Il Residence di Pieve Emanuele e i 300 migranti venuti da Lampedusa. Cronache di una giornata.

Lunedì 04 Luglio 2011 14:02 Elisabetta Ranieri Local - Attualità
Stampa PDF

Il residence Ripamonti di Pieve Emanuele, alle porte di Milano, ha circa 915 appartamenti ed attualmente ospita oltre 300 migranti arrivati dalla Libia a Lampedusa lo scorso 7 ed 8 maggio. Da Lampedusa a Genova e poi a Pieve e poi, nel tempo, verranno trasferiti nei centri provinciali più piccoli fino a quando i loro permessi temporanei saranno validi.

IL MONDO DI PIEVE EMANUELE - Quella di Pieve Emanuele è una realtà strana o meglio lo è per chi pensa che questi migranti rechino solo fastidi e rogne agli abitanti dei posti in cui vengono accolti. Perché qui, poco lontani dalla ‘city milanese’, tutto invece è regolare e tranquillo e nessuno si spaventa se alla fermata degli autobus ci si può trovare seduti accanto a due o tre stranieri, o nessuno è preoccupato nel vedere uno di loro in qualche bar a bere un caffè, offerto la maggior parte delle volte dagli abitanti stessi. Via dei Pini è la via principale di questo piccolo comune e dei 15 mila abitanti circa la metà è concentrata in quella zona. Insomma la vita di Pieve è tutta la e si svolge quindi a stretto contatto con queste persone anche perché il residence è la struttura più grande della via, impossibile da non vedere. Una forma semi circolare che ai suoi piedi ospita la ‘piazzetta’, centro di vita sociale e quotidiana. ‘Come a Lampedusa’ verrebbe da pensare se non fosse che li ci si ritrova su un’isola, mentre qua si ha Milano a due passi.

LA STRUTTURA E L'ASSISTENZA -
Arrivo a Pieve la mattina di un venerdì qualsiasi e vengo accompagnata dentro questo mondo da Alberto Bruno, presidente provinciale della Croce Rossa di Milano che dallo scorso maggio è in servizio all’interno della struttura per offrire a queste persone un aiuto “sociale”, cioè per aiutarli in tutto quello che comporta il loro essere ‘sbarcati su terra ferma’: dal collegamento con la questura per l’identificazione ed il rilascio dei permessi temporanei, al loro  vivere li, nel territorio, dalle lezioni di italiano per renderli autonomi alle visite di controllo negli ospedali. Insomma un vero e proprio punto di riferimento per chi è arrivato senza ‘ne arte e ne parte’. Accanto a loro c’è il servizio medico offerto dalla Asl 2 di Milano che garantisce un quotidiano controllo sanitario, ma anche di più. Perché passate le prime difficoltà da ‘sindrome del viaggiatore’ (tonsillite, bronchite, febbre, dissenteria o infezioni urinali dovuti principalmente alle condizioni di viaggio, al cambio di clima e di alimentazione), queste persone hanno, ora più che mai, bisogno di qualcuno che li aiuti a superare il trauma e l’angoscia di una vita interrotta e di un futuro di cui non si conosce nulla. Infatti la domanda che nasce spontanea e sapere che cosa succederà quando i permessi temporanei saranno scaduti o capire quanto tempo soggiorneranno ancora qua. «Sono arrivati in 420 lo scorso maggio» mi spiega il Presidente della Cri Milano, «e la loro permanenza a Pieve dipende da quanto tempo si impiega per trovare spazi più piccoli». «Quando arrivano gli sbarchi» prosegue Bruno «si crea un gioco di vasi comunicanti e quindi se gli altri posti diventano saturi non puoi spostarli da qui. Ne abbiamo trasferiti più di 100 in quasi due mesi, ma il vero problema di questa emergenza è che fin quando non finisce la guerra, non finisce il problema perché si crea nelle zone colpite il cosiddetto svuotamento e lo svuotamento non avviene in giorni ben determinati, ma dipende da quando ci sono le barche o dalle condizioni di mare e quindi è difficile programmare un qualcosa di definito e organizzato».

