Da anni gira per la rete la storia del più grande complotto mai ordito ai danni dei cittadini italiani – e non solo: il signoraggio bancario. In passato ne hanno parlato personaggi noti come Beppe Grillo e Antonio Di Pietro. Da qualche anno non ne parlano più. Sarà perché si sono resi conto che era una leggenda metropolitana? Questo è un articolo in risposta a Signoraggio bancario, trappola infernale e antidemocratica, editoriale pubblicato su questo stesso sito. Colgo l'occasione per trattare la vicenda signoraggio nel suo complesso, nel tentativo di fare chiarezza sulla questione.
LONDRA - Il signoraggio è l'insieme dei redditi derivanti dalla possibilità di emettere denaro. Produrre una moneta o una banconota ha un costo materiale quasi nullo, tuttavia il suo valore può essere notevolmente elevato – in concreto, fino a 500 euro nel nostro paese.
Il reddito da signoraggio somiglia al reddito del falsario, che crea soldi dal nulla anziché produrre beni e servizi. Nelle moderne economie il signoraggio esiste, ma, come vedremo, è un fenomeno limitato e ben poco losco. La questione chiave per capire la natura del signoraggio – e
se è in corso o meno una “truffa” – è stabilire chi si appropria dei redditi che ne derivano.
Come vedremo, in ultima istanza questi finiscono nelle casse dello stato, e non nelle mani di banche, banchieri, o altri soggetti impropri.
DENARO E INFLAZIONE. Se il falsario ha un chiaro e inequivocabile vantaggio nello stampare moneta, non si può dire lo stesso di chi controlla un intero sistema monetario, poiché un'azione su ampia scala modificherebbe il sistema stesso.
Se ipotizziamo un sistema e economico in cui vengono prodotte solo – solo e soltanto – 10 mele, ed in questo sistema esistono 10 monete, ogni mela costerà circa una moneta. Se improvvisamente venissero coniate altre 10 monete, la ricchezza del sistema economico non cambierebbe di una virgola: continuerebbero ad esistere solo dieci mele. L'unica conseguenza sarebbe che, da quel momento, le mele costerebbero due monete.
La perdita di potere di acquisto di una moneta si chiama inflazione, ed una produzione in eccesso della stessa non può che generarla.
CHI EMETTE DENARO. In Europa ci sono due soggetti che emettono denaro: la Banca Centrale Europea che emette banconote e denaro virtuale – quello che circola attraverso conti correnti, bancomat e via dicendo – e i singoli stati, che coniano le monete.
La normale esistenza del denaro già in uso non comporta ovviamente alcun reddito. La sostituzione delle banconote danneggiate è semplicemente un costo.
Può generare redditi invece l'emissione di nuovo denaro, che avviene in due occasioni: quando la ricchezza effettiva di un paese è aumentata e la BCE aumenta la circolazione di denaro di conseguenza, e quando – come sta accadendo in questo periodo nell'area Euro – si decide volontariamente di aumentare la base monetaria per fronteggiare la crisi innescata dalla Grecia. Alle volte infatti una forte inflazione è utile, poiché abbassa gli effetti reali degli interessi sui debiti.
EMISSIONE DENARO E DEBITO PUBBLICO. L'emissione di denaro da parte della BCE avviene attraverso le operazioni a mercato aperto. Con queste operazioni la Banca Centrale acquista titoli di debito pubblico dagli stati con soldi appositamente creati, aumentandone dunque la quantità in circolazione.
Si tratta di uno dei nodi centrali delle teorie complottiste. Secondo queste teorie il debito pubblico – o almeno gran parte di questo – viene appositamente creato per poterlo scambiare con il denaro della BCE. In pratica, secondo le teorie, la BCE vende il denaro, e gli stati devono comprarlo.
