
I primi imbarchi sono stati effettuati al molo di Favarolo nel tardo pomeriggio di oggi. La nave Excelsior è finalmente salpata con 1700 tunisini a bordo. Toccherà poi alla Clodia della Tirrenia e alla Sabaudia. Per molti che vanno via però ce ne sono anche molti che arrivano. Da stanotte sull’isola che non c’è sono già sbarcate tre navi ed altre cinque sono state avvistate dagli elicotteri della guardia costiera a circa 12 miglia dall’isola.
DISORDINI - Le tensioni sono tante a Lampedusa e nell’aria tutto sembra raccontare il disagio di qualcosa che non va. Ieri al molo marittimo erano in duemila ad attendere la partenza e quando verso sera ne sono salpati solo 500 si è scatenato l’inferno. Gli immigrati rimasti a terra hanno dato fuoco ad una roulotte-biglietteria della Ustica Lines e poi verso sera ci sono stati momenti di tensione contro polizia e carabinieri. Qualche lancio di pietra ed oggetti di vario genere fino a quando dietro la stazione marittima, ex sede di protezione e cura delle tartarughe marine, qualcuno a dato fuoco a stracci e teli gettati giù da quella che è stata definita la collinetta della vergogna. Proprio l’interno della stazione marittima presenta uno scenario che ha a dir poco dell’incredibile. L’odore forte e pregante ti accoglie sin dall’ingresso e ti rimane dentro. Materassi distrussi, buste di plastica, teli, pavimenti pieni di urina, porte e finestre rotte. Una condizione oltre il limite del normale.
DISAGI - Dall’altro lato del vetro incontro la veterinaria del centro che è riuscita a preservare le uniche due stanze rimaste intatte dove far riposare le tartarughe. «Vivo come nel grande fratello» mi dice, «li guardo dall’altra parte del vetro e sono partecipe di tutto quello che è successo e che succede li dentro». Fa l’insegnante e ad un certo punto mi fa leggere i temi dati ai suoi studenti delle scuole medie. Il titolo: “racconta Lampedusa ed i migranti”. A mano a mano che va avanti nella lettura mi si presenta il quadro degli adolescenti isolani e di come loro, con parole molto semplici, riescono a descrivere il disagio provato e a riportare una fotografia dettagliata su come la loro isola sia cambiata. Il mare del molo è piano ormai di bottiglie di plastica e di buste. La notte i marinai dell’isola fanno i turni, svegli, per controllare che le loro barche non vengano distrutte. «Sono il frutto di anni del nostro lavoro» raccontano, «non possiamo permetterci di farcele rovinare ulteriormente».
ESASPERAZIONE - Non ce la fanno più insomma né loro e neanche gli immigrati. Nel pomeriggio i minori ospiti della parrocchia di Don Stefano Natasi hanno dato fuoco a materassi e hanno distrutto tutto. Poi seduti sul marciapiede di fronte mi raccontano che stamattina ne hanno portati via solo 20 di loro e che sono stanchi di sentirsi dire che partono quando poi non accade niente. Di Lampedusa rimangono i colori caldi di un‘oasi, la gentilezza e l’apertura degli abitanti e l’odore che si è diffuso nell’isola. Rimangono gli sguardi persi di queste povere persone, le loro sacche vuote e le loro preziose coperte. Rimane il lavoro svolto da operatori sociali e di primo soccorso, rimane l’immagine di una barca che sta per arrivare e di un'altra che sta per partire.
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