Travel 2.0, la nuova frontiera del turismo on line

Mercoledì 12 Ottobre 2011 19:01 Demetrio Zavettieri Local - Economia
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Sempre più in crescita il fenomeno di promozione turistica “virale”, con strumenti non convenzionali e con l’ausilio dei social networks.

 

IL TURISTA 2.0 – Se vogliamo organizzare una viaggio per l’estate, cosa serve? Un biglietto dell’aereo? O ci andiamo in treno? E dove ci piacerebbe andare? In Calabria per esempio! E dove alloggiamo? Cosa c’è da vedere? Quali eventi ci sono? Alt, fermo, basta così. Qualunque cosa abbiamo in mente di fare, qualunque decisione prenderemo al riguardo, non potrà sottrarsi alla dura legge del web. E così le tradizionali agenzie turistiche vengono sostituite da siti specializzati come Trip Advisor, Trivago, Venere, Airbnb (per citarne alcuni) e la scelta della meta e dell’alloggio sono sempre più orientate dalla “web reputation” delle strutture ricettive, attraverso i feedback positivi degli utenti, che sottopongono alla prova della verità alberghi e bed and breakfast. Le recensioni, dunque, possono costituire un valido strumento di marketing spontaneo, una vetrina in grado di testimoniare e condividere la soddisfazione per il servizio ricevuto, attrarre nuovi clienti e fidelizzare i propri ospiti e, d’altra parte, il potenziale turista, che confronta le diverse opinioni, può farsi un’idea sulla destinazione e i servizi che sceglierà.

UN NUOVO MODO DI FARE BUSINESS – Allora anche il turismo diventa sociale, comunicativo, “conversazionale” e non può sfuggire al processo di condivisione della conoscenza che il web 2.0 propone, in cui vige il principio del Content is king. Oggi i luoghi di incontro e di scambio (non solo di prodotti, ma soprattutto in termini di conoscenza) sono le nuove “agorà virtuali”… le imprese e le istituzioni devono adeguarsi. Il sito internet è importante ma non basta, occorre dargli un’anima e ricordarsi che il business è un’attività umana, ragionare in termini di persone e non di clienti, e poiché la rivoluzione digitale è prima di tutto una rivoluzione culturale, è necessario riconsiderare i modi di fare business on-line, in cui è l’aspetto immateriale a generare valore. I social network e i new media possono rappresentare un differenziale importante per questo nuovo “mercato della conoscenza”, un fattore strategico dove l’egoismo del commerciante non funziona più e comincia a farsi strada una visione responsabile, comunitaria, sociale, virale, condivisa e quindi sostenibile.

UN ESEMPIO DI ECCELLENZA – In quest’ottica, il concetto di Travel 2.0 è ben più ampio e riguarda davvero tutti: le persone, il territorio, le istituzioni, le imprese, le strutture ricettive e tutti gli altri stakeholders. Coinvolgerli in un processo di sviluppo integrato è la vera chiave di successo in questo settore, che non può non adeguarsi all’innovazione tecnologica e digitale. È la strada seguita dalla Regione Toscana con il progetto di promozione turistica “Voglio vivere così” lanciato nel 2008, in cui hanno lavorato il Dipartimento del Turismo, la Segreteria della Presidenza della Regione, la Fondazione Sistema Toscana e Toscana Promozione, investendo soprattutto su una comunicazione web-based, intensificando la presenza su oltre 50 social network utilizzati in tutto il mondo e avvalendosi di un “social media team” composto da 10 web evangelists multilingua, che monitorano costantemente blog, forum, siti specializzati; trasmettono informazioni su luoghi, eventi e servizi; tastano gli umori, le emozioni e le conversazioni delle persone e soprattutto, orientano l’attenzione degli utenti verso il “brand Toscana” e il suo prodotto turistico, con consigli e recensioni. In termini di ROI (Return On Investment) tutto questo è traducibile in un aumento delle conversazioni in rete, che sono raddoppiate a seguito della campagna e in un miglioramento della popolarità on line della Regione; in più, nel 2010, il flusso turistico toscano è aumentato del +2,5% (circa il 7,8% proveniente dall’estero), rispetto al dato medio nazionale che diminuiva dello 0,7%.  Cosa aspettano le altre Regioni a “fare sistema”?

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