De Magistris: Why Not e vicenda Tulliani-Montecarlo? “Un filo conduttore c'è senz'altro”

Giovedì 30 Settembre 2010 09:58 Paolo Frediani Local - Politica
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Foto de MagistrisPrimarie, alleanze, Napoli, Grillo, ma soprattutto dossieraggi. Sulla vicenda Montecarlo-Tulliani l'ex PM di Catanzaro lancia accuse pesantissime a tutto il campo del Centrodestra. Parla di guerra tra bande, rievoca la Notte dei Lunghi Coltelli, e ipotizza inquietanti analogie tra la vicenda Why Not – una delle indagini che gli sono costate la rimozione dalle funzioni di Pubblico Ministero, sulla base di accuse rivelatesi infondate – ed il recente scontro tra berlusconiani e finiani.

 

Cosa ne pensa dell'ipotesi secondo cui i servizi segreti starebbero indagando sulla casa di Montecarlo?

Più che voci abbiamo i giornali riconducibili a Silvio Berlusconi, Il Giornale e Libero, che hanno più volte detto chiaramente che i servizi stavano facendo accertamenti sulla vicenda della casa di Montecarlo. Questo metodo Boffo, che ha colpito già diverse persone e che adesso viene attuato per la vicenda Fini, è un metodo che puzza di servizi segreti deviati. Anche altre persone – magistrati soprattutto, ma anche giornalisti – sono state pesantemente colpiti da quest'attività di dossieraggio che trova ispiratori, mandanti e manovalanza io credo tra pezzi dei servizi deviati, frange che sono anche fuori dal controllo di apparati dello Stato. Su questo non credo ci sia dubbio.
Del resto la P3 è ormai pienamente inserita in passaggi, in luoghi assai significativi delle istituzioni. Basta vedere il contenuto delle intercettazioni dell'inchiesta di Roma sul salotto Verdini- Dell'Utri - Carboni per rendersene conto.
E' la strategia della tensione di questo periodo, che mette in crisi anche il quadro democratico perché destabilizza la politica, le istituzioni, i protagonisti della vita pubblica.

Genchi ha ipotizzato che lei e Fini siate stati vittima di uno stesso network eversivo

Io posso sapere, intuire, quello di cui sono stato vittima in prima persona. Di quello di cui è vittima Fini, posso farmi delle idee da osservatore politico, non da magistrato che fa le indagini. Ho vissuto sulla mia pelle l'esistenza di quello che Genchi chiama network eversivo. Ho vissuto l'attività di ostacolo che dall'interno delle istituzioni pezzi deviati dello stato hanno condotto nei miei confronti. Ci troviamo di fronte a poteri occulti che tramano all'interno delle istituzioni, le governano di fatto e tendono a colpire in modo certe volte “mortale” chi si mette contro di loro.
Alcuni personaggi sono gli stessi che stanno lavorando adesso. Sui giornali si parla di questo deputato del pdl, Laboccetta, che ebbe un ruolo centrale anche nella mia vicenda, producendo attività di disinformazione, di diffamazione, insinuando rapporti privilegiati tra me e i magistrati di Salerno, quando poi i magistrati di Perugia hanno accertato che quelle insinuazioni erano del tutto false. Si insinua che Laboccetta possa essere uno dei protagonisti della vicenda di Montecarlo. Questa è una lettura che faccio dai giornali. Però mi sembra una lettura molto interessante, tenuto anche conto del rapporto strettissimo che aveva con Fini, dei legami che ha, degli interessi in alcune società collegate a questo personaggio, Corallo, di cui si parla ampiamente sui giornali negli ultimi giorni. Personaggio tutt'altro che trasparente. Questo è un elemento di collegamento che mi sembra una pista interessante da seguire.
Ci sono anche magistrati legati ad ambienti criminali che hanno operato e che probabilmente potrebbero operare anche adesso. Un filo conduttore c'è senz'altro.

Italo Bocchino ha accusato Valter Lavitola dell'Avanti e Vittorugo Mangiavillani del Velino di aver diffuso il documento di Saint Lucia.

