Il business di rifiuti assume sempre più carattere globale. Le organizzazioni criminali non esitano a deturpare le bellezze naturalistiche di uno Stato, di una regione, di un comune, pur di conseguire profitti astronomici.
SCARTI DALLA INDUSTRIE - Tutto lo scarto della produzione industriale italiana finisce ad ammorbare le campagne campane, calabresi, pugliesi, compromettendone irrimediabilmente la produzione agricola. Le scorie scaturenti dalla metallurgia termica dell’alluminio, le polveri di abbattimento fumi, le morchie di verniciatura, amianto, i liquidi reflui contaminati da metalli pesanti, fanghi conciari, i fanghi dei depuratori. Tutto ciò che per un’ impresa del Nord o del Centro Italia rappresenta un costo per lo smaltimento, le imprese legate o costituite con i fondi dei clan si incaricano di abbatterlo. Raggiunto l’accordo economico vantaggioso per entrambe le parti, i titolari di centri di stoccaggio raccolgono i rifiuti e li miscelano con rifiuti ordinari, declassificando secondo il catalogo europeo dei rifiuti (il CER) la pericolosità dei rifiuti tossici. Svolto questo passaggio, i chimici deputati all’analisi della tossicità del carico redigono un formulario di identificazione falso con codici di analisi menzognere. A questo punto, i trasportatori imboccano l’autostrada e dal Nord giungono in Campania, dove affidano il carico ai gestori di discariche autorizzate (gestite sempre dai clan) o a proprietari di cave dismesse o di terreni agricoli trasformati in discariche abusive. Ovviamente, l’intero ciclo funziona grazie alla complicità di funzionari e dipendenti pubblici che conferiscono in gestione a personalità legate ai cartelli camorristici interi appezzamenti di campagna o decine di cave e discariche. Ebbene, si stima che negli ultimi 10 anni siano state smaltite qualcosa come sei tonnellate di rifiuti illegali in Campania, soprattutto nelle province di Caserta e Napoli. Di conseguenza, con le cave stracolme di rifiuti, con le discariche sature di ogni tipo di veleno, con una campagna che ormai partorisce frutti marci, colture nocive, prodotti compromessi, ecco che gli abitanti del napoletano e del casertano si ritrovano a marcire con la loro stessa spazzatura.
BUSINESS GLOBALE - Né può confortare il fatto che i clan stiano rivolgendo la loro attenzione verso altri Paesi nella ricerca di altre aree dove far prosperare il loro business dei rifiuti. Albania, Costarica, Somalia, Nigeria, Mozambico, Romania, sono divenute “territori di conquista”, dove potersi accaparrare centinaia di ettari di terreno a poco prezzo con il bene placido delle autorità locali. Emblematico è ciò che avvenne nel dicembre 2004, quando un violento tsunami devastò le coste del Sud-est asiatico. L’onda anomala raggiunse perfino le coste della Somalia, dove uccise 21 persone. Ma, fatto veramente ripugnante fu quello che sulle spiagge della Somalia, tra Obbia e Warsheik, accanto ai cadaveri dei malcapitati galleggiavano fusti ricolmi di rifiuti radioattivi intombati lì negli anni precedenti. C’era materiale sufficiente per aprire un’inchiesta e far acclarare la responsabilità dei clan campani. Ma, le campagne mediatiche sulle raccolte fondi in favore delle popolazioni colpite dal cataclisma, ed il veto di autorità locali corrotte impedirono di dar corso a procedimenti penali di alcun tipo. Del resto, è prassi consolidata quella di stivare enormi navi portarinfuse di rifiuti tossici, per poi simulare un incidente e lasciarle affondare. Così, il mare inghiotte il “prezioso” carico e le assicurazioni risarciscono il danno derivante dal finto incidente.
LA DESOLAZIONE DI UNA MAGNIFICA TERRA - Una strategia implacabile, dunque, che sta seminando morte, desolazione, e povertà ovunque venga attuata. Ma, che trova terreno fertile in realtà sociali dove il degrado morale e materiale sono imperanti. Realtà dove ad essere corrotto non è solo l’assessore comunale o il piccolo burocrate, ma ogni cittadino che trincerandosi dietro la scusa di una realtà difficile, non esita a reagire alle forze dell’ordine, ad assumere atteggiamenti omertosi, a bussare alla porta dei capi mafia, per ottenere un favore, una scorciatoia, un’indebita agevolazione in cambio della dedizione assoluta al sistema. In fondo, le istituzioni sono formate da uomini che a loro volta rappresentano “qualitativamente” la cittadinanza alle loro dipendenze.
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