La scuola si ribella: basta tagli, polemiche, attacchi

Domenica 27 Marzo 2011 20:44 Angela Azzarone Local - Attualità
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classeLe parole che Silvio Berlusconi ha riservato all'istruzione pubblica hanno suscitato aspre polemiche, che non possono essere ricondotte alla semplice dialettica politica. Quella che si nasconde tra le righe è una nuova concezione dell'educazione, che passa attraverso una riforma della scuola che parte da molto più lontano di quanto si possa immaginare, con responsabilità bipartisan. Nelle righe che seguono, la situazione della scuola italiana vista attraverso gli occhi di chi deve farci i conti tutti i giorni.

"Crediamo nell'individuo e riteniamo che ciascuno debba avere il diritto di realizzare se stesso, di aspirare al benessere e alla felicità, di costruire con le proprie mani il proprio futuro, di poter educare i figli liberamente e liberamente vuol dire non essere costretto a mandarli a scuola in una scuola di Stato dove ci sono degli insegnanti che vogliono inculcare dei principi che sono il contrario di quelli che i genitori vogliono inculcare ai loro figli educandoli nell’ambito della loro famiglia." Parole del premier Silvio Berlusconi che hanno suscitato un vespaio di polemiche. Colpisce l'utilizzo del termine "inculcare". Non appare invidiabile il futuro che si prospetta alle nuove generazioni, sempre più private della possibilità di acquisire gli strumenti per costruire il proprio futuro e la propria felicità, come auspicato. Ma anche per leggere ed interpretare il mondo con consapevolezza. Compito, quest'ultimo, stranamente non attribuito dal presidente Berlusconi alla scuola. Un processo di privatizzazione e di demolizione progressiva del servizio pubblico al quale solo la presa di coscienza della società civile può porre un freno.

TESTA "BEN PIENA" - Parole e scelte politiche, quelle dell'attuale governo, sintomo di un'idea di educazione agli antipodi delleEdgard Morin sfide che ricercatori e intellettuali affidano alla pedagogia contemporanea. Sintetizzate dalle parole del filosofo francese Edgard Morin: "una testa ben fatta" in grado di "porre e trattare i problemi", in possesso di "principi organizzatori che permettano di collegare i saperi e di dare loro senso" è meglio di una "una testa ben piena", nella quale "il sapere è accumulato e non dispone di un principio di selezione e di organizzazione che gli dia senso". In quest'ottica appare urgente riformare il pensiero per affrontare le sfide della globalità e della complessità nella vita quotidiana. Oltre che promuovere modelli di convivenza democratica e di vita civile. Dalle parole del premier emerge invece il senso di una presunta educazione intesa come contratto privato tra scuola e famiglie. Un'educazione svuotata di tensione e vitalità, senza cui si può solo tracciare il disegno di un uomo ripiegato su sé stesso, tabula rasa sulla quale inculcare qualcosa. Cioè (come spiega il Sabatini - Coletti) imprimere profondamente, con insistenza, qualcosa nell'animo o nella mente di qualcuno, che è poi il contrario del senso dell'e - ducare, il cui significato etimologico è trarre fuori inclinazioni, talenti e sogni.

L'ASSEDIO - E quindi, cosa accade nell'Italia di oggi? Mentre la scuola pubblica langue per carenza di mezzi e personale e le sfide educative aumentano, il sistema di formazione privato percepisce circa un miliardo di euro l'anno di contributi statali. Un esempio? Alla Scuola Bosina, istituto privato aperto nel '98 dalla Lega Nord e diretto dalla moglie di Umberto Bossi, Manuela Morrone, nel 2010 sono stati assegnati 800.000 euro dalla cosiddetta «legge mancia». Stanziamento che ha suscitato una tempesta di polemiche da parte dei sindacati, visto che sono molte le scuole statali che non possono pagare i supplenti. Non male per un Paese che fronteggia tagli. Con quali criteri? Eppure basterebbe ascoltare uno psicologo come Dario Ianes per rendersi conto dell'attacco operato alla scuola pubblica. Motivo delle dimissioni dello stesso Ianes e del pedagogista Andrea Canevaro dalla commisione scientifica dell'Osservatorio per l'integrazione dei disabili del Ministero della Pubblica Istruzione. Il parere dei tecnici vale solo per alcuni settori e non per altri, nel nostro Paese?

la scuola è finitaUN GIORNO QUALUNQUE - Una mattina come tante, in una scuola milanese: come al solito, c'è carenza di personale. Manca un insegnante, anzi più di uno: per accompagnare una classe in visita al museo o ad assistere a uno spettacolo teatrale (la didattica raccomanda di andare oltre la lezione frontale) servono due insegnanti. Le classi senza "prof" vengono divise e gli alunni si trascinano con le loro sedie in altre aule, dove c'è un docente che, oltre a far lezione, dovrà "sorvegliare" anche loro. Senza compresenze non c'è più spazio per la didattica laboratoriale. L'insegnante di inglese ha sei classi, con una media di 25 studenti per ognuna. Quella di educazione artistica mi spiega che i suoi alunni sono circa 250, più dello scorso anno e tra settembre e febbraio ha registrato quasi 1000 verifiche. Come farà a ricordarsi anche solo i nomi di tutti? Figuriamoci come potrà valutare complessivamente i risultati di singoli percorsi di apprendimento senza limitarsi alla valutazione delle performance. Per garantire il diritto all'apprendimento, le ultime direttive Ue, recepite dal governo italiano, raccomandano percorsi diversificati per le diverse esigenze. Ma, nella pratica, sembra fantascienza. La Società Italiana di Psicopatologia ha lanciato l'allarme: i minori affetti da Adhd (deficit di attenzione e iperattività) sono 300.000. Numerosi sono i casi di disabilità, non solo fisiche ma pure mentali, come le psicosi. La via dell'integrazione tracciata dalla Commissione Falcucci nel '75, si perde tra le aule. Cambia la società e cambiano le difficoltà: di fronte a nuove ondate migratorie bisogna mettere in atto nuove strategie e fare i conti con nuove culture. Alcuni alunni vivono situazioni fortemente problematiche: arrivano da zone di guerra del Sud del mondo, attraversano situazioni di violenza, presentano grosse difficoltà legate al ricongiungimento familiare. Ognuno di loro ha una storia e occhi intensi che ti guardano. La scuola pubblica, per molti, rappresenta l'unica possibilità di costruirsi la propria vita e pensare con la propria testa. Certo, ci vorrebbe uno psicologo. Ma non ci sono soldi per pagarlo. Per fortuna interviene il Comune con un finanziamento, anche se di breve durata. La biblioteca è chiusa: forse verrà aperta una mattina, da una volontaria. Il comitato dei genitori ha deciso di autotassarsi per permettere l'acquisto di testi e materiale didattico.

