Milano. Via Padova è in festa questo fine settimana. 'Via Padova è meglio di Milano' è il titolo della manifestazione. Perchè in questi pochi chilometri convivono grandi potenzialità culturali e sociali. Qui sta avendo luogo un grande esperimento di urbanizzazione partito dal basso, fondato sul dialogo democratico, la partecipazione e la condivisione delle scelte. Che coinvolge realtà molto variegate, dall'associazionismo, al volontariato, alle scuole, alle parrocchie.
La lunga strada che da piazzale Loreto va verso la periferia milanese, costeggiando per un breve tratto il Naviglio della Martesana, il 13 febbraio dell'anno scorso è balzata alla ribalta delle cronache nazionali in seguito alla rivolta dei nordafricani per l'uccisione di Aziz El Sayed, un giovane egiziano, per la quale il Gup di Milano condannò Oscar Guerrero Herrera, un dominicano di 18 anni, ritenuto responsabile del delitto. Quando si scatenò la rivolta, soprattutto ai danni della comunità sudamericana, la via risuonava di colpi di vetri spaccati e di boati metallici delle auto ribaltate e delle saracinesche percosse. Per mesi lampeggiorono le luci blu delle volanti della polizia che pattugliavano il quartiere, seguite dalle camionette dell'esercito. In quei giorni via Padova sembrava zona di guerra.
MUTAMENTI SOCIALI E CULTURALI – Una via che ha accolto negli anni '50 i meridionali che portavano braccia e sogni, attirati dal
boom economico. Che negli ultimi 10 anni ha conosciuto una nuova ondata migratoria proveniente da Africa, Sudamerica, Cina, Europa dell’Est che ne ha trasformato il volto, senza un progetto sociale di vera integrazione. La sua storia, via Padova te la racconta sulle facciate degli edifici: alcuni, forse della prima metà del '900, dovevano essere di un certo pregio e convivono accanto a informi palazzoni di cemento, costruiti per risolvere il problema dell'emergenza abitativa. La via è stata stravolta, per l'assenza anche di un piano di sviluppo urbanistico. 'Ricettività senza programmazione e degenerazione speculativa' hanno chiuso il cerchio creando 'un forte disagio ambientale', come si legge in un comunicato del 16 febbraio 2010 della Casa della Carità (la fondazione presieduta da Don Luigi Colmegna, impegnata in concrete azioni di assistenza a persone in difficoltà). La maggioranza degli immigrati sono impegnati in un serio percorso di integrazione, sono regolari, hanno un lavoro e figli a cui dare un futuro. Altri, invece, spesso sfruttati, entrano nei circuiti dell'illegalità, generando nei residenti di lunga durata una sensazione di paura e di esasperazione. "Sbiadisce così" – prosegue il comunicato della Casa della Carità - "la vivacità delle tante esperienze positive che hanno fatto, e fanno, la storia di via Padova. Perché, nonostante tutto, via Padova è ricca di risorse culturali. La comunità parrocchiale capace di promuovere aggregazione, il centro islamico dialogante e propositivo, l’esperienza delle bande musicali, i laboratori artistici, il mondo delle associazioni che sviluppa azioni di prossimità, un centro scolastico di grande tradizione e all’avanguardia nei processi di integrazione sono alcuni esempi, forse sconosciuti e poco visibili, della composita e animata vita del quartiere". Una realtà composita, in cui è possibile trovare, ad esempio, locali messicani gestiti da cinesi in cui i bambini possono frequentare corsi di lingue orientali al Parco Trotter.
URBANIZZAZIONE DAL BASSO – Metafora dei cambiamenti delle metropoli europee, terra di nessuno in cui si esplora la possibile e non ancora immaginata convivenza. Attualmente sono più di 50 le etnie che frequentano la scuola del parco Trotter. Una strada che, per decifrarla, occorrono libri di scrittori che l'hanno raccontata attraverso i loro libri: come ha fatto Matteo Speroni con I diavoli di Via Padova, storie vere e finzione letteraria, o Giorgio Fontana con Babele 56. Un tessuto fatto di storie e di potenzialità ancora inespresse. Le realtà sane che abitavano il quartiere reagirono alla strumentalizzazione politica messa in atto nei giorni in cui esplose la violenza. Ma anche alle etichette che subito vennero associate al quartiere. Cercando di trovare nelle ragioni del dialogo una via d'uscita alla situazione di abbandono. Su questa spinta nacque nel 2010 la prima edizione di 'Via Padova è meglio di Milano'. Molte realtà politiche e cattedre universitarie stanno studiando la Rete che sta dietro al progetto, come un modello di intervento sociale da valorizzare. L'evento è ancora più sorprendente se si considera la gran mole di lavoro che c'è dietro, iniziato a luglio con un questionario di valutazione e ripreso poi a settembre. Assemblee, incontri di gruppi di coordinamento e di lavoro, elaborazione di documenti, cui sono seguiti i contatti con banche, commercianti, enti pubblici e l'elaborazione dei progetti. A fronte di un budget limitato: 5.500 euro fino ai primi di maggio (le rimanenze dell'anno scorso, un contributo del Consiglio di Zona 2 e donazioni di alcune organizzazioni della Rete). Successivamente è arrivato il sostegno delle fondazioni bancarie. "Un regalo immenso che stiamo facendo alla città" ha affermato una delle partecipanti al progetto", un evento capace di generare mutamenti culturali e sociali per l'ampio coinvolgimento organizzativo che sta alla base.