CHI SONO -
Sono arrivati a Lampedusa tutti insieme, tutti sugli stessi barconi, ma non sono libici. Vengono quasi tutti dai Paesi del centro Africa (Ghana, Nigeria, Somalia e qualcuno anche dal Bangladesh) ed in Libia lavoravano per mantenere le loro famiglie. Sono lavoratori ‘stranieri’ quasi tutti operai specializzati, o giovani calciatori che sicuramente prospettavano un futuro migliore. C’è chi dice di essere stato costretto a partire o chi l’ha fatto per paura della guerra. Il loro problema è cercare lavoro per continuare a mantenere la famiglia come facevano in Libia. Hanno imparato le regole, poche. Quelle necessarie per muoversi senza spaventarsi se qualcuno gli si avvicina per chiedergli documenti e quanto altro. Dormono in stanze da due o tre persone, munite di bagno e cucina. Hanno la regola di tenere ordinata i locali e due volte a settimana c’è il servizio di pulizia che provvede a cambiare lenzuola, asciugamani e quanto altro, mentre ogni venti giorni ricevono un ‘kit personale’ di sapone, detersivo, schiuma da barba, rasoio per un totale di 47 euro circa a persona in cui sono compresi ovviamente anche i pasti. Insomma sono ordinati, puliti, esattamente come noi con un'unica differenza forse. Lo sguardo. Già perché guardare dentro gli occhi di queste persone vuol dire entrare in un mondo che non riusciremo mai a capire. «Iniziano adesso ad avere problemi di insonnia, stanchezza affaticamento muscolare – mi spiegano dalle stanze dell’Asl - legati più ad un aspetto psicologico e dovuti al fatto che ormai da più di un mese sono qua e non fanno niente a parte il corso di italiano e sono comunque qua senza soldi e senza un lavoro. Le condizioni psicologiche sono pesanti iniziano ad avere una perdita del senso della dilatazione del tempo». 
«È da un mese che sono qua. Lavoravo in Libia ero un giocatore di calcio…e voglio giocare a calcio anche in Italia. E’ il mio sogno da sempre». Lui è un ragazzo di vent’anni, nigeriano ed orfano. «Non è difficile vivere e lavorare in Libia perché se riesci a lavorare hai soldi, ma con la guerra è cambiato tutto. Io ho deciso di venire qua e partire con la barca perché l’aeroporto era troppo lontano da casa mia e quindi più rischioso».  E se il sogno di questo ragazzo, cresciuto forse troppo in fretta, è quello di fare il calciatore c’è chi invece è arrivato qua con la qualifica di insegnante di danza africana e si sta già dando da fare chiedendo nei corsi e nelle scuole che possano essere interessate o chi si è ingegnato a tagliare capelli per soli 50 centesimi. Hanno voglia di fare e di imparare, iniziano a pronunciare qualcosa in italiano ed ogni giorno si danno da fare o per ottenere il permesso o per trovare lavoro. Usano l’accesso ad internet per chiamare la famiglia o per connettersi su face book come tutti i ragazzi di questo mondo. La differenza però c’è e si chiama permesso di soggiorno e un futuro da tanti, troppi punti interrogativi.

 

Ultimo aggiornamento Lunedì 04 Luglio 2011 19:00

Aggiungi commento


Codice di sicurezza
Aggiorna

150 anni d'Italia

Senza fine. Non è Gino Paoli. E' il Drago di Arcore

FusiOrari TV

Il Sondaggio

Reputa la manovra del governo Monti:




La Vignetta

Login



PhotoGallery

  • Galleria
  • Galleria
  • Galleria
  • Galleria
  • Galleria
  • Galleria
  • Galleria
  • Galleria

Editoriali

Analisi - L'Italia è in svendita?
Martedì 24 Gennaio 2012 Rosanna Terminio
Immagine
Il 2011 si é concluso con la notizia dell'acquisto di una partecipazione nel gruppo Ferretti, produttore di yatch di lusso, da parte dell'azienda cinese Shandongh Heavy Industry Group (SHIG). Nello stesso periodo dell'anno precedente una azienda cinese ha comprato l'azienda Cantieri Navali di Lavagna in bancarotta Leggi tutto...
F-35 o Eurofighter Typhoon, per l’Italia è scelta strategica
Mercoledì 04 Gennaio 2012
Immagine
Sulle pagine di quotidiani e riviste, sui blog e nei social network impazza il dibattito sul ventilato acquisto da parte dell’Italia di centotrentuno velivoli militari F-35 per una somma pari a quindici miliardi di euro. Questo proprio mentre il governo vara una manovra da ventitré miliardi definita sovente «lacrime e sangue». In risposta a tale presunta assurdità, i cittadini chiedono più spesa sociale e i pacifisti reclamano ulteriori tagli per la difesa. È errato però porre il problema in termini così semplicistici. FusiOrari vuole guardare oltre una prospettiva ideologica, analizzando pragmaticamente il perché, il come e le eventuali alternative all'acquisto degli F-35. Leggi tutto...
FusiOrari in Cina, alla scoperta del Gigante “ignoto”
Martedì 06 Dicembre 2011
Immagine
SHANGHAI - Se per strada fermaste dei passanti e chiedeste loro dove si trova la Cambogia e quali siano i tratti caratteriali dei cambogiani, pochi sarebbero in grado di rispondere. Una cosa simile si verificherebbe per il Bangladesh, l’Indonesia, e così via. Se però domandate anche a una sola persona se ha cognizione o un’opinione sulla Cina e sui cinesi, quasi certamente si lancerà in analisi geopolitiche, sociali e culturali ripercorrendo la gran parte degli stereotipi occidentali sulla discendenza di Mao. Leggi tutto...

Il Meteo