
Carlo Giuliani ragazzo, scritto in blu ed in corsivo quasi a voler immortalare per sempre quella scritta fatta in Piazza Alimonda poco dopo la sua morte. Una lapide in marmo bianco da ieri segna per sempre quel punto della piazza in cui il 20 luglio di dieci anni fa perse la vita il giovane genovese.
DIECI ANNI DOPO - La morte di Carlo Giuliani è qualcosa che Genova non ha mai dimenticato. Quelle foto, quelle sequenze video hanno girato il mondo e hanno lasciato nella memoria collettiva la paura e la violenza che segnarono in modo indelebile le strade di Genova.
Da dieci anni il capoluogo ligure ricorda ogni 20 luglio quel ‘figlio perso’, da dieci anni Haidi e Giuliano Giuliani, i genitori di Carlo, tornano in Piazza Alimonda ed assieme a loro ci tornano anche gli amici di Carlo oggi 30enni con passeggini e carrozzelle al seguito e ci tornano anche i giovanissimi, quelli che dieci anni fa non c’erano e che hanno raccolto dalle testimonianze e dalle immagini le sensazioni di chi c’è stato, di chi ha visto ed ha raccontato. Erano in migliaia ieri in piazza Alimonda e molti sono state le persone che hanno preso la parola: da Don Andrea Gallo, fondatore della comunità di San Benedetto al Porto, a Don Ciotti, di Libera, dal cabarettista Andrea Rivera, a Giovanni Impastato, fratello di Peppino ucciso dalla mafia nel 1978. E poi ancora giovani, tanti giovani. Ricercatori universitari precari, studenti liceali, amici di Carlo fino ad arrivare a tre ragazzi giunti dall’Egitto, dalla Tunisia e da Gaza per raccontare le loro lotte contro un sistema violento e capitalista.
«E’ un dovere morale nei confronti di Haidi e Giuliano che sono venuti a Cinisi per ricordare Peppino» ha detto Giovanni Impastato affermando anche che non poteva mancare in questo decimo anniversario perché convinto che «la storia di Carlo, di quello che è successo a Genova in quell’anno si lega tantissimo con la nostra storia e con il nostro impegno di lotta contro la mafia, contro il fascismo, contro l’arroganza del potere e contro tutta una serie di cose negative che stanno venendo fuori».
LA PIAZZA - La cancellata della Chiesa all’angolo con via Elice è tornata ad essere nuovamente riempita da fiori, lettere, bigliettini, bandiere e ricordi. Ognuno ha lasciato qualcosa. Uno striscione rosso con la faccia di Carlo riportava scritto in bianco a lettere maiuscole: «non sarò vivo finché il sogno di giustizia sarà vero. Non sarai morto finché il mondo ti avrà vivo in fondo al cuore».
Alle 17:27, ora esatta in cui il “ragazzo di Piazza Alimonda” morì quel 20 luglio 2001, un emozionato Giuliano Giuliani ha invitato la moglie Haidi ad aiutare gli amici del figlio a porre nella aiuola di fronte la chiesa la lapida in marmo. Un coro unico ha avvolto la piazza durante questa sorta di ‘liturgia laica’: «Carlo è vivo e lotta insieme a noi, le nostre idee non moriranno mai». A poco a poco, mentre la lapide veniva fissata sul ceppo commemorativo, i più giovani hanno iniziato ad intonare la canzone simbolo della lotta partigiana, Bella Ciao. Si è emozionato Giuliano Giuliani, guardando la moglie dal palco porre il primo girasole su quel piccolo quadrato di marmo bianco e con la voce rotta dall’emozione ha detto che « questa è stata sempre la piazza di Carlo ed oggi lo è diventata a tutti gli effetti e con ancora più forza».
La giornata, iniziata nel primo pomeriggio, si è poi conclusa con lo spettacolo di Fausto Paravidino “Genova ‘01”. Al suono dei due colpi partiti dal palco un’unica frase: «Carlo Giuliani muore in Piazza Alimonda all’età di 23 anni, Mario Placanica, carabiniere di leva, diventa assassino in Piazza Alimonda all’età di 20 anni».
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