
L'Expo milanese del 2015 dal tema Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita, impone una scelta precisa in materia ambientale: uno sviluppo sostenibile. Adriano Gasperi, Segretario Generale del Comitato Scientifico Expo 2015 S.p.A., lo ha ricordato di recente sul sito web dell'evento, scrivendo: «Le più recenti edizioni delle EXPO hanno posto grande enfasi sullo sviluppo sostenibile, argomento che anche Milano si appresta ad approfondire, affrontando un tema complesso e articolato quale Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita». Come si sta muovendo quindi la città di Milano in materia ambientale?
IL MASTERPLAN – Da un po' di tempo a questo parte, un nuovo termine, alquanto bizzarro, sembra ormai essere entrato a far parte del vocabolario giornalistico milanese: orto planetario. Era il 26 Aprile del 2010, e in un gremito Teatro Giorgio Strehler a Milano, l'architetto Stefano Boeri, futuro candidato sindaco per il PD al comune meneghino, presentava il Masterplan per l'Expo. Il giorno seguente il Corriere della Sera scriveva: «...padiglioni coperti da 100,000 metri quadrati di tende, un’isola circondata dai canali, strutturata intorno a due assi perpendicolari di forte impatto simbolico: il Cardo e il Decumano della città romana. Il punto di unione dei due assi, una grande piazza di oltre 4 mila metri quadrati, è il centro virtuale dell'intero sito e costituisce il luogo in cui il mondo e l'Italia simbolicamente si incontrano». L'area scelta per l'evento è situata nel settore nord-ovest di Milano, nei comuni di Rho e Pero e occupa una superficie di 110 ettari. Il progetto prevede anche il recupero e la riqualificazione dello straordinario patrimonio di cascine pubbliche e comunali che punteggiano i confini di Milano e sorgono in connessione con la trama dei corsi d’acqua che scorrono nel territorio. Un'area espositiva dove i padiglioni sono circondati da corsi d'acqua, piena di verde (11 chilometri quadrati) e ispirata alle suggestioni di Leonardo Da Vinci: questo è l'orto planetario di cui parla Boeri, assessore dimissionario del comune di Milano.
UNO SVILUPPO SOSTENIBILE – Il tema dell'alimentazione è sicuramente in forte sintonia con il problema ambientale. Riscoprire corrette modalità di nutrizione e di approvigionamento del cibo, soprattutto a favore delle aree meno sviluppate del pianeta, è uno dei punti cardine dell'Expo milanese. Ed è proprio in questa direzione che l'orto botanico illustrato nel Masterplan si muove. Uno degli obiettivi del team di Boeri infatti è proprio quello di «mostrare la correlazione tra sicurezza alimentare e ambiente esaminando il rapporto tra ambiente e agricoltura». Nel medesimo progetto è presente inoltre un'apposita sezione chiamata appunto: Expo 2015, Energia e Ambiente, scandita in dieci punti. Efficienza energetica massima, edifici progettati per essere smontati, riutilizzati o riciclati assieme ai materiali, ciclo dei rifiuti integrato, valorizzazione energetica (teleriscaldamento e teleraffreddamento da rifiuti con riutilizzo delle scorie), minimo consumo energetico (politiche di incentivazione ad un corretto consumo con “sistemi premianti” per i comportamenti virtuosi), possibilità di edifici passivi o generatori di energia, utilizzo dell’acqua di falda o del canale per il raffrescamento, ampio utilizzo del fotovoltaico, solare termico e del solar cooling ed energia elettrica “verde” attraverso il supporto allo sviluppo di impianti mini e micro idroelettrico e a biomassa.
I PRIMI PROBLEMI – I buoni propositi ci sono tutti ma non sono mancati i primi problemi per la concreta realizzazione del progetto. Nel Luglio del 2010 l'allora sindaco del comune di Rho, Roberto Zucchetti, pretendeva maggiore «serietà negli studi di impatto ambientale su Expo», all'indomani della presentazione della bozza del rapporto ambientale. «Non vogliamo fermare l'Expo - aveva specificato Zucchetti - ma vogliamo che gli studi di impatto ambientale siano fatti seriamente e servano proprio allo scopo per il quale sono previsti: identificare le criticità e costringere a risolverle anticipatamente». Il comune di Rho è poi entrato a far parte, nel settembre 2011, dell'assetto azionario (seppur con una quota minore) della società Arexpo, la S.p.a. di trasformazione urbana proprietaria dei terreni su cui sorgera' l'Expo 2015. Rho quindi, attraverso la figura del nuovo sindaco Pietro Romano, il quale detiene anche la delega per l'Expo, è entrato direttamente nella gestione e nell'organizzazione delle aree adibite per l'Esposizione Universale. A favore di una migliore tutela dell'ambiente si muovono anche le più recenti scelte compiute dall'amministrazione comunale di Milano: car sharing, bike sharing, bus by night e potenziamento del sistema metropolitano con la costruzione delle nuove linee M4, M5 ed M6. A proposito di quest'ultimo progetto è infatti prevista una riduzione di oltre 87,000 autovetture al giorno: circa il 12% del totale circolante in meno su giorno medio in area milanese (ben 760.000 sono stimate infatti le vetture che circolano ogni giorno nel capoluogo lombardo). Politiche di questo tipo risultano ormai strettamente necessarie in una città come Milano la cui aria è altamente inquinata e il cui livello di tollerabilità molto spesso supera di gran lunga la soglia massima consentita dalle direttive europee che fissano il limite a 50 mg/mc.
