Due manifestazioni a confronto: da una parte, i sostenitori del premier Silvio Berlusconi, convocati da Giuliano Ferrara al teatro dal Verme al grido di battaglia "In mutande ma vivi", dall'altra, più di 230 piazze, in Italia e all'estero, gremite di persone che si sono presentate senza bandiere politiche per difendere la dignità delle donne, denunciando un problema che in queste settimane ha raggiunto la sua massima espressione, ma che va molto oltre la figura dell'attuale Presidente del Consiglio.
Da New York a Tokyo. Da Madrid a Francoforte passando per Parigi. Da Milano a Roma: in più di 230 città italiane e in una trentina di località estere, lo scorso 13 febbraio sono state numerose le manifestazioni per rivendicare la dignità delle donne. Nello Stivale in particolare l’evento ha avuto un enorme rilievo, a causa anche del fil rouge che l’ha legato all’altro fatto clou degli ultimi tempi: il Rubygate. Lasciando da parte per un secondo il 6 aprile 2011, la satira propagandistica fatta dai simpatici “scagnozzi” Luca e Paolo al Festival di Sanremo e i fatti degli ultimi giorni, analizziamo gli eventi che, lo scorso weekend hanno messo a confronto l’amore per il Presidente del Consiglio, con quello per il “popolo rosa”.
IN MUTANDE MA VIVI – Questo il titolo della manifestazione svoltasi lo scorso 12 Febbraio e condotta dal direttore del Foglio, Giuliano Ferrara. L’intervento del giornalista, durato circa quattro ore, ha ricalcato, quasi fedelmente, l’intervista concessa da Berlusconi proprio al suo giornale. E così le indagini dei pm milanesi sono divenute una campagna puritana contro il premier: “È stato un errore quello di Berlusconi, di telefonare alla Questura, ma ci hanno fatto sopra una battaglia puritana. È stata una telefonata di cortesia. Ci è stato costruito addosso un romanzo per entrare nelle vite degli altri, e siccome ogni uomo ha un punto debole, e loro lo sanno, spiano e guardano dal buco della serratura. Cosa ne stiamo facendo del diritto, della privacy? Le ragazze si affollano intorno a Berlusconi, perché lui è sorridente, sono cresciute col mito di quest'uomo che ha creato la tv e che è sempre generoso con tutti, quindi lo è stato anche con loro". Mentre all’interno del palazzetto continuavano gli interventi, all’esterno il giornalista di Annozero, Corrado Formigli è stato protagonista di un increscioso episodio insieme al Ministro della Difesa Ignazio La Russa. I due si accusano di “essersi pestati i piedi a vicenda” in senso letterale, il che ha impedito al giornalista di essere ammesso al convegno. Altra esclusione clamorosa quella della consigliera circoscrizionale del Popolo della Libertà, Sara Giudice, che ha cercato invano di consegnare a Ferrara e al governatore lombardo Roberto Formigoni, la raccolta di 12 mila firme contro l’elezione di Nicole Minetti, ex igienista dentale del Premier. Ferrara e i suoi smutandati, alla fine, sembrano quasi evocare la libertà di prostituirsi come sinonimo di libertà sessuale.
SE NON ORA QUANDO? – L’altra faccia della medaglia di questo intricato fine settimana è stata rappresentata dalla manifestazione delle donne che si è svolta in tutta Italia. “Se non ora quando?” è stata l’occasione per riunire donne di ogni generazione con uomini consapevoli di quanto sia importante tutelare la dignità delle persone. In un’Italia dominata dall’estetocrazia, il successo della manifestazione è stato un segnale forte contro la “dittatura mediatica” cui siamo sottoposti. L’ultimo intervento del Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, a Mattino Cinque, dopo il corteo pro dignità personale e contro la mercificazione e lo svilimento del corpo femminile, ha portato con sé uno sciame di polemiche. “Una mobilitazione faziosa contro di me per sostenere il teorema giudiziario, è stata una vergogna” ha commentato l’imprenditore. Le donne scese in piazza però ribattono: “Non si tratta di una manifestazione politica! Non critichiamo lo statista, ma l’idea della donna che emerge dai fatti degli ultimi giorni!”. Ma al Cavaliere non piace che le donne italiane manifestino contro di lui e rassicura: “Tutte le donne che hanno avuto modo di conoscermi sanno con quanta considerazione e rispetto io mi rapporto con loro”.
IL MESSAGGIO ROSA - Le donne “anti bunga-bunga”, quelle che si sentono offese dal Rubygate per intenderci, non ascoltano nemmeno queste consolazioni e procedono nella loro marcia, pacifica e trionfale, al fianco di molte donne famose. Serena Dandini, Monica Vitti e Angela Finocchiaro, sono solo alcune delle “indignate” testimonial e testimoni di una situazione che hanno spiegato al mondo attraverso mail e messaggi pervenuti da madri, mogli e ragazze di tutte le regioni, di tutti i ceti e le fedi politiche. ”Questa piazza emoziona, non può lasciare indifferenti, sarò una inguaribile ottimista ma io tutta questa gente me l'aspettavo" commenta Serena Dandini da Piazza del Popolo a Roma". La conduttrice prosegue: “La manifestazione è un successo perché abbiamo conquistato spazi impensabili fino a qualche giorno fa per parlare di una cosa così centrale nella vita di tutti, la dignità delle donne in Italia. Siamo agli ultimi posti in Europa per precariato, parità, lavoro e diritti e tra i primi come vittime di violenza. Da oggi bisogna rimettere al centro il tema della donna". Serena Dandini conclude infine con un accenno al premier, che sarebbe solo una parte del problema perchè: "Il suo comportamento è la punta dell'iceberg di una cultura diffusa".
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