
Dopo settimane di voci e di commenti è arrivato il giorno decisivo: Silvio Berlusconi ha parlato alla Camera dei deputati, rivendicando i risultati del suo governo e rilanciando per il futuro della legislatura. La votazione ha assicurato la fiducia al suo esecutivo, ma i numeri parlano chiaro: 342 voti a favore hanno un significato ben preciso. Tra ingiurie e proclami roboanti quanto usurati, un dato emerge ora con chiarezza: il Premier non può fare a meno di Fini e di Lombardo. Una situazione che non cambia nemmeno dopo il voto, più confortante, del Senato.
Nel giorno in cui compie 74 anni, Silvio Berlusconi, l’imprenditore prestato alla politica, l’uomo del fare che dal 1994 domina la scena, si è presentato a Montecitorio per chiedere la fiducia. Un passaggio divenuto fondamentale dopo che i ripetuti dissidi con Gianfranco Fini, cofondatore del Pdl e personaggio di riferimento del nuovo movimento “Futuro e Libertà”, hanno messo in discussione la tenuta stessa della maggioranza. Un timore che appare adesso pienamente giustificato. Nonostante il buon margine ottenuto in Senato, infatti, il dato di Montecitorio resta il più significativo.
ALLA CAMERA – Silvio Berlusconi ha ottenuto la fiducia, ma un esame approfondito dei numeri rivela tutta la fragilità di questo esecutivo, che non avrebbe oltrepassato la soglia minima (316) senza l’appoggio dei finiani e agli uomini del Mpa di Lombardo. Una maggioranza, quindi, tutt’altro che solida, specie in vista delle delicate e spesso controverse iniziative legislative in programma nei prossimi mesi. Dati alla mano, le elezioni appaiono sempre più vicine, elezioni cui Berlusconi, secondo i più spiritosi, si era già preparato assicurandosi il sostegno dei suoi tifosi con l’acquisto di Ibrahimovic e Robinho. Elezioni desiderate, ma non ancora invocate, dalla Lega: il partito guidato da Umberto Bossi è ormai seduto sulla riva del fiume ad aspettare che passi non solo il cadavere del suo nemico, ma anche quello di qualche alleato. La prova delle urne è sempre un’incognita, e proprio Berlusconi ci ha abituati a risultati sorprendenti, ma è certo che, ad oggi, gli unici a non temere il giudizio elettorale sono gli uomini del carroccio.
AL SENATO - Giovedì 30 settembre è andata in scena la seconda parte del passaggio parlamentare del Presidente del Consiglio, che si è presentato a palazzo Madama per ricevere la fiducia anche dal secondo ramo del parlamento. In un'atmosfera decisamente più rilassata, le operazioni si sono svolte con meno patemi d'animo per la maggioranza, e il Cavaliere ha potuto dare il meglio di sé. Infastidito dal senatore Pd Zanda, Berlusconi si è lanciato in un resoconto dei suoi risultati in politica estera che ha superato di molto i confini dell'apologia, ma non è questa la cosa più significativa. Per avvalorare le sue affermazioni, il leader del Pdl ha indossato gli inediti panni dello statista consumato, accennando alla sua età anagrafica non proprio "verde", ricordando che è sia un tycoon che un politico di grande esperienza: unico tra i leader occidentali oggi al governo ad essere al centro della scena da sedici anni. Tutte caratteristiche normalmente enumerate per criticarlo ma che invece, a suo avviso, lo accreditano come la persona più adatta per portare avanti una politica estera di grande spessore.
SOLITI LEADER, VECCHIE ESTERNAZIONI - Tra discorsi autocelebrativi e aspre critiche si è così compiuto un importantissimo passaggio. Al termine di queste due giornate, le ennesime che la classe politica dedica a se stessa invece che ai problemi del paese, alle cronache non restano solo i risultati: ancora una volta non si può non rimanere sconcertati davanti alla gravità delle affermazioni fatte. Parole che meriterebbero uno spazio che qui si preferisce, invece, evitare: gravi e pesanti da ambo le parti, le esternazioni di questi due giorni suonano incredibilmente, vecchie, contenuti usurati almeno quanto i leader che li vanno ripetendo, sempre uguali, da anni. Che si tratti di opere pubbliche (bentornato ponte sullo stretto di Messina), di riforme o di critiche, il disco suona incredibilmente sempre lo stesso. E quello che rimane nel cittadino-spettatore al termine di giornate come questa è solo un diffuso senso di stanchezza.
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