La scomparsa di Yara Gambirasio ha instillato nuovo orrore in un'opinine pubblica ancora sconvolta per il delitto di Sarah Scazzi. Anche per questo, forse, ci si è aggrappati alla speranza di vederla tornare a casa ma, il 26 febbraio scorso, questa speranza si è estinta, con il ritrovamento del corpo della ragazza in un campo a pochi chilometri dal luogo della scomparsa. Da allora è tutto un susseguirsi di ipotesi, di indizi e di piste poi smentite. Di arresti e di rilasci. Ma la verità è ancora tutta da scoprire.
Anche il mondo della politica non è rimasto a tacere. Attraverso il suo quotidiano “La Padania” la Lega Nord ha duramente attaccato gli inquirenti per i troppi “non lo so” espressi durante le conferenze stampa e nelle dichiarazioni ufficiali. L’articolo denuncia soprattutto i gravi errori giudiziari compiuti durante l’inchiesta, condotta dal procuratore aggiunto Massimo Meroni, come segnalato da due addetti ai lavori tramite una lettera anonima inviata a “L’Eco di Bergamo”. Al di là di tutte le chiacchiere, però, resta l’inspiegabile morte di una ragazzina di tredici anni e il dolore di una famiglia mutilata che attende risposte che, a più di quattro mesi dalla scomparsa di Yara, ancora stentano ad arrivare.
L’INIZIO DELL’INCUBO – È il 26 novembre 2010 quando, a Brembate di Sopra (Bergamo) la tredicenne Yara Gambirasio, appassionata di ginnastica ritmica, esce per andare in palestra, percorrendo gli 800 metri che separano la struttura dalla sua abitazione. Alle 18.30 la giovane lascia il complesso e da lì non si hanno più sue notizie sino al 26 febbraio, giorno del ritrovamento del suo corpo, ormai senza vita. Oltre il danno la beffa: la piccina è stata rinvenuta nelle campagne della zona industriale compresa tra Chignolo d’Isola e Madone, luogo molto frequentato e tristemente noto perché, il 16 gennaio scorso, nelle vicinanze, era stato commesso un omicidio al termine di una rissa tra clienti di una discoteca. Per ben tre mesi polizia, carabinieri, forze locali e sommozzatori hanno scandagliato la zona senza trovare nulla e il corpo di Yara era lì. Le prime ipotesi quindi sono di uno spostamento del cadavere, dal luogo dell’assassinio a quel campo. La ricostruzione inizialmente più accreditata parla di una Yara adescata, ingannata, aggredita. Una Yara che si difende, si divincola, ma così scatena la furia del suo carnefice che rinuncia a violentarla e la colpisce con una lama al polso, collo, al torace, alla schiena. Poi le prende il cellulare, toglie batteria e sim, carica il corpo in auto e l’abbandona nella boscaglia che sarà il suo sepolcro.
LE PISTE – Ad oggi, dopo autopsie e indagini sempre più controverse, non si è ancora riusciti a stabilire con certezza quale sia stata la causa della morte della giovane ginnasta. A causa dell’avanzato stato di decomposizione è difficilissimo stabilire in che modo la piccola Gambirasio ci abbia lasciati. Le prime ricostruzioni parlavano di ferite inferte con un coltello che hanno provocato il decesso per dissanguamento, poi è emerso che la giovane era stata strangolata e, in seguito, colpita con un oggetto tagliente per dissimulare le vere cause del decesso. Nel mentre gli inquirenti hanno vagliato diverse ipotesi che li hanno condotti, per il momento, a vicoli ciechi. I numerosi sopralluoghi effettuati nel cantiere del nuovo centro commerciale di Mapello avevano portato al fermo di Mohamed Fikri dopo segnalazioni ed intercettazioni che sono risultate essere inesatte. Le successive indiscrezioni hanno condotto all’analisi della cerchia dei conoscenti di Yara. Gli esiti della scientifica e i tentativi di ricostruzione hanno portato gli investigatori e i criminologi ad affermare che la giovane conosceva il suo aggressore. Sono stati quindi disposti i prelievi di ben 400 campioni di DNA da confrontare con quelli ritrovati sul cellulare e sui vestiti della vittima, incredibilmente intatti. Gli unici indizi certi, infatti sono le tracce biologiche di due persone ritrovate sugli effetti della ginnasta.
LE ULTIME INDISCREZIONI – Ogni giorno su Yara vengono scritti fiumi di parole. Le Ansa vengono battute ogni volta che il nome della piccola riecheggia nell’aria. Le ultime supposizioni dicono che la tredicenne potrebbe esser stata strangolata o uccisa a botte e lasciata morire di freddo perché abbandonata priva di sensi nel campo di Chignolo. Queste ipotesi sono in netta opposizione alle prime ricostruzioni degli esperti, che avevano assicurato che sul corpicino non vi erano tracce di colpi mortali. Il vasto ematoma sulla tempia farebbe però pensare a un forte pugno o calcio inferto alla testa della povera Yara, e anche numerosi altri lividi lasciano pensare ad un vero pestaggio. Anche la scena dell’omicidio potrebbe essere diversa da quella del ritrovamento. Infatti, addosso alla giovane è stato rinvenuto del terriccio che sembra avere poco a che fare con il tipo di terra del campo in cui è stato rinvenuto il cadavere. In seguito ai nuovi sviluppi gli inquirenti hanno rivalutato la pista satanica. Un nucleo della SaS (squadra anti-sette della polizia) sta battendo a tappeto la zona industriale anche se, per ora, nulla sembra confermare questa ipotesi, messa al vaglio dagli investigatori, sulla base degli strani segni ritrovati sul corpo della 13enne. Nel complesso, il verdetto della SaS è stato negativo: il satanismo, almeno per ora, è escluso. Insomma, il mistero sulla morte di Yara Gambirasio è ancora più fitto che mai.
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