CHI PAGA LA LUCE? -
Di più: emergenza Rom, educazione stradale, educazione alla cittadinanza, tutte competenze che passano dalla scuola. Secondo i dati Ocse-Pisa, precedenti alla scure-Gelmini, siamo maglia nera in Europa nelle competenze matematiche e linguistiche. Che dire? Con tanta abbondanza di mezzi, sarà colpa dei docenti... Ironie a parte: in rete e nelle università fioccano i corsi di perfezionamento sulla didattica con le nuove tecnologie, ma poi capita che in una scuola il laboratorio (con pochi computer) sia gestito da pochi iniziati "perchè se si rompe qualcosa non abbiamo i soldi per riparare". Anche perché, bisogna ammetterlo, c'è stato chi ha sprecato. Per non parlare delle petizioni al Comune per poter pagare la bolletta della luce. Le fotocopie per integrare le lezioni sono spesso a carico dei docenti per non gravare sul numero di copie a disposizione: se finisce il toner, chi lo ricompra? I soldi per l'acquisto di alcool, detersivi e disinfettanti sono insufficienti. Ma poi compaiono casi di TBC in una scuola media a Nord Est di Milano. I pediatri lanciano l'allarme perchè la scarsità di personale peggiorerà la pulizia delle aule. Non è un problema: il ministro Mariastella Gelmini sostiene che gli ulteriori tagli al personale (19.700 docenti, 15.000 tra bidelli e impiegati), eviteranno gli sprechi e miglioreranno i servizi. Come, non sappiamo. Specialmente a fronte di un aumento del numero di alunni iscritti per il prossimo anno.

PICCONATE BI-PARTISAN - La riforma Gelmini mette in ginocchio la scuola ma il problema nasce da lontano. Nella sostanza siIl Ministro Gelmini tratta di una falsa innovazione, perché ricalca la riforma Gentile del 1923, che prevedeva una scuola per la classe dirigente e una per la classe operaia. Dopo le innovazioni degli anni '60 e '70, gli interventi legislativi ricominciano nel decennio 1990 - 2000, in seguito al processo di privatizzazione che investe numerosi settori statali nel 1993. Ma le riforme Berlinguer e Moratti vengono abrogate per l'alternanza al governo delle forze politiche. Il 29 ottobre 2008 l'esecutivo Berlusconi vara la legge 169/2008 (riforma Gelmini), che reintroduce il maestro unico, riduce i fondi per il tempo pieno nella primaria e suddivide la scuola secondaria superiore in 6 licei, 2 tipi di istituti tecnici e 2 di professionali. Recepisce la Finanziaria del 2008, prevedendo forti tagli per il 2009/2012 (- 87.400 docenti e - 44.500 tra il personale ausiliario). Gli atenei possono trasformarsi in fondazioni di diritto privato (enti con autononomia gestionale, organizzativa e contabile): si favorisce il processo di privatizzazione della formazione superiore. Il decreto legge 180/2008 prevede il blocco dei bandi di assunzione di docenti, ricercatori e personale amministrativo per gli istituti considerati "onerosi". La riforma Gelmini si pone in realtà su una linea di continuità ideale con le politiche economico - finanziarie dei governi, di destra o di sinistra, degli ultimi anni. I finanziamenti alla scuola pubblica sono andati riducendosi a partire dal 2002. Aumentano ogni anno i finanziamenti diretti agli istituti parificati (il 20% dei quali gestiti direttamente o indirettamente da ordini religiosi), previsti dalla Finanziaria in base alla legge 62/2000 emanata dal ministro Berlinguer. Sancisce l'equipollenza dei titoli rilasciati dagli istituti privati, che godono di sgravi fiscali perché considerati enti senza fini di lucro. Il tentativo del ministro Tremonti di ridurre il capitolo di spesa relativo alle scuole paritarie nel 2008 ha trovato una forte opposizione della Cei. La situazione attuale della scuola è quindi il risultato di un decennio di interventi che ne hanno minato progressivamente la struttura finanziaria. Se il centro-destra ha emesso la gran parte dei provvedimenti in materia, il processo di parificazione tra scuola pubblica e privata è formalmente iniziato con le coalizioni di centro-sinistra. Entrambi ossequiosi di due poteri forti: la Chiesa e la grande economia. Ma allora, cosa opporre a questi tentativi di profonda involuzione? Consapevolezza e attenzione costante. Solidarietà e prese di posizione nette. La scuola deve essere strumento di crescita, di coesione sociale e di diffusione culturale.

Ultimo aggiornamento Mercoledì 30 Marzo 2011 14:00

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