Giovani e lavoro nell'era della flessibilità: tra identità e futuro

Lunedì 16 Aprile 2012 21:08 Patrizio Longoni Local - Attualità
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«Non creiamo allarmismi sociali: non è vero che un giovane su tre è senza lavoro; il dato corretto è tra i 5 e i 7 giovani su 100»: la provocazione è del professor Francesco Marcaletti, sociologo dell’Università Cattolica di Milano, il quale ha analizzato i dati dell’indagine “Un talento nascosto: il lavoro secondo i giovani”, promossa dal settore Giovani dell’Azione Cattolica Ambrosiana. Nel corso dell’appuntamento di venerdì 13 aprile, presso la Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Milano, è stato fatto il punto su cosa si debba intendere oggi parlando di disoccupazione giovanile e quanto questa sia consistente in Lombardia. FusiOrari.org era presente, e ne fa un resoconto per i suoi cari Lettori.

FERMI AL VIA - Da un lato ci sono i dati che hanno riempito le pagine dei giornali dell’ultimo periodo. Tema: “I giovani e il lavoro”. Svolgimento: sarebbero almeno 2 milioni (ma la cifra è ferma al calcolo dello scorso anno) i “Neet” italiani (Not in Education, Employment or Training) – ovvero ragazzi tra i 18 e i 30 anni né in “formazione” né alla ricerca di un lavoro – con un costo annuo per il paese stimato intorno ai 26 miliardi di euro. All’estremo (per così dire) opposto c’è il dramma di chi, avanti con l’età e dopo interminabili anni di impiego (al lavoro, insomma), rimane a piedi con scarse possibilità di rientrare nel mercato.
Incroci i fattori, e ne escono domande inquietanti. La prima e più preoccupante: che cosa può bloccare un giovane alla ricerca del primo impiego? Per farsi almeno un’idea insieme ai suoi cari Lettori, FusiOrari.org ha partecipato al convegno “Li chiamavano bamboccioni: giovani e lavoro nell’era della flessibilità”, svoltosi lo scorso venerdì 13 aprile, dalle ore 18.00, presso la Facoltà di Scienze Politiche dell’Università Statale di Milano - via Conservatorio 7 - Aula 6. In quella sede sono stati presentati i risultati della ricerca su “Giovani e Lavoro”, ideata dal settore Giovani di Azione Cattolica e svolta con la consulenza scientifica del Dipartimento di Sociologia dell’Università Cattolica di Milano, e se ne è discusso con Cristina Tajani (Assessore alle Politiche del Lavoro del Comune di Milano), Emiliano Novelli (Vicepresidente del Gruppo Giovani Imprenditori di Assolombarda) e Roberto Benaglia (Segretario regionale della CISL Lombardia), moderati da Fabio Savelli (giornalista del Corriere della Sera). Per aspera ad astra: buona lettura e buona creatività.

QUESTIONE DI METODO - I giovani di AC hanno deciso di guardare in profondità all’attuale mondo del lavoro ed alle problematiche che questo solleva soprattutto per le giovani generazioni, studiando con metodo e competenza la situazione e incontrando i giovani lì dove sono, partendo dal loro vissuto reale: con una ricerca dal titolo “Un talento nascosto: il lavoro secondo i giovani”, si sono proposti di approfondire il rapporto tra le giovani generazioni e il mondo del lavoro, attraverso un questionario ben strutturato e articolato in 43 domande. Obiettivo: indagare le condizioni personali, familiari e sociali che stanno alla base degli eventi che compongono il corso di vita dei giovani, tra cui un ruolo sempre più di rilievo assume proprio la relazione con il mercato del lavoro.
«È davvero apprezzabile, oltre che a dir poco opportuno, che per parlare di giovani si sia deciso di partire proprio da quello che loro hanno da dire, facendoli parlare direttamente»: così ha commentato in apertura la professoressa Ida Regalia, del Dipartimento di Studi del Lavoro dell’Università degli Studi di Milano, nel saluto introduttivo a nome della Facoltà ospitante il convegno.
L’indagine ha posto l’accento sulle esperienze, le percezioni e le aspettative nei confronti del lavoro da parte di un campione di quasi 600 giovani – 568 è il numero ufficiale dei questionari raccolti – tra i 18 e i 30 anni, dislocati nelle diverse zone pastorali della Diocesi di Milano. Di fronte ad una realtà professionale e impiegatizia sempre più complessa, dinamica e soggetta a rapido mutamento, ci si è, pertanto, interrogati su cosa i giovani si aspettino dal mondo del lavoro: c’è, infatti, il “lavoro sognato” e il “lavoro immaginato”, si creano immagini e aspettative, vengono attribuiti sensi, significati e valori; d’altro canto, però, c’è anche il riscontro con la “dura” realtà e le concrete possibilità di lavoro, che non sempre combaciano con quanto effettivamente desiderato.

