Dal palco della Festa di “Futuro e Libertà per l’Italia”, davanti al suo popolo, Gianfranco Fini dà vita ufficiosamente ad un nuovo partito. Qual è il significato del suo discorso? E cosa accadrà in futuro? Lo spettro delle elezioni anticipate incombe sull’Italia, ma la partita ancora non è finita. E se la crisi di governo non si verificasse, gli anni che ci separano dal 2013 potrebbero essere solo parzialmente imprevedibili.
IL NUOVO PARTITO - Fuor di metafora, che per quanto suggestiva e pittoresca rievoca conflitti politici armati ormai desueti all’interno delle democrazie occidentali, il discorso di Fini di domenica 5 settembre ha decretato di fatto la nascita di una nuova creatura politica. Formalmente il nuovo partito non c’è, né è stato annunciato, ma la struttura effettiva è già stata creata: il radicamento sul territorio è garantito dalla capillarità di “Generazione Italia”, il think-tank (la fucina di idee) si chiama “Fondazione Fare Futuro”, l’organo ufficiale di stampa è tornato ad essere “Il Secolo d’Italia” e, soprattutto, esistono i gruppi parlamentari autonomi. Perché, dunque, nonostante tutto ciò, la costituzione del nuovo partito ancora non è stata decretata? “È una questione di tattica”, confida un deputato di FLI, “dobbiamo agire cautamente. Quella è una bestiaccia”.
IL DISCORSO DEL LEADER - Mirabello è stata davvero “per un giorno, la capitale della politica italiana”, al centro dell’attenzione dei media e non solo. Un’attenzione ripagata da un brillante discorso di Fini, capace di parlare tanto alla testa quanto alla pancia dei cittadini italiani e condire il tutto con punte di sarcasmo e ironia: gli obiettivi fisici, ovviamente, non potevano che essere il Premier, il suo entourage e gli ex-colonnelli di AN. E però, in realtà, a livello di contenuti, niente di nuovo è stato detto: le battaglie per la dialettica interna al PdL (che “non c’è più” sostituito dall’unilateralismo del “partito del predellino”), per la legalità, per la rappresentanza parlamentare, per il rispetto delle istituzioni, per un’economia realmente sociale, per l’interesse generale inseparabile dal senso di responsabilità nazionale e per un nuovo patto generazionale non sono vere novità; a tal proposito, già Fini, Viespoli, Bocchino, Briguglio e Granata (quest’ultimi tre, i cosiddetti “falchi finiani”) se ne erano già fatti portavoce in passato.
Così come non deve sorprendere che, di fronte alle richieste del “Giornale” e di “Libero” di far chiarezza sulla vicenda della casa di Montecarlo, il Presidente della Camera, la terza carica dello Stato, abbia detto di nutrire fiducia nell’indagine in corso condotta dalla magistratura, “che dirà e stabilirà i responsabili di tanta volgarità, di tante menzogne e falsità”. E, soprattutto, l’apertura ad un nuovo patto di legislatura basato sui famosi "cinque punti" (la riforma della giustizia, il Mezzogiorno, il federalismo, il fisco e la sicurezza), una garanzia a Berlusconi di mantenere la stabilità governativa sino al 2013, non appare essere una clamorosa svolta; a condizione, ovviamente, che se ne possa in primis discutere in Parlamento della sua declinazione ed in secundis evitare l’inclusione di leggi ad personam lesive dell’interesse nazionale.
LE PROSPETTIVE - La strategia politica di Fini, costruire un nuovo centro-destra moderato capace di farsi carico delle esigenze della nazione “da Vipiteno a Lampedusa”, rimane l’obiettivo ultimo. Nel breve e nel medio periodo, i target dovranno essere naturalmente più limitati. Dunque cosa ci aspetta nel prossimo futuro? Il cerino è nelle mani di Berlusconi: se quest’ultimo si atterrà al programma sottoscritto con gli elettori nel 2008, senza opportunistici deragliamenti, è probabile che i gruppi parlamentari di FLI si limiteranno ad approvare l’operato del governo, non provocandone la crisi ed allontanando così lo spettro delle lezioni anticipate; quest’ultime, in effetti, all’interno della maggioranza non converrebbero né a Fini né a Berlusconi, ma solo a Bossi, il quale, non casualmente, ne sta accelerando l’indizione. Entro il 2013, anno di fine legislatura, è invece probabile che, stando così le cose, Fini dovrà accantonare momentaneamente il suo desiderio di un ideale sistema partitico bipolare e adottare un approccio più realista, volto a far buon viso a cattivo gioco: è ipotizzabile che si crei una terza forza riunente l’”Alleanza per l’Italia” di Rutelli, l’”Unione dei Democratici Cristiani e di Centro” di Casini e la stessa “Futuro e Libertà per l’Italia”; si verrebbe così a formare la cosiddetta “area di responsabilità nazionale”, appetibile anche per i “moderati disillusi” del “Partito Democratico” e del “Popolo delle Libertà”. E se Montezemolo decidesse di avventurarsi in politica con "Italia Futura", non è da escludere che si inserirebbe in questa coalizione.
CONSIDERAZIONI FINALI - Insomma, la vera opposizione al governo Berlusconi appare adesso essere situata al centro, ma lievemente spostata verso destra, dell’arco parlamentare; quanto saprà essere incisiva e decisiva nel corso dei prossimi mesi dipenderà in gran parte da quello che probabilmente sarà il nuovo asse Fini-Casini, sostenuto dal Capo dello Stato Napolitano. Un asse che, constatata la convergenza di valori e interessi tra la deriva centrista del Presidente della Camera e il moderatismo del leader dell’UDC, senza difficoltà potrebbe essere suscettibile di conferma per le prossime elezioni, siano esse anticipate o regolari.
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