Io posso dire che Il Velino ebbe un ruolo in negativo importante nella vicenda Why Not. Ricordo anche i rapporti stretti che c'erano tra Il Velino e l'allora rappresentante per il Sud della Compagnia delle Opere Antonio Saladino. Ricordo i pezzi che Il Velino faceva con riferimento alla mia attività investigativa in collaborazione con l'Olaf (ufficio antifrode dell'UE, nda). Il Velino ha rapporti molto stretti con uffici a Bruxelles, è un'agenzia sulla quale tenere gli occhi aperti su alcuni passaggi che hanno caratterizzato sia Why Not, sia la vicenda odierna.

Berlusconi chiede la fiducia a Fini, però su questa vicenda cerca lo scontro. Ha un asso nella manica?

Questa vicenda complessivamente è vergognosa. Io dico che il ragionamento di Fini, il video di Fini, quello che stanno dicendo Fini e Bocchino, non convincono assolutamente. Queste persone devono avere coraggio, coerenza e devono dimostrare di aver sposato veramente la questione morale, la questione della legalità, e che non si tratti solamente di atteggiamenti strumentali. Fini non può dire, a mio avviso, che il mandante dell'attività di dossieraggio nei suoi confronti è il Presidente del Consiglio e poi dargli la fiducia. Altrimenti si comporta come un "quaquaraquà". Se il Presidente della Camera, terza carica dello Stato, ritiene che il Presidente del Consiglio, capo del Governo, sia il mandante di un'attività che punta a destabilizzare il suo ruolo, il minimo che debba fare è togliere la fiducia all'Esecutivo. Dovrebbe andare anche dai magistrati e portare elementi su quello che dice. Altrimenti è una denuncia senza senso, è una guerra tra bande interna al Pdl, uno scontro dei lunghi coltelli tra due cofondatori che adesso si odiano. Un po' come una coppia, marito e moglie, che si separano – il Partito dell'Amore che diventa Partito dell'Odio. Il Paese non può vivere di ricatti, di dossieraggi, di trattative segrete, di coltelli dietro le spalle, con gli italiani che ne fanno le spese perché non si fa nulla nell'interesse dei cittadini. Comunque, senza i finiani, non dovrebbe più esserci la maggioranza numerica. La maggioranza politica già non c'è più perché il Pdl è deflagrato. A mio avviso si dovrebbe aprire la crisi di Governo. Tutt'altro che probabile, sia ben chiaro. Poi potrebbe accadere che Berlusconi compri deputati e senatori, come sta cercando di fare. Bisogna vedere quanti ne riesce a comprare, se quest'operazione andrà in porto.

A Napoli riappaiono i rifiuti nel centro città. Com'è possibile che in tutto questo tempo non si sia trovata una soluzione?

Questa è una delle grandi bugie mediatico-istituzionali messe in campo dalla propaganda di regime di Bertolaso, Berlusconi e Letta, che all'epoca fecero credere di aver risolto il problema dei rifiuti con termovalorizzatori, inceneritori e discariche. Un grande falso che noi abbiamo sempre denunciato. C'erano discariche illegali, come quella di Chiaiano, il massacro del parco nazionale del Vesuvio che sta avvenendo ogni giorno – con la vicenda di Terzigno e degli altri paesi vesuviani –, un inceneritore, di per sè dannoso, che poi non è mai entrato in funzione. In realtà la spazzatura è stata tolta provvisoriamente, come quando, in casa, invece di fare davvero pulizia metti la polvere sotto il tappeto. Prima o poi la polvere esce di nuovo fuori. Quella fu un'operazione sulla quale Berlusconi costruì la campagna elettorale. Lo fece intelligentemente, com'è suo costume, essendo senza dubbio un grande comunicatore. Quello che è un po' più grave sono le bugie, le falsità che ci ha proposto il capo della Protezione Civile, il quale ha ormai perso ogni credibilità dopo l'inchiesta che l'ha coinvolto sulla vicenda dell'Aquila. Anzi, mi meraviglia che continui a rivestire questo ruolo.

