(Continua il racconto esclusivo di quanto accade sull'isola siciliana) La situazione è ferma da giovedì. Non si parte e non si arriva. C’è troppo vento ed il mare non consente alle barche di attraccare al porto marittimo dove si trovano circa duemila migranti in attesa di andare via. Sono tanti, divisi in file e sdraiati a terra. Qualcuno si porta dietro il suo sacchetto di plastica con dentro le poche cose che gli appartengono.
LAMPEDUSA, sabato 2 aprile - Appena vedono giornalisti o fotografi gli si lanciano incontro chiedendo foto o sigarette. Mi si avvicina un ragazzo e mi dice : “please, look, look”. Ha in mano un telefonino e vuole farmi vedere qualcosa. Un video del suo viaggio dalla Tunisia all’Italia che lui stesso ha girato e che lo ritrae insieme ai suoi compagni allegro e scherzoso sebbene sia in una barca così piena da non distinguere una testa dall’altra... E’ di Tunisi anche lui, come molti del resto. Mi dice che oggi andrà in Italia. Già perché Lampedusa per loro non è l’Italia è una sorta di trappola. Un’isola da cui non possono uscire, non è terra ferma e questo è un problema per chi come lui vuole andare in Francia. “In Francia perché?” gli chiedo. “perché ho li la famiglia” mi risponde. Sono al molo da molte ore e sono stanchi. C’è il sole e non fa freddo, ma il vento è fastidioso e loro si sdraiano ammassati l’uno accanto all’altro e si riparano in attesa della partenza. Dopo un po’ si alza qualche coro. “Libertà, libertà” oppure “Sicily, sicily”. Vogliono andare via c’è poco da fare e sono disposti ad aspettare anche tutta la giornata sul molo, basta poi riuscire a lasciare Lampedusa.
SEGNI - In cima alla collinetta della vergogna ci sono ancora i segni di quello che c’è stato. Le “tendopoli” fatte da loro alla meno peggio sopravvivono al vento ed al resto. Hanno fame e dopo poco gridano che vogliono mangiare. Ne incontro uno che si accascia su un muretto aiutato da un amico. Sta male, trema. Viene coperto e messo a sdraiare. Mi spiegano che sono già stati nel centro di prima accoglienza della croce rossa e che gli hanno dato già qualcosa. Alle sue spalle c’è un ragazzo tunisino che mi chiede “Where is Berlusconi?”. Già, dov’è Berlusconi? Aveva promesso che in meno di sessanta ore l’isola sarebbe stata ripulita da tutti questi migranti. Certo non si può addebitare a lui la colpa di un vento e di un mare che non consentono l’attracco alle navi però il dato di fatto è che Lampedusa è ancora piena di migranti
COLPE - Il disagio maggiore lo si percepisce in queste situazioni quando cammini in mezzo ad un fiume di gente sdraiata per terra. L’odore è forte e ti penetra fin dentro le narici e poi incroci i loro occhi e abbassi inevitabilmente i tuoi. Non hai fatto niente di male, sei li per lavorare, per cercare di raccontare quello che sta succedendo eppure provi un senso di disagio nell’affrontare i loro sguardi. Questa è Lampedusa, la fotografia di un’isola meravigliosa, dai colori caldi e dal cuore grande, un’isola in cui è facile sentirsi inadeguati.
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