Queste affermazioni sono semplicemente false. Tutti gli stati europei hanno, per tutt'altri motivi, un debito pubblico. Questo debito – che nel caso italiano è per la stragrande maggioranza in mano a cittadini comuni, che vi investono i loro risparmi – non è altro che la conseguenza di scelte politiche. I governi, generalmente per vincere le elezioni successive, spendono più di quanto incamerino dalle tasse. Per pagare questa differenza emettono i bond: BOT, BTP, CCT e CTZ nel nostro paese. Questi altro non sono che dei pezzi di carta che affermano che il possessore ha prestato una determinata somma allo stato, e se la vedrà restituita in un determinato tempo. Il possessore inoltre si vedrà corrispondere degli interessi.
La BCE non fa altro che acquistare una parte questo debito – che, ripeto, già esiste, e può essere comprato da comuni risparmiatori.
I REDDITI DELLA BCE. Poiché come abbiamo visto a chi possiede titoli di stato viene pagato un interesse, le operazioni a mercato aperto generano un reddito per la BCE – che si potrebbe definire da signoraggio. La BCE poi distribuisce i redditi tra i suoi membri, che includono la Banca Centrale italiana guidata da Mario Draghi. Bankitalia a sua volta, ha degli azionisti, che per lo più sono privati: banche e società di assicurazione quali Intesa Sampaolo, UniCredit, Assicurazioni Generali.
Sembrerebbe di aver davanti uno scandalo di proporzioni bibliche, ma l'apparenza inganna. Bankitalia non è una Spa. La legge bancaria del 1936, confermata dalla cassazione nel 2006, stabilisce che Bankitalia è un istituto pubblico, ed è regolata come tale.
Per statuto, solo 15,600 euro dei suoi utili possono essere distribuiti tra gli azionisti. Questo significa per esempio che Intesa guadagna circa 4,000 euro all'anno dalle sue azioni. Tra il 20 ed il 40% degli utili di Bankitalia netti viene aggiunto alle riserve valutarie, mentre la restante parte, tra il 60 e l'80%, viene trasferita allo stato. Le riserve sono a disposizione per situazioni d'emergenza. Possono essere utilizzate ad esempio per l'importazione di beni essenziali in caso di crisi.
Gli azionisti inoltre, non eleggono nemmeno l'amministratore – detto governatore. Questo infatti viene nominato dal Presidente della Repubblica, su proposta del Presidente del Consiglio. La proposta deve essere preventivamente approvata dal consiglio dei ministri, sentito il parere del Consiglio superiore della Banca d’Italia, che a sua volta è eletto dal parlamento.
In conclusione, sostanzialmente non esiste nessun reddito privato da signoraggio.
PROBLEMI REALI. La teoria complottista è alimentata da due problematiche che non vanno invece sottovalutate. Una è il fatto che Bankitalia abbia degli azionisti privati, per di più banche. Certo, queste banche non ne traggono alcun guadagno diretto. Inoltre, i processi decisionali all'interno dell'istituto teoricamente sono tali da scongiurare qualunque influenza da parte loro.
Tuttavia la BCE, di cui Bankitalia è azionista, regola processi importantissimi, tra cui il tasso di sconto, uno strumento chiave nella regolazione dell'economia.
L'istituto funziona come un sorta di “banca madre” nei confronti delle altre banche, prestando denaro ad un tasso di interesse che definisce arbitrariamente. Questo tasso a sua volta, con un effetto a cascata, definirà il tasso di tutti i prestiti – compresi i mutui sulle case dei cittadini o i prestiti alle imprese. Non è quindi ammissibile nemmeno il sospetto che una cosa importante come il tasso di sconto possa essere influenzato da interessi non di carattere generale.
Altra questione spinosa è il fatto stesso che sia un istituto separato dal governo a controllare le politiche monetarie. Benché i governatori vengano scelti da quest'ultimo, non si può certo dire che siano eletti dal popolo.