100 APPUNTAMENTI, 2 GIORNI, 4 CHILOMETRI – Nel corso del week end, dalle 10 di mattina fino a sera tardi, Via Padova è animata da mostre, rappresentazioni teatrali, installazioni di arte contemporanea, musica, proiezioni, giochi, eventi sportivi e spettacoli itineranti. Giunta alla 2a edizione "via Padova è meglio di Milano", propone un pecorso di riscoperta degli spazi più significativi del quartiere e il racconto delle variegate storie dei suoi abitanti. Gli eventi si svolgono intorno a sei luoghi caratteristici di via Padova: da spazi verdi abbandonati a parchi, dai cortili di case popolari a luoghi di pregio o che hanno bisogno di cura e riqualificazione urbana. Sono previsti più di 100 appuntamenti lungo i 4 chilometri che vanno da piazzale Loreto a Crescenzago. Oltre 70 le realtà locali coinvolte, come la Biblioteca di Crescenzago, il Ctp di via Russo, i Gas (Gruppi di Acquisto Solidali), l'Anpi, il Liceo Artistico Caravaggio, l'Ambulatorio Medico Popolare, che da mesi lavorano al progett. Più di 500 i volontari. Con questa manifestazione si vuol chiedere attenzione e sostegno, investimento economico ed un'avveduta politica sociale per costruire un modello di transizione e convivenza all'altezza di una metropoli europea. I cortili dei civici 1 e 2 di via Celentano (in cui la convivenza è spesso problematica per la presenza di meridionali, africani e milanesi) ospiteranno laboratori di burattini, laboratori teatrali e si potranno condividere specialità etniche.
JELLYFISH INVASION – Riqualificare e rivitalizzare, per attrarre l'attenzione su zone meno conosciute del centro, ma forse più interessanti Utilizzare la luce per migliorare la vivibilità di un quartiere e suggerire usi diversi degli spazi. Così è nato il progetto Jellyfish Invasion, un'installazione luminosa che richiama l'acqua e l'elemento marino, per ricordare la vera natura del luogo (proprio qui sotto scorre una delle più importanti risorse idriche di Milano). E riscoprire il volto nascosto di un posto che è diventato un non luogo. L'installazione luminosa, tra via Padova e via don Orione, diffonde una luce blu e richiama i passanti con suoni acquatici, dando la sensazione di essere immersi nell'acqua. Un segnale per una zona delicata, ma piena di stimoli ed energie, caratterizzata da una comunità solidale e attiva.
E LA BIBLIOTECA SI FA 'VIVENTE' - Dalle 15 alle 18.30 sarà anche possibile consultare i 'libri umani' della Biblioteca Vivente (una sperimentazione che già ha avuto luogo in altri paesi europei e città italiane) lungo viale don Orione, presso la Biblioteca Crescenzago. Oltre venti libri umani, provenienti da 12 paesi del mondo, saranno a disposizione di chi vorrà sfogliarli, ponendo loro domande. I libri umani sono lì per narrare la propria esperienza di vita e offririre una possibiltà di incontro e conoscenza dell'altro.
VISITE GUIDATE E SCRITTURA – Dieci immigrati, provenienti da Bangladesh, Kenya, Ecuador, Perù, Marocco ed Egitto, faranno da guida attraverso il quartiere, per far conoscere via Padova e il borgo di Crescenzago e valorizzare la storia della sua immigrazione, le bellezze nascoste. L'iniziativa Milano Migranda è promossa dall'associazione Acra. Per le passegggiate, gratuite, occorre la preontazione. Domenica 22 alle 10.30, presso l'Anfiteatro della Martesana (via Stamira d’Ancona, MM Turro) si terrà un laboratorio gratuito di scrittura creativa, La grande fabbrica delle parole, organizzato dal giornale Terre di mezzo, rivolto ai bambini dai 6 agli 11 anni. Insomma, ce n'è proprio per tutti!
Dal sito www.meglioviapadova.org attraverso una mappa interattiva è possibile consultare il programma degli eventi. Per le passeggiate attraverso il quartiere: Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.
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