirito dei 18 anni: abbiamo solo idee e la presunzione di poterci rivolgere a tutti avendo chiaro di cosa il popolo italiano ha bisogno”.

LE STELLE POLARI -
Il primo dei problemi che Fini denuncia è che “l'Italia ha un eccesso di propaganda ed un deficit di politica” e ciò “nei giovani genera l'idea che sia inutile impegnarsi politicamente”. Certamente “i ragazzi vogliono cambiare la società, ma la politica è incapace di dar loro gli strumenti”, costringendoli quindi a rivolgersi alle organizzazioni di volontariato e alle no-profit per aiutare la comunità. Il secondo punto sollevato è la cosiddetta ‘questione settentrionale’ che “può essere affrontata solo con una politica di ampio respiro ed avendo ben chiaro il concetto di identità nazionale”, poiché “nell'era globalizzata non ha senso pensare all'egoismo geografico, serve piuttosto una logica che leghi l'Italia” da nord a sud. Ma cosa significa essere italiani in un’era globalizzata? “Significa orgoglio”, risponde Fini, “significa essere depositari di una cultura e di una tradizione che rappresentano le pagine più belle della storia europea”. Ed è in nome di questa identità che bisogna fare le riforme di cui il Paese necessita, anche perché “il tempo corre veloce, i ritardi maturati non sono comprensibili”. Significativo è che la terza carica dello Stato affermi che in dieci anni questa politica non sia riuscita “nemmeno a fare la più piccola delle riforme, non c'è presa di responsabilità della classe dirigente”. La terza questione sollevata è probabilmente quella che sta più a cuore alla base elettorale di Futuro e Libertà: la cultura della legalità, che è “un abito mentale, vuol dire avere chiaro che bisogna adempiere a dei doveri a partire dal rispetto di se stesso, dell'Altro e soprattutto delle regole”. Da qui al Lodo Alfano il salto è breve: “è sacrosanto dire che occorre garantire al premier il diritto ed il dovere di governare, ma non siamo disponibili a garantire la persona, solamente la funzione”. Indi per cui “se si vuole estendere il Lodo, reiterandolo, non va bene, perché equivarrebbe ad un colpo di spugna” che rischia di cancellare i processi a carico di Berlusconi. Ed il massimo dell’intransigenza è necessaria anche per il fenomeno della corruzione. Ricordando che “la legalità non è giustizialismo, né giacobinismo ma garantismo”, l’annuncio che fa Fini è che “presenteremo un provvedimento ad hoc per far sì chi è condannato in terzo grado di giudizio per reati contro la pubblica amministrazione non potrà essere ricandidato né restare all'interno della macchina dello Stato”. Infine, il lavoro e l’istruzione. Nel rimarcare che “il nostro problema è una rete produttiva composta da piccole-medie imprese che non riescono a competere globalmente sulla quantità ma solo sulla qualità”, asserisce che il governo deve “avere il coraggio di individuare uno o due settori in cui bisogna investire, non tagliare”. Ed in tempi di crisi, il “volano della ripresa“ non può che essere “connesso con il futuro dei giovani, ovvero il mondo dell'università, della ricerca, della scienza applicata”, assolutamente da non “delegare alle piccole-medie imprese perché non sarebbero in grado di reggere il colpo”. Considerato poi che “c'è un aumento del disagio sociale e un impoverimento del ceto medio”, il lavoratore deve capire che “il suo interesse coincide con quello del datore di lavoro” e che quindi “capitale e lavoro” devono stare dalla stessa parte della barricata.

NOTE FINALI - “Sono grandi sfide culturali e politiche su cui vorrei che si impegnasse di più la politica, avvicinando di più il Paese ideale con quello reale”, conclude Fini, “è importante innervare il dibattito politico chiedendo la partecipazione del cittadino”. Tutti si devono impegnare a dar vita ad una nuova etica civile. E per far ciò “Futuro e Libertà ha il desiderio di impegnarsi affinché il domani sia migliore dell'oggi e che antiche ferite vengano chiuse, senza una propaganda offensiva: dobbiamo lavorare insieme per avere un'Italia migliore”.

Ultimo aggiornamento Mercoledì 03 Novembre 2010 09:23

Aggiungi commento


Codice di sicurezza
Aggiorna

150 anni d'Italia

Senza fine. Non è Gino Paoli. E' il Drago di Arcore

FusiOrari TV

Il Sondaggio

Reputa la manovra del governo Monti:




La Vignetta

Login



PhotoGallery

  • Galleria
  • Galleria
  • Galleria
  • Galleria
  • Galleria
  • Galleria
  • Galleria
  • Galleria

Editoriali

Analisi - L'Italia è in svendita?
Martedì 24 Gennaio 2012 Rosanna Terminio
Immagine
Il 2011 si é concluso con la notizia dell'acquisto di una partecipazione nel gruppo Ferretti, produttore di yatch di lusso, da parte dell'azienda cinese Shandongh Heavy Industry Group (SHIG). Nello stesso periodo dell'anno precedente una azienda cinese ha comprato l'azienda Cantieri Navali di Lavagna in bancarotta Leggi tutto...
F-35 o Eurofighter Typhoon, per l’Italia è scelta strategica
Mercoledì 04 Gennaio 2012
Immagine
Sulle pagine di quotidiani e riviste, sui blog e nei social network impazza il dibattito sul ventilato acquisto da parte dell’Italia di centotrentuno velivoli militari F-35 per una somma pari a quindici miliardi di euro. Questo proprio mentre il governo vara una manovra da ventitré miliardi definita sovente «lacrime e sangue». In risposta a tale presunta assurdità, i cittadini chiedono più spesa sociale e i pacifisti reclamano ulteriori tagli per la difesa. È errato però porre il problema in termini così semplicistici. FusiOrari vuole guardare oltre una prospettiva ideologica, analizzando pragmaticamente il perché, il come e le eventuali alternative all'acquisto degli F-35. Leggi tutto...
FusiOrari in Cina, alla scoperta del Gigante “ignoto”
Martedì 06 Dicembre 2011
Immagine
SHANGHAI - Se per strada fermaste dei passanti e chiedeste loro dove si trova la Cambogia e quali siano i tratti caratteriali dei cambogiani, pochi sarebbero in grado di rispondere. Una cosa simile si verificherebbe per il Bangladesh, l’Indonesia, e così via. Se però domandate anche a una sola persona se ha cognizione o un’opinione sulla Cina e sui cinesi, quasi certamente si lancerà in analisi geopolitiche, sociali e culturali ripercorrendo la gran parte degli stereotipi occidentali sulla discendenza di Mao. Leggi tutto...

Il Meteo