È certamente legittimo chiedersi perché debbano essere loro a svolgere quel ruolo. I complottisti vogliono il ritorno a quella che chiamano sovranità monetaria dei cittadini, intesa come il controllo politico della moneta.
La scelta di affidare le politiche monetarie ad istituti autonomi si basa però su un criterio assolutamente sensato: certe decisioni devono essere prese da tecnici esperti e indipendenti, non dai politici. La storia sembra insegnare che questo è effettivamente il sistema migliore – o meglio, il male minore.
Abbassando il tasso di sconto è possibile favorire i prestiti. Questo fluidifica l'economia e la fa accelerare notevolmente. Un'economia troppo surriscaldata porta ad investimenti irresponsabili e a bolle speculative che possono avere effetti drammatici. Basti dire che se negli anni passati i tassi della FED fossero stati sostanzialmente più alti, la crisi dei mutui non si sarebbe mai verificata. Il lettore si immagini cosa sarebbe potuto succedere se uno qualunque degli ultimi governi italiani avesse avuto il potere di far crescere artificialmente l'economia. Come si sarebbe comportato prima delle elezioni?
MONETA E ORO. Uno degli argomenti dei complottisti riguarda la non convertibilità della moneta. In passato era in vigore il gold standard system: le banche centrali avevano delle riserve auree, e chiunque avesse voluto avrebbe potuto recarvisi e scambiare una banconota con un equivalente in oro.
Secondo la teoria complottista, a quei tempi il denaro aveva un valore reale, mentre – con l'abbandono del sistema – questo è stato perso e la moneta è diventata una costruzione artificiale di stampo golpistico.
Conviene dunque soffermarsi con attenzione sulla questione.
L'oro non vale quasi nulla. Ha un bassissimo valore intrinseco. Serve relativamente a poco: ci si fanno solo gioielli e decorazioni; al limite lo si usa come conduttore. Il suo successo deriva semplicemente dal fatto che nell'antichità è stato individuato – accanto al sale e ad altri “medium” – come strumento degli scambi.
Lo scopo era superare le difficoltà che comporta il baratto. Il prezzo di scambio dell'oro sale e scende in borsa. Sull'oro si può speculare. Il suo valore inoltre dipende dai quantitativi disponibili, e non rappresenta in nessun modo l'economia di un paese. Se in un sistema economico il quantitativo questo metallo è stabile, ma la ricchezza aumenta perché aumenta la quantità di beni e servizi prodotti, ha senso che la moneta vi rimanga ancorata?
Non tantissimo.
Solo che l'oro ispira fiducia – per ragioni puramente storiche e culturali – e la moneta funziona se il cittadino ha fiducia nella stessa. È per questo che storicamente le banche centrali avevano delle enormi riserve auree con cui i cittadini, su richiesta, potevano scambiare le banconote.
Nella prima metà del novecento, questo sistema è stato abbandonato. Poiché a quei tempi il controllo della moneta era politico, nei decenni successivi diversi governi europei hanno finanziato la spesa pubblica con gli abusi monetari di cui si è già parlato. Gli effetti di lungo termine di queste politiche sono stati disastrosi – e non solo dal punto di vista economico. Nel dopoguerra, in seguito agli accordi di Bretton Woods, il sistema aureo è stato reintrodotto per dare fiducia e stabilità ai mercati che si apprestavano ad affrontare la ricostruzione.
Nel 1982, nell'ambito di una serie di riforme avvenute negli USA, definite Nixon Shock, questo sistema è stato abbandonato. Non discuto qui i dettagli della vicenda, o se sia o meno da considerarsi positiva. Tuttavia, i soldi da quel momento non sono “meno veri”. Semplicemente le banche centrali hanno più margini di manovra.
Se il denaro non corrispondesse più all'economia che rappresenta, le conseguenze sarebbero sotto gli occhi di tutti. Il problema della crisi finanziaria è di altra natura: oggi è l'economia stessa a non corrispondere all'economia reale.
