Milano verso l'Expo - L'alimentazione: un'opportunità d'incontro

Lunedì 19 Dicembre 2011 16:20 Mario Pagano Local - Attualità
Stampa PDF

Una Expo è certamente una grande opportunità di scambio fra culture lontane e diverse. Sin dalla prima Esposizione avvenuta a Londra nel 1851 e in occasione della quale fu costruito il meraviglioso Crystal Palace, distrutto poi da un incendio nel 1936, l’Expo ha sempre rappresentato un punto d’incontro fra etnie. Già nel 1851 infatti, ben 25 diverse nazioni presero parte attivamente all’Expo inglese, segnando una tradizione che sarebbe poi continuata per oltre 150 anni. Anche Milano, la città più multietnica d’Italia, per l’importante appuntamente nel 2015, non vuole affatto essere da meno.

LA BIO-DIVERSITÀ – Le differenze in materia alimentare sono un forte stimolo per il confronto fra Stati. La tutela alimentare è anche una tutela volta al rispetto della bio-diversità. Un luogo diverso, un cibo diverso. Le condizioni geografiche e climatiche sono infatti alla base della bio-diversità fra gli alimenti. L’Expo di Milano intende quindi incoraggiare e sostenere «le tecniche più avanzate per il miglioramento della produzione agricola e per la tutela e conservazione delle bio-diversità. Le diverse varietà autoctone possono essere valorizzate attraverso migliori sinergie fra scienza e produzione, per permetterne lo sviluppo, garantendo una maggiore sicurezza alimentare e mezzi più validi di sopravvivenza della persona». I punti nevralgici da tenere in considerazione per attuare questa speciale tutela sono senz’altro: la protezione degli eco-sistemi e delle tecniche produttive, la valorizzazione delle produzioni biologiche e la protezione dell’agrozootecnia.

MANGIARE GLOBALE - Di solito durante una vacanza nessuno di noi nasconde mai la propria curiosità verso la gastronomia locale, è un modo per poter assaggiare e gustare pietanze nuove ed originali. Quel pasto però diventa inconsapevolmente anche un punto di contatto con una cultura che magari ha un diverso modo di gustare o di procacciarsi il cibo. Se pensiamo alla diffusione dei ristoranti giapponesi, che permettono ormai di mangiare sushi in ogni angolo del pianeta, ci accorgiamo che questa tipologia di impresa ha mercato proprio perché la voglia di assaggiare qualcosa di diverso è ormai una realtà della nostra società globale. La globalizzazione ha toccato anche (e soprattutto, forse) l’alimentazione. Ma siamo sicuri che questo sia sempre un bene?

I RISCHI DELLA GLOBALIZZAZIONE – In una bellissima intervista fatta al sociologo Aries dalla rivista online LaRecherche.it, si parla appunto della "globalizzazione alimentare". (Dall’intervista, ndr) «Da anni le multinazionali del settore alimentare lavorano per produrre cibi "senza identità", che vadano bene negli Usa come in Cina, in Africa oppure in Russia. E' come se una gigantesca mano passasse decisi colpi di spugna sulle culture locali per far posto a prodotti nuovi, forse più igienici ma assolutamente anonimi, insapori e inodori. Qualcuno afferma che in questo modo si riuscirà a sfamare l'intera umanità. Io non sono d'accordo». Il rischio quindi qual è? È quello di una  forte "spersonalizzazione" dell’alimentazione. Aries prosegue dicendo: «Il pericolo non è solo, come dire, "squisitamente gastronomico". Anzi, risiede soprattutto nell'omologazione culturale diffusa attraverso il cibo. Un concetto che in un recente saggio, "Les fils de McDo"" (uscito in Italia per la Dedalo col titolo "I figli di McDonald's", ndr), ho chiamato il rischio della "Mcdonaldizzazione" del mondo. […] Significa che i processi di globalizzazione hanno innescato una sorta di pericolosa regressione: oggi un altissimo numero di individui ha i medesimi desideri. E, per soddisfarli, fa ricorso ai medesimi prodotti, senza riguardo per latitudini o culture di provenienza. […] L'hamburger di un fast food è il miglior prototipo di cibo senza identità: si rivolge a tutti, a qualsiasi ora del giorno, indipendentemente da gusti, abitudini, tradizioni familiari o regionali. E anche l'ambiente in cui viene venduto, il costo di ogni singolo pasto, tutto deve essere più o meno uguale da Paese a Paese. Lo scopo è creare una cornice, falsamente familiare, di situazioni standard che induca il consumatore a mettere in atto comportamenti ripetitivi, a tutto vantaggio del consumo. E così, alla lunga, il consumatore di hamburger diviene un uomo senza storia e senza memoria, che non mangia più per desiderio o tradizione, ma per soddisfare bisogni di carattere impulsivo o imitativo: vado al fast food perché è di moda e ci vanno tutti».

