Migliaia di tonnellate di rifiuti intasano le vie e le strade più eleganti ed esclusive (e non solo) della Campania secondo quella che sembra essere una scadenza ineludibile. A chi attribuire la colpa per questo scempio? Da anni ormai i giornali, i notiziari, i reportage di quasi tutte le testate giornalistiche mondiali riportano all’incirca ogni anno la vergognosa emergenza rifiuti in cui versa irrimediabilmente una regione tanto bella, tanto ricca di storia e di cultura, quanto afflitta dalla piaga della criminalità organizzata come la Campania.
LA TRAGEDIA - Le immagini e i relativi resoconti sono sempre gli stessi: giganteschi cumuli di spazzatura intasano le vie di Napoli, ne rendono difficile la circolazione automobilistica, sbarrano l’accesso ad abitazioni private, negano ai disabili il diritto ad un parcheggio, trasformano i marciapiedi in enormi discariche maleodoranti infestate dai topi. Il secondo atto di questa tragedia prevede poi, l’appiccare un incendio a questi sacchi di spazzatura. La tecnica è semplice: i clan camorristici corrispondono cinquanta euro a cumulo ai ragazzini rom per dargli fuoco. I rom avvolgono questi giganteschi cumuli di spazzatura con nastri delle bobine di videocassette, e li cospargono di alcol e benzina e gli danno fuoco. L’aria diventa subito irrespirabile e venefica per la diossina sprigionata, mentre si scioglie la plastica dei sacchetti e si decompone il loro fetido contenuto. Il terzo atto prevede, invece, la rabbiosa protesta dei residenti, stanchi di vedere da anni cataste di immondizia raggiungere il secondo piano delle loro abitazioni, di essere derisi e scherniti dai cittadini di tutta Europa. Analogo fenomeno si registra nei comuni dell’hinterland, dove la popolazione si oppone ferocemente alla riapertura di discariche presenti nel loro territorio, oppure si scaglia violentemente contro i velleitari progetti di costruzione di termovalorizzatori. A questo punto, l’emergenza diventa di rilievo nazionale e interviene il governo.
LE CAUSE - E’ evidente come per risolvere un annoso problema di queste proporzioni, estirpare un male endemico come quello dell’infiltrazione mafiosa, siano necessarie misure drastiche, interventi sistematici e organici, perentori, definitivi. Invece, i governi che si sono succeduti nel losco teatrino della politica hanno adottato sempre e solo soluzioni tampone, precarie nella loro provvisorietà. Hanno deciso di far ripulire le aree interessate dall’esercito, di smistare le migliaia di tonnellate di rifiuti verso le discariche di altre regioni, di inviare interi convogli ferroviari carichi di sostanze tossiche verso l’Austria o verso la Germania. Risultato: l’emergenza rifiuti sembra ripresentarsi seguendo una scansione ciclica, ineluttabile, precisa come un orologio svizzero. Orbene, preso atto di questo increscioso fenomeno, è doveroso individuarne le cause. E’ tutta colpa della elevata densità abitativa che caratterizza il napoletano ed il casertano per cui non è facile trovare nuovi siti per smaltire nuove quantità di rifiuti, oppure il tutto è da addebitare alle politiche fallimentari delle amministrazioni locali nella gestione della questione? Sembra che il problema sia il risultato di una concausa di negligenze, interessi trasversali, deficienze strutturali. Ma, non si cade in fallo quando si fa risalire l’origine e il consolidamento di questo cancro allo spregiudicato imperativo dei clan: profitto, profitto, e solo profitto.
LA MANO DEI CLAN - Si stima, infatti, che la quantità di rifiuti tossici smaltiti illegalmente in Campania, come in Calabria o in Puglia, se accorpata costituirebbe una catena montuosa da 14 milioni di tonnellate: una montagna alta 14.600 metri! Così, da ormai da anni i comuni di Grazzanise, Cancello Arnone, Santa Maria la Fossa, Castelvolturno, Casal di Principe nel casertano e Giugliano, Qualiano, Villaricca, Nola, Acerra, Marigliano nel napoletano sono diventate le discariche (illegali) di rifiuti tossici e non più grandi d’Europa.In queste zone secondo un rapporto dell’Istituto Superiore di Sanità la mortalità per cancro ha registrato un incremento del 21% negli ultimi anni tra la popolazione residente. Ma questo tragico dato non sembra impressionare affatto la coscienza dei clan. Tutt’altro! Il business dello smaltimento illegale dei rifiuti garantisce alle cosche un fatturato di circa 44 miliardi di euro in quattro anni. In altre parole, si è assistito dagli anni ’90 ad un sodalizio imprenditoriale tra i clan camorristici e le società di gestione dei rifiuti, finalizzato al controllo totale sull’intero ciclo di smaltimento. I clan dei Casalesi comandato da Schiavone Sandokan e da Francesco Bidognetti ha inondato di rifiuti illegali provenienti dalle industrie del Nord e Centro Italia tutto l’agro aversano. Il clan Mallardo di Giugliano, invece, ha ricoperto interamente di rifiuti tossici una cava dismessa nel giuglianese. La Procura di Napoli e quella di Santa Maria Capua Vetere hanno appurato che in quaranta giorni oltre seimilacinquecento tonnellate di rifiuti sono giunte a Trentola Ducenta nel casertano. Nei territori limitrofi al comune di Grazzanise, addirittura, viene accumulata tutta la terra di spazzamento della città di Milano prodotta in un decennio. Tra Villa Literno, Castelvolturno e San Tammaro i toner delle stampanti d’ufficio della Toscana e della Lombardia venivano sversati di notte da camion che ufficialmente erano adibiti al trasporto di compost, un particolare concime. Le terre si impregnavano così di cromo esavalente che esplodeva ogni volta che pioveva. Ma, se si passa per le campagne circostanti a Santa Maria Capua Vetere nel casertano il fenomeno assume contorni macabri, da film horror. In queste zone, infatti, ci si imbatte in un cimitero sotterraneo. Non in una necropoli di epoca romana riaffiorata dal buio dei secoli, piuttosto in una vera e propria discarica a cielo aperto facente le funzioni di “cimitero”. In realtà, in queste campagne riposano le spoglie mortali degli “arcimorti”, ossia i defunti che giacciono da più di quarant’anni. I cimiteri periodicamente dovrebbero provvedere allo smaltimento delle bare e del corredo funerario attraverso ditte specializzate. I costi sono ingenti, così i direttori dei cimiteri- a fronte di una congrua mazzetta- incaricano i becchini di far riesumare i resti dei defunti. Resti che a loro volta vengono caricato su camion e accatastati per le campagne di Santa Maria Capua Vetere. Chi passa da lì, si fa addirittura il segno della croce!
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