LA CINA E L'AMBIENTE – Nel 2010, in occasione dell'Esposizione Universale di Shangai dal tema Better city, better life (Città migliore, vita migliore), nella Urban Best Practices Area (UBPA) sono state esposte le esperienze più significative in ambito urbano. Uno degli elementi che ha fatto da collante fra queste esposizioni è stato senza ombra di dubbio quello della tutela ambientale. Tra i Progetti specifici ad esempio sono stati selezionati il piano Milano Blu e Verde - La nuova sede de Il Sole 24 Ore: un esempio di sostenibilità (Milano, Italia); Bioenergia e costruzioni sostenibili in un contesto urbano (Rodano-Alpi, Francia) e il Muro vegetale (Parigi, Francia). Tra le Esperienze dell'UBPA invece si sono distinte: Città dall'ambiente avanzato – La sfida della metropoli d'acqua (Osaka, Giappone); Acqua migliore - Migliore vita urbana (Basilea-Ginevra-Zurigo, Svizzera) e il Progetto città pulita (San Paolo, Brasile) e, sempre nella medesima categoria sono state inoltre individuate le proposte di urbanizzazione sostenibile con ben 14 progetti sul tema. La Cina del resto avverte profondamente l'esigenza di una nuova riforma delle politiche ambientali. Secondo la relazione del 2009 dell'Osservatorio di politica internazionale, curato dall'IAI, il Paese orientale ha superato gli Stati Uniti come maggior inquinatore al mondo. Si legge infatti nel documento: «Le cause principali del vertiginoso aumento delle emissioni di gas a effetto serra in Cina sono il boom industriale, l’esplosione del consumo energetico e della rapida urbanizzazione a esso connessi, nonché il fatto che l’energia sia generata principalmente dalla combustione di carbone. La Cina ha investito massicciamente nelle centrali a carbone, di cui è uno dei principali produttori al mondo. Il carbone tuttavia è altamente inquinante: a parità di peso, produce più anidride carbonica degli altri combustibili fossili».
I RECENTI SVILUPPI - «L’impetuoso sviluppo economico ha provocato seri danni all’ambiente. La dirigenza cinese riconosce oggi che l'inquinamento è un problema che non può più essere ignorato». Così riporta ancora la relazione dell'Osservatorio di politica internazionale ma in questo momento le grandi potenze mondiali e il popolo cinese si interrogano su quelle che potrebbero essere le possibili soluzioni per contrastare questa difficile situazione. Secondo l'Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile (ENEA), nel settembre scorso la Cina ha riaffermato «la sua posizione, già espressa in precedenza a Cancun (COP-16) e a Copenhagen (COP-15), che si può così sintetizzare: se i Paesi industrializzati non si impegneranno dopo il 2012 con obblighi legalmente vincolanti per una seconda fase del Protocollo di Kyoto, è inutile chiedere alla Cina di impegnarsi nella riduzione delle proprie emissioni. Il perché di questa posizione viene così spiegato. La Cina, che sui cambiamenti ha sempre giocato un ruolo costruttivo nei negoziati delle Nazioni Unite e nella cooperazione internazionale, ritiene che qualsiasi soluzione del negoziato in corso debba basarsi sul principio dell’equità e sul principio della “responsabilità comune ma differenziata” nel contesto dello sviluppo sostenibile». In parole semplici la Cina vuole sì una politica ambientale globale più rigida ma a patto che questa venga rispettata da tutti gli Stati. Di sicuro quindi l'Expo di Shangai 2010 ha rappresentato un ottimo punto di partenza per cercare di trovare concrete soluzioni all'inquinamento globale. Ci auguriamo che l'Expo di Milano del 2015 possa tendere nella medesima direzione.
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