L'ASSASSINIO KENNEDY. Uno degli elementi più curiosi della teoria complottista è l'idea che Kennedy sia stato ucciso perché aveva cercato di combattere il signoraggio bancario.
Personalmente trovo che gli indizi a supporto della tesi sarebbero da considerarsi tutt'altro che consistenti anche se il signoraggio fosse un problema reale. Ricordo inoltre che ai tempi di Kennedy il gold exchange standard era ancora in vigore.
GIACINTO AURITI. Spesso i complottisti portano come prova di quello che potrebbe succedere se si recuperasse la “sovranità monetaria” un esperimento condotto nel 2000 in una cittadina abruzzese di nome Guardiagrele da parte di un docente di giurisprudenza dell'università di Teramo: Giacinto Auriti.
Auriti creò una moneta alternativa, detta SIMEC. I cittadini vi scambiavano i loro stipendi in lire ad un cambio di 1:1. Chi guadagnava 900,000 lire riceveva 900,000 SIMEC. Nel negozi invece, il cambio era 2:1, ovvero ciò che costava 1000 lire poteva essere comprato con soli 500 SIMEC.
Gli abitanti di Guardiagrele per un certo periodo si sono trovati a vivere come se la loro ricchezza fosse raddoppiata. Sino a che la guardia di finanza ha bloccato tutto.
Auriti si è opposto, ma quello che stava facendo è espressamente vietato dal codice civile. Come abbiamo già visto, se chiunque potesse creare moneta si genererebbe un'inflazione fuori controllo. E lo stesso accade se qualcuno produce monete parallele, che è proprio quello che stava accadendo nel 2000.
Ma la ricchezza di Guardiagrele era veramente aumentata? Ovviamente no.
Solo che i cittadini erano stati ben persuasi e avevano fiducia nel SIMEC. I negozianti lo accettavano, al suo valore nominale, e tutto sembrava funzionare.
Ma l'economia reale era rimasta uguale. Quello che stava accadendo era una sorta di bolla speculativa. I SIMEC funzionavano in base ad un meccanismo simile a quello che regolava i prezzi delle case degli americani sino al 2008: le persone credevano che i loro immobili valessero cifre altissime, mentre la realtà si è dimostrata un'altra.
Per un certo periodo l'illusione ha tenuto. Ci credevano tutti: compratori, venditori, e anche molti analisti. Ma quando la crescita economica non è ancorata alla produzione di beni reali – reali, non materiali – prima o poi i nodi vengono al pettine.
Nel caso specifico, prima o poi i SIMEC si sarebbe svalutato - probabilmente precipitando al di sotto del valore della lira.
IL BILANCIO BCE. La vicenda di Auriti rientra nelle teorie del signoraggio anche perché il professore – contrariamente alla sostanziale totalità della comunità accademica – sosteneva che la Banca Centrale non dovesse iscrivere l'emissione di denaro come passività di bilancio.
Secondo la teoria complottista le banche centrali – che stampano denaro quasi gratis – così facendo commettono una sorta di evasione fiscale.
Il dibattito sulla questione è complicato. I bilanci sono divisi in due sezioni (dare e avere), e sono basati su un sistema di partita doppia in base al quale per ogni operazione – a prescindere dalla sua natura – vengono iscritte voci in entrambe le sezioni, secondo criteri di non immediata intuizione.
Nel caso specifico, in un'operazione a tre passaggi, la BCE iscrive il denaro emesso come passività. Ma questa passività è scritta a fronte dei titoli di stato, che sono una attività.
È ben vero quindi che in questa operazione vengono creati soldi dal nulla. Ma questi soldi non scompaiono ed i redditi derivanti dai titoli di stato, come già detto, sono in ultima analisi a disposizione dello stato.