Il professor Francesco Marcaletti, sociologo dell’Università Cattolica di MilanoI RISULTATI: UNO SPACCATO SIGNIFICATIVO DELLA REALTÀ - Davvero interessante è apparso ai nostri occhi il quadro emerso, perfettamente in linea con gli studi condotti a livello nazionale: i giovani entrano nel mercato del lavoro con una gradualità crescente, spesso affiancando l’attività lavorativa allo studio e vivendo un’interessantissima pluralità di percorsi, ciascuno con le proprie particolarità e peculiarità, grazie anche ad un significativo aumento delle opportunità contrattuali, ad un innalzamento dei livelli di istruzione conseguiti, allo sviluppo di nuovi mestieri e ad una crescita certamente non trascurabile della terziarizzazione.
Una dimensione, quella territoriale scelta, di conseguenza, che si conferma – alla luce dei dati raccolti – quale laboratorio empirico per affrontare e approfondire il rapporto tra giovani e lavoro: è il territorio della città di Milano e del suo hinterland ad offrire, ancora oggi, uno spaccato alquanto rappresentativo di realtà molteplici per dimensioni, tradizioni, opportunità formative e lavorative, decisamente utile a tracciare una descrizione piuttosto completa e veritiera della situazione attualmente esistente su scala nazionale.

LI CHIAMAVANO BAMBOCCIONI - Forse, per alcuni versi, non hanno tutti i torti. Ma sul tema dei cosiddetti “bamboccioni” la domanda resta aperta (ed è bene che sia così): i giovani non sono tutti disoccupati come qualcuno vuole farci credere, e neanche disperati o (peggio) rassegnati; la disoccupazione giovanile non sembra, dunque, essere l’unico problema a dover turbare le notti dei nostri politici e un po’ di tutti noi, se ancora crediamo che i giovani siano il nostro futuro e che per loro ci debba essere un futuro dignitoso.
Siamo realisti: coloro che lavorano esprimono con convinzione e chiarezza un buon grado di soddisfazione per il lavoro svolto. Certo, dalla ricerca emerge una resistenza diffusa alla mobilità, un’elevata selettività rispetto alla scelta del lavoro, una scarsa coerenza con il percorso di studi effettuato ed un preoccupante permanere di rilevanti differenze di genere. Ciò non toglie, tuttavia, che un eccessivo accento riposto sul problema della disoccupazione giovanile abbia troppo spesso sollevato critiche al sistema, e addirittura verso gli stessi giovani (definiti, appunto, bamboccioni, illusi, mammoni, immobili), che ci permettiamo di ritenere ingiuste, o perlomeno degne di un qualche approfondimento.
Lasciamo che siano allora i risultati di questa ricerca a guidare i prossimi passi, come auspicato dalla stessa presidenza diocesana dell’Azione Cattolica Ambrosiana: da questo canale privilegiato intendiamo parlare ai giovani e con i giovani delle facce del lavoro meno affrontate dai media, dall’imprenditoria via Internet ai finanziamenti europei, dal lavoro per i più deboli alle Start-Up; vogliamo parlare di una generazione – la nostra – capace e preparata; vogliamo parlare di un tempo dove, con una rete adeguata e tanta passione, si può decidere e cambiare il proprio futuro; vogliamo parlare di solidarietà e coesione, non per tamponare i problemi, ma per crescere e realizzare i nostri sogni. Noi giovani, insomma, vogliamo parlare con chi avrà la pazienza e l’intelligenza di ascoltarci e offrirci le proprie opinioni, il proprio tempo e le proprie energie. Questo è stato fatto nel corso del convegno, e questo continueremo a fare noi di FusiOrari.org: appuntamento, quindi, al prossimo mese, con una serie di interviste esclusive sul tema, a chi di queste ricerche si è occupato e si lascia interrogare quotidianamente dalle domande che i giovani in rapporto al lavoro attualmente sollevano.


(1 - continua)


Consulta gli strumenti:
- i risultati della ricerca
- il questionario

Per approfondire, leggi anche:
- “Giovani e lavoro, nodi cruciali e questioni aperte”
- “Giovani e lavoro, frontiere attuali e approdi recenti”

Ultimo aggiornamento Martedì 17 Aprile 2012 17:48

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