Ci sarà anche qualche responsabilità del Comune?

Le responsabilità strutturali, storiche, recenti e meno recenti sono molto ampie. Sono di tutta la politica ed in particolare anche di quella del Centrosinistra che ha governato per tanti anni Comune e Regione, non c'è dubbio. Ma in queste ultime vicende, quello che accade è responsabilità soprattutto del Governo che non ha saputo affrontare, avendo le risorse economiche, il problema dei rifiuti di Napoli.

Si candiderà a sindaco della città?

Penso di no.

In agosto lei si è proposto per le primarie del centrosinistra. A Vasto Di Pietro ha dichiarato che il leader della coalizione è Bersani. Che è successo?

Non è questione di candidarmi a sindaco o a Premier. E' un discorso un po' più ampio. Noi stiano costruendo insieme agli altri partiti del Centrosinistra una coalizione, una squadra di Governo, con programmi chiari per preparare e costruire l'alternativa a Berlusconi e al berlusconismo. In questa squadra ci sono tante donne e tanti uomini provenienti da Idv, Pd, Sel, dagli altri schieramenti che vogliono stare in questa grande sfida politica e culturale. In tutto questo, c'è la disponibilità di Antonio Di Pietro, c'è la mia disponibilità a guidare la coalizione, ma poi si deciderà tutti insieme quali sono le scelte migliori. Lo si deciderà insieme alla gente con le Primarie, coinvolgendo il popolo in una democrazia partecipativa. Sono disponibilità che rimangono. Però, se lei mi chiede una previsione, le dico che io continuerò a fare il Presidente della Commissione di controllo sul bilancio del Parlamento Europeo. Poi, le condizioni possono anche cambiare: uno può anche trovarsi a svolgere un impegno politico nuovo, se questo rientra nelle scelte più opportune della coalizione di Centrosinistra.

Ci sono possibilità di un'alleanza con i grillini?

Non sono molte, dalle dichiarazioni che leggo sui giornali. Ma l'atteggiamento di chiusura è miope. E' miope perché oggi, in un momento di emergenza morale, criminale e democratica bisogna unire le forze democratiche, le forze fresche, le forze pure, coloro che vogliono veramente un cambiamento. Curare le proprie nicchie e nicchiette credo non sia interesse di nessuno. Tra l'altro, del movimento di Grillo tanti di noi condividono tutto o quasi tutto: le battaglie, i ragionamenti, le prospettive, la voglia, la freschezza, la partecipazione dei giovani. Grillo deve farci capire perché vuole isolarsi, e quindi alla fine fare il gioco di Berlusconi e dei poteri forti. La frantumazione, lo capisce anche un bambino di dieci anni, porta alla vittoria degli schieramenti neoconservatori, neofascisti ed eversivi, come può essere la Lega Nord. Non vorrei che il grillismo si traducesse, in fondo, in un ragionamento molto simile a quello di Bossi e della Lega. Mi auguro che ci sia più intelligenza, più voglia di stare insieme. Questo è anche un momento storico in cui bisogna avere l'umiltà, il coraggio, la forza di stare insieme, rinunciando anche ad un pezzettino dei propri interessi – per carità, legittimi, ma personali.

E l'alleanza con l'Udc?

Questo è un problema che mal si pone, perché è l'Udc che non verrà mai in un'alleanza di questo tipo. Perché è un'alleanza che vuole il cambiamento del Paese, vuole un'alternativa al berlusconismo. L'Udc è stata una delle principali stampelle del berlusconismo, protagonista di una stagione buia del Paese. Hanno votato per tanti anni le peggiori leggi vergogna. Noi riteniamo non ci sia nessuna condizione politica per fare un accordo con l'Udc e ritengo che l'Udc non abbia nessun interesse a fare un accordo con noi. Perché siamo forze che la pensano in modo diverso su quasi tutto, e di certo su tantissime cose importanti.

Ultimo aggiornamento Martedì 05 Ottobre 2010 21:29

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