Per approfondimenti sulle problematiche di bilancio e su altre vicende che non ho trattato (ad esempio la teoria del “signoraggio secondario”) rimando a http://www.frottolesignoraggio.info/
Scrivo questo articolo in risposta a Signoraggio bancario, trappola infernale e antidemocratica, editoriale pubblicato su questo stesso sito. Colgo l'occasione per trattare la vicenda signoraggio nel suo complesso, nel tentativo di fare chiarezza sulla questione.
DEFINIZIONE. Il signoraggio è l'insieme dei redditi derivanti dalla possibilità di emettere denaro. Produrre una moneta o una banconota ha un costo materiale quasi nullo, tuttavia il suo valore può essere notevolmente elevato – in concreto, fino a 500 euro nel nostro paese.
Il reddito da signoraggio somiglia al reddito del falsario, che crea soldi dal nulla anziché produrre beni e servizi. Nelle moderne economie il signoraggio esiste, ma, come vedremo, è un fenomeno limitato e ben poco losco. La questione chiave per capire la natura del signoraggio – e se è in corso o meno una “truffa” – è stabilire chi si appropria dei redditi che ne derivano.
Come vedremo, in ultima istanza questi finiscono nelle casse dello stato, e non nelle mani di banche, banchieri, o altri soggetti impropri.
DENARO E INFLAZIONE. Se il falsario ha un chiaro e inequivocabile vantaggio nello stampare moneta, non si può dire lo stesso di chi controlla un intero sistema monetario, poiché un'azione su ampia scala modificherebbe il sistema stesso.
Se ipotizziamo un sistema e economico in cui vengono prodotte solo – solo e soltanto – 10 mele, ed in questo sistema esistono 10 monete, ogni mela costerà circa una moneta.
Se improvvisamente venissero coniate altre 10 monete, la ricchezza del sistema economico non cambierebbe di una virgola: continuerebbero ad esistere solo dieci mele. L'unica conseguenza sarebbe che, da quel momento, le mele costerebbero due monete. La perdita di potere di acquisto di una moneta si chiama inflazione, ed una produzione in eccesso della stessa non può che generarla.
CHI EMETTE DENARO. In Europa ci sono due soggetti che emettono denaro: la Banca Centrale Europea che emette banconote e denaro virtuale – quello che circola attraverso conti correnti, bancomat e via dicendo – e i singoli stati, che coniano le monete.
La normale esistenza del denaro già in uso non comporta ovviamente alcun reddito. La sostituzione delle banconote danneggiate è semplicemente un costo.
Può generare redditi invece l'emissione di nuovo denaro, che avviene in due occasioni: quando la ricchezza effettiva di un paese è aumentata e la BCE aumenta la circolazione di denaro di conseguenza, e quando – come sta accadendo in questo periodo nell'area Euro – si decide volontariamente di aumentare la base monetaria per fronteggiare la crisi innescata dalla Grecia.
Alle volte infatti una forte inflazione è utile, poiché abbassa gli effetti reali degli interessi sui debiti.
EMISSIONE DENARO E DEBITO PUBBLICO. L'emissione di denaro da parte della BCE avviene attraverso le operazioni a mercato aperto. Con queste operazioni la Banca Centrale acquista titoli di debito pubblico dagli stati con soldi appositamente creati, aumentandone dunque la quantità in circolazione.
Si tratta di uno dei nodi centrali delle teorie complottiste. Secondo queste teorie il debito pubblico – o almeno gran parte di questo – viene appositamente creato per poterlo scambiare con il denaro della BCE. In pratica, secondo le teorie, la BCE vende il denaro, e gli stati devono comprarlo.
Queste affermazioni sono semplicemente false. Tutti gli stati europei hanno, per tutt'altri motivi, un debito pubblico. Questo debito – che nel caso italiano è per la stragrande maggioranza in mano a cittadini comuni, che vi investono i loro risparmi – non è altro che la conseguenza di scelte politiche.
