Da ormai cinque anni in Lombardia è in corso il controverso processo di valutazione di un progetto per la realizzazione di una discarica di amianto nel comune di Cappella Cantone, in provincia di Cremona. Le dimensioni della discarica, che si annunciano imponenti, la renderebbero adeguata a ricevere l'amianto di tutta la Regione: un affare milionario che intreccia interessi pubblici, privati e politici, che ha provocato l'opposizione di larghissima parte dei cittadini e dei comuni interessati, e che suscita qualche perplessità sulla trasparenza delle procedure di valutazione da parte delle istituzioni...
Nel novembre del 2005 la ditta Seraco presenta la richiesta di realizzare una discarica di amianto nella località di Cascina Retorto, nel comune di Cappella Cantone, in provincia di Cremona: il progetto prevede di riempire di amianto una cava della capacità di 650.000 metri cubi, con un traffico giornaliero di trenta automezzi e un'attività complessiva della durata di dieci anni. Nel 2006 l'Opera Pia Robbiani, proprietaria del terreno, si oppone alla vendita, così la Seraco acquista quello adiacente per una cifra di due milioni di euro, circa sei volte il suo valore di mercato. Solo a questo punto la Cavenord, che nel frattempo ha acquisito la Seraco, presenta alla regione Lombardia la domanda di realizzazione della discarica: ancora nessuno è stato in grado di spiegare per quale motivo l'azienda abbia acquistato il terreno a un prezzo così alto prima ancora di ottenere l'autorizzazione da parte delle istituzioni.
L'OPPOSIZIONE DI COMUNI E PROVINCE - Nell'agosto del 2007 la regione dà avvio alla procedura di Valutazione dell'Impatto Ambientale (VIA), mentre
nell'ottobre dello stesso anno la provincia di Cremona presenta alla regione il Piano Rifiuti, che prevede, fra gli altri punti, il vincolo della distanza minima di 5 chilometri tra discariche; vincolo che escluderebbe, di fatto, la realizzazione della discarica di Cappella Cantone perché situata a meno di un chilometro e mezzo dalla discarica di rifiuti di Corte Madama; un anno dopo, nell'ottobre del 2008, la Commissione Ambiente della regione, su proposta dell'assessore Buscemi (PDL), cancella dal PR il vincolo di distanza minima e lo sostituisce con quello dell'indice di densità massima.
A questo punto viene sospesa la procedura del VIA per ascoltare in Commissione Ambiente i sindaci dei comuni interessati: mentre in Consiglio provinciale 22 consiglieri su 22 votanti esprimono parere negativo alla realizzazione della discarica, 30 comuni della zona approvano ordini del giorno contrari al progetto. Di fronte alla diffusa opposizione provinciale e comunale, in Commissione Ambiente l'assessore Buscemi propone allora di spostare il sito della discarica e di ridurne la capacità da 650.000 a 140.000 metri cubi: tutto ciò a patto che l'attività di smaltimento venga gestita dalla stessa azienda, la Cavenord, che in caso contrario, a detta di Buscemi, potrebbe intentare contro la Regione una causa milionaria. Non è ben chiaro a che titolo l'azienda possa rivalersi sull'Ente pubblico, dal momento che non ha ancora ricevuto un'autorizzazione ufficiale: forse la risposta può essere suggerita dal fatto che, nel 2004, la Seraco ha versato un contributo di 10.000 euro a favore di Forza Italia, il partito che costituisce la maggioranza in Consiglio regionale e di cui è esponente lo stesso assessore Buscemi.
VERSO L'APPROVAZIONE - Nel dicembre 2008 la Giunta regionale invia alle province alcune bozze di riforma ai vincoli per la realizzazione delle discariche; il 20 dicembre però le procedure subiscono una brusca accelerata: Buscemi nomina Giuseppe Torchio commissario ad acta per la gestione del Piano Rifiuti della provincia di Cremona, adducendo come motivazione il fatto che quest'ultima non ha adottato entro i tempi adeguati il PR e che esso non deve contenere vincoli di distanza minima tra impianti. Assai curioso è però osservare che la stessa normativa regionale, pubblicata sul BURL nel febbraio del 2008, prevede distanze minime tra impianti di discarica. Altrettanto imbarazzante è far presente che, per legge, a partire dalla pubblicazione del provvedimento regionale al BURL, le province hanno sessanta giorni per attuare le disposizioni in esso contenute: quelle lombarde avrebbero dunque avuto tempo fino al 31 gennaio per approvare il PR. La mossa di Buscemi non sembra però risolver
e la situazione: il 28 gennaio 2009 la provincia di Cremona adotta il Piano Rifiuti senza cancellare il vincolo della distanza minima.
Il 27 agosto Salini, nuovo Presidente della Provincia vicino a CL e a Formigoni, viene nominato commissario ad acta con il compito di rivedere il PR, che nel settembre viene effettivamente approvato dalla Giunta privo dei punti che avrebbero reso impossibile la realizzazione della discarica di Cappella Cantone, ovvero la distanza minima tra impianti e l'altezza della falda. Ci si stupisce di fronte al fatto che la stessa Giunta dia parere negativo alla realizzazione di una discarica nel comune di Cingia de Botti, in quanto le condizioni ambientali sono a grandi linee le stesse che interessano Cappella Cantone: l'unica differenza è data dal fatto che il progetto è stato avanzato da una ditta diversa dalla Cavenord, ovvero la Vitalba, costituita da due società lussemburghesi.
Nell'ottobre del 2009 anche la Regione esprime parere favorevole al progetto con alcune importanti prescrizioni: oltre alla necessità di eseguire un'indagine geotecnica (successiva all'autorizzazione!), il Pirellone richiede anche un approfondimento per garantire il franco di due metri dalla quota massima di escursione della falda e l'accertamento dell'inesistenza di corpi idrici superficiali in prossimità dell'area della cava.
Nel gennaio del 2010 vengono presentati quattro ricorsi al TAR: uno da parte della ditta Lamieri in merito alle ripercussioni ambientali della discarica, uno dagli undici comuni del CISE (Consorzio Intercomunale per lo Sviluppo Economico) e altri due rispettivamente dai comuni di Castelleone e Pizzighettone per quanto riguarda il grave danno economico arrecato alle aree produttive limitrofe.
I ricorrenti stanno ora aspettando la sentenza del giudice amministrativo.
IL COMUNE DI CAPPELLA CANTONE - Il sindaco di Cappella Cantone, Tadi, si è sempre detto contrario al progetto di realizzazione della discarica, ma nel maggio del 2009, a insaputa dei cittadini e poco tempo prima delle elezioni poi vinte, invia agli uffici sulla valutazione dell'impatto ambientale il suo parere non escludente. Nell'agosto dello stesso anno, come rivelato dal quotidiano La Provincia, Tadi stipula un accordo con la Cavenord che prevede che il comune di Cappella Cantone riceverà un compenso di cinque euro per ogni tonnellata di amianto smaltito: un affare complessivo di ben tre milioni di euro. Contattato da FusiOrari, Tadi si è impegnato a concedere un'intervista sulla spinosa questione.
Focus - L'amianto, un'emergenza nazionale
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