LA RISPOSTA DI MILANO – Il comune di Milano, all’interno del suo progetto per l’Expo, non ha tralasciato i pericoli esposti da Aries nell’intervista di cui sopra. Al contrario, ha dedicato una sezione del progetto di presentazione proprio all’"alimentazione nelle culture e nelle etnie". Si può leggere infatti: «La storia alimentare di ciascuno, fatta di gusto, etnia, cultura, è un elemento importante per la conservazione dell’identità della persona, un bisogno sempre più evidente in un mondo globalizzato. L’Expo proporrà un viaggio alla riscoperta delle civiltà culinarie con le loro storie antiche e contemporanee, l’arte, il linguaggio, il turismo che coinvolge sia le imprese che le associazioni dei consumatori. In particolare verranno proposti: momenti di analisi e di riscoperta delle motivazioni culturali e sociologiche alla base di comportamenti alimentari spesso radicalmente diversi fra i vari popoli, ma tutti di pari dignità; percorsi di valorizzazione delle tradizioni millenarie, sia nelle coltivazioni agricole che nell’enogastronomia, mobilitando i ricercatori le istituzioni culturali di tutto il mondo; riflessioni su modelli di organizzazione alimentare tipici di società in rapida evoluzione, che sappiano integrare esigenze multi-etniche; progetti innovativi per lo scambio di esperienze fra paesi in merito alla pratica alimentare».

62 PAESI PARTECIPANTI – Sono ben 62 i Paesi che hanno confermato la propria partecipazione all’Expo del 2015, più la FAO e l’ONU, anche se si prevede la presenza di oltre 170 Paesi oltre ad un numero importante di enti internazionali. Inoltre il 24 ottobre scorso ha preso il via il convegno “Expo: Milano chiama mondo”, «L’incontro delle istituzioni milanesi e di Expo con i rappresentanti delle 191 comunità straniere presenti a Milano; incontro durante il quale l’evento sarà spiegato e condiviso per assicurare un coinvolgimento importante e fattivo nella costruzione di Expo 2015». L’allora assessore per l’Expo Boeri aveva spiegato: «E’ la prima volta nella storia che la città ospitante l’Expo fa incontrare le delegazioni ufficiali dei Paesi partecipanti all’evento con le comunità internazionali e straniere residenti. "Milano chiama mondo" farà conoscere e parlare insieme i mondi che grazie a Expo verranno a Milano con i mondi che già vivono nella nostra città». Sia a livello locale che a livello globale quindi, l’Expo del 2015 può essere effettivamente un’occasione di crescita, affinchè, riprendendo Aries, si possa riscoprire l’identità di ogni cultura nell’alimentazione.

Ultimo aggiornamento Giovedì 26 Aprile 2012 18:35

Aggiungi commento


Codice di sicurezza
Aggiorna

150 anni d'Italia

Senza fine. Non è Gino Paoli. E' il Drago di Arcore

FusiOrari TV

Il Sondaggio

Reputa la manovra del governo Monti:




La Vignetta

Login



PhotoGallery

  • Galleria
  • Galleria
  • Galleria
  • Galleria
  • Galleria
  • Galleria
  • Galleria
  • Galleria

Editoriali

Analisi - L'Italia è in svendita?
Martedì 24 Gennaio 2012 Rosanna Terminio
Immagine
Il 2011 si é concluso con la notizia dell'acquisto di una partecipazione nel gruppo Ferretti, produttore di yatch di lusso, da parte dell'azienda cinese Shandongh Heavy Industry Group (SHIG). Nello stesso periodo dell'anno precedente una azienda cinese ha comprato l'azienda Cantieri Navali di Lavagna in bancarotta Leggi tutto...
F-35 o Eurofighter Typhoon, per l’Italia è scelta strategica
Mercoledì 04 Gennaio 2012
Immagine
Sulle pagine di quotidiani e riviste, sui blog e nei social network impazza il dibattito sul ventilato acquisto da parte dell’Italia di centotrentuno velivoli militari F-35 per una somma pari a quindici miliardi di euro. Questo proprio mentre il governo vara una manovra da ventitré miliardi definita sovente «lacrime e sangue». In risposta a tale presunta assurdità, i cittadini chiedono più spesa sociale e i pacifisti reclamano ulteriori tagli per la difesa. È errato però porre il problema in termini così semplicistici. FusiOrari vuole guardare oltre una prospettiva ideologica, analizzando pragmaticamente il perché, il come e le eventuali alternative all'acquisto degli F-35. Leggi tutto...
FusiOrari in Cina, alla scoperta del Gigante “ignoto”
Martedì 06 Dicembre 2011
Immagine
SHANGHAI - Se per strada fermaste dei passanti e chiedeste loro dove si trova la Cambogia e quali siano i tratti caratteriali dei cambogiani, pochi sarebbero in grado di rispondere. Una cosa simile si verificherebbe per il Bangladesh, l’Indonesia, e così via. Se però domandate anche a una sola persona se ha cognizione o un’opinione sulla Cina e sui cinesi, quasi certamente si lancerà in analisi geopolitiche, sociali e culturali ripercorrendo la gran parte degli stereotipi occidentali sulla discendenza di Mao. Leggi tutto...

Il Meteo