I governi, generalmente per vincere le elezioni successive, spendono più di quanto incamerino dalle tasse. Per pagare questa differenza emettono i bond: BOT, BTP, CCT e CTZ nel nostro paese. Questi altro non sono che dei pezzi di carta che affermano che il possessore ha prestato una determinata somma allo stato, e se la vedrà restituita in un determinato tempo. Il possessore inoltre si vedrà corrispondere degli interessi. Anche voi lettori potete comprare titoli di stato.
La BCE non fa altro che acquistare una parte questo debito – che, ripeto, già esiste, e può essere comprato da comuni risparmiatori.
I REDDITI DELLA BCE. Poiché come abbiamo visto a chi possiede titoli di stato viene pagato un interesse, le operazioni a mercato aperto generano un reddito per la BCE – che si potrebbe definire da signoraggio.
La BCE poi distribuisce i redditi tra i suoi membri, che includono la Banca Centrale italiana guidata da Mario Draghi. Bankitalia a sua volta, ha degli azionisti, che per lo più sono privati: banche e società di assicurazione quali Intesa Sampaolo, UniCredit, Assicurazioni Generali.
Sembrerebbe di aver davanti uno scandalo di proporzioni bibliche, ma l'apparenza inganna.
Bankitalia non è una Spa. La legge bancaria del 1936, confermata dalla cassazione nel 2006, stabilisce che Bankitalia è un istituto pubblico, ed è regolata come tale.
Per statuto, solo 15,600 euro dei suoi utili possono essere distribuiti tra gli azionisti. Questo significa per esempio che Intesa guadagna circa 4,000 euro all'anno dalle sue azioni.
Tra il 20 ed il 40% degli utili di Bankitalia netti viene aggiunto alle riserve valutarie, mentre la restante parte, tra il 60 e l'80%, viene trasferita allo stato.
Le riserve sono a disposizione per situazioni d'emergenza. Possono essere utilizzate ad esempio per l'importazione di beni essenziali in caso di crisi.
Gli azionisti inoltre, non eleggono nemmeno l'amministratore – detto governatore. Questo infatti viene nominato dal Presidente della Repubblica, su proposta del Presidente del Consiglio. La proposta deve essere preventivamente approvata dal consiglio dei ministri, sentito il parere del Consiglio superiore della Banca d’Italia, che a sua volta è eletto dal parlamento.
In conclusione, sostanzialmente non esiste nessun reddito privato da signoraggio.
PROBLEMI REALI. La teoria complottista è alimentata da due problematiche che non vanno invece sottovalutate. Una è il fatto che Bankitalia abbia degli azionisti privati, per di più banche.
Certo, queste banche non ne traggono alcun guadagno diretto. Inoltre, i processi decisionali all'interno dell'istituto teoricamente sono tali da scongiurare qualunque influenza da parte loro.
Tuttavia la BCE, di cui Bankitalia è azionista, regola processi importantissimi, tra cui il tasso di sconto.
Il tasso di sconto di sconto è uno strumento chiave nella regolazione dell'economia. La BCE funziona come un sorta di “banca madre” nei confronti delle altre banche, prestando denaro ad un tasso di interesse che definisce arbitrariamente. Questo tasso a sua volta, con un effetto a cascata, definirà il tasso di tutti i prestiti – compresi i mutui sulle case dei cittadini o i prestiti alle imprese. Non è quindi ammissibile nemmeno il sospetto che una cosa importante come il tasso di sconto possa essere influenzato da interessi non di carattere generale.
Altra questione spinosa è il fatto stesso che sia un istituto separato dal governo a controllare le politiche monetarie.
Benché i governatori vengano scelti dal governo, non si può certo dire che siano eletti dal popolo. È certamente legittimo chiedersi perché debbano essere loro a svolgere quel ruolo. I complottisti vogliono il ritorno a quella che chiamano sovranità monetaria dei cittadini, intesa come il controllo politico della moneta.
La scelta di affidare le politiche monetarie ad istituti autonomi si basa però su un criterio assolutamente sensato: certe decisioni devono essere prese da tecnici esperti e indipendenti, non dai politici. La storia sembra insegnare che questo è effettivamente il sistema migliore – o meglio, il male minore.
Abbassando il tasso di sconto è possibile favorire i prestiti. Questo fluidifica l'economia e la fa accelerare notevolmente. Un'economia troppo surriscaldata porta ad investimenti irresponsabili e a bolle speculative che possono avere effetti drammatici. Basti dire che se negli anni passati i tassi della FED fossero stati sostanzialmente più alti, la crisi dei mutui non si sarebbe mai verificata.
Il lettore si immagini cosa sarebbe potuto succedere se uno qualunque degli ultimi governi italiani avesse avuto il potere di far crescere artificialmente l'economia. Come si sarebbe comportato prima delle elezioni?
MONETA E ORO. Uno degli argomenti dei complottisti riguarda la non convertibilità della moneta.
In passato era in vigore il gold standard system: le banche centrali avevano delle riserve auree, e chiunque avesse voluto avrebbe potuto recarvisi e scambiare una banconota con un equivalente in oro.
Secondo la teoria complottista, a quei tempi il denaro aveva un valore reale, mentre – con l'abbandono del sistema – questo è stato perso e la moneta è diventata una costruzione artificiale di stampo golpistico.
Conviene dunque soffermarsi con attenzione sull'oro.
L'oro non vale quasi nulla. Ha un bassissimo valore intrinseco. Serve relativamente a poco: ci si fanno solo gioielli e decorazioni; al limite lo si usa come conduttore. Il suo successo deriva semplicemente dal fatto che nell'antichità è stato individuato – accanto al sale e ad altri “medium” – come strumento degli scambi. Lo scopo era superare le difficoltà che comporta il baratto.
Il prezzo di scambio dell'oro sale e scende in borsa. Sull'oro si può speculare. Il suo valore inoltre dipende dai quantitativi disponibili, e non rappresenta in nessun modo l'economia di un paese. Se in un sistema economico il quantitativo questo metallo è stabile, ma la ricchezza aumenta perché aumenta la quantità di beni e servizi prodotti, ha senso che la moneta vi rimanga ancorata?
Non tantissimo.
Solo che l'oro ispira fiducia – per ragioni puramente storiche e culturali – e la moneta funziona se il cittadino ha fiducia nella stessa. È per questo che storicamente le banche centrali avevano delle enormi riserve auree con cui i cittadini, su richiesta, potevano scambiare le banconote.
Nella prima metà del novecento, questo sistema è stato abbandonato. Poiché a quei tempi il controllo della moneta era politico, nei decenni successivi diversi governi europei hanno finanziato la spesa pubblica con gli abusi monetari di cui si è già parlato. Gli effetti di lungo termine di queste politiche sono stati disastrosi – e non solo dal punto di vista economico.
Nel dopoguerra, in seguito agli accordi di Bretton Woods, il sistema aureo è stato reintrodotto per dare fiducia e stabilità ai mercati che si apprestavano ad affrontare la ricostruzione.
Nel 1982, nell'ambito di una serie di riforme avvenute negli USA, definite Nixon Shock, questo sistema è stato abbandonato. Non discuto qui i dettagli della vicenda, o se sia o meno da considerarsi positiva. Tuttavia, i soldi da quel momento non sono “meno veri”. Semplicemente le banche centrali hanno più margini di manovra. Se il denaro non corrispondesse più all'economia che rappresenta, le conseguenze sarebbero sotto gli occhi di tutti. Il problema della crisi finanziaria è di altra natura: oggi è l'economia stessa a non corrispondere all'economia reale.
L'ASSASSINIO KENNEDY. Uno degli elementi più curiosi della teoria complottista è l'idea che
Kennedy sia stato ucciso perché aveva cercato di combattere il signoraggio bancario. Personalmente trovo che gli indizi a supporto della tesi sarebbero da considerarsi tutt'altro che consistenti anche se il signoraggio fosse un problema reale. Ricordo inoltre che ai tempi di Kennedy il gold exchange standard era ancora in vigore.
GIACINTO AURITI. Spesso i complottisti portano come prova di quello che potrebbe succedere se si recuperasse la “sovranità monetaria” un esperimento condotto nel 2000 in una cittadina abruzzese di nome Guardiagrele da parte di un docente di giurisprudenza dell'università di Teramo: Giacinto Auriti.
Auriti creò una moneta alternativa, detta SIMEC. I cittadini vi scambiavano i loro stipendi in lire ad un cambio di 1:1. Chi guadagnava 900,000 lire riceveva 900,000 SIMEC.
Nel negozi invece, il cambio era 2:1, ovvero ciò che costava 1000 lire poteva essere comprato con soli 500 SIMEC.
Gli abitanti di Guardiagrele per un certo periodo si sono trovati a vivere come se la loro ricchezza fosse raddoppiata. Sino a che la guardia di finanza ha bloccato tutto.
Auriti si è opposto, ma quello che stava facendo è espressamente vietato dal codice civile. Come abbiamo già visto, se chiunque potesse creare moneta si genererebbe un'inflazione fuori controllo. E lo stesso accade se qualcuno produce monete parallele, che è proprio quello che stava accadendo nel 2000.
Ma la ricchezza di Guardiagrele era veramente aumentata? Ovviamente no.
Solo che i cittadini erano stati ben persuasi e avevano fiducia nel SIMEC. I negozianti lo accettavano, al suo valore nominale, e tutto sembrava funzionare. Ma l'economia reale era rimasta uguale. Quello che stava accadendo era una sorta di bolla speculativa. I SIMEC funzionavano in base ad un meccanismo simile a quello che regolava i prezzi delle case degli americani sino al 2008: le persone credevano che i loro immobili valessero cifre altissime, mentre la realtà si è dimostrata un'altra.
Per un certo periodo l'illusione ha tenuto. Ci credevano tutti: compratori, venditori, e anche molti analisti. Ma quando la crescita economica non è ancorata alla produzione di beni reali – reali, non materiali – prima o poi i nodi vengono al pettine.
La vicenda di Auriti rientra nelle teorie del signoraggio anche perché il professore – contrariamente alla sostanziale totalità della comunità accademica – sosteneva che la Banca Centrale non dovesse iscrivere l'emissione di denaro come passività di bilancio.
Secondo la teoria complottista le banche centrali – che stampano denaro quasi gratis – così facendo commettono una sorta di evasione fiscale.
Il dibattito sulla questione è complicato. I bilanci sono divisi in due sezioni (dare e avere), e sono basati su un sistema di partita doppia in base al quale per ogni operazione – a prescindere dalla sua natura – vengono iscritte voci in entrambe le sezioni, secondo criteri di non immediata intuizione.
Nel caso specifico, in un'operazione a tre passaggi, la BCE iscrive il denaro emesso come passività. Ma questa passività è scritta a fronte dei titoli di stato, che sono una attività.
È ben vero quindi che in questa operazione vengono creati soldi dal nulla. Ma questi soldi non scompaiono ed i redditi derivanti dai titoli di stato, come già detto, sono in ultima analisi a disposizione dello stato.
Per approfondimenti sulle problematiche di bilancio e su altre vicende che non ho trattato (ad esempio la teoria del “signoraggio secondario”) rimando a http://www.frottolesignoraggio.info/
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Commenti
la banca centrale stampa e presta e
in cambio si prende una parte dei buoni
del tesoro non tutti, la maggiorparte vanno
ai cittadini che si devono sacrificare per
accantonare un po di risparmi. La banca centrale
invece deve solo stamparli e ti sembra una cosa equa questa?
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