Tensione nello stabilimento di Melfi dopo l'allontanamento dei tre operai che avevano scioperato la scorsa primavera e per questo sono stati licenziati a luglio. La Fiat fa ricorso contro il reintegro ma i sindacati attaccano:"Rispettare la sentenza"
La Fiat contro operai e magistratura. La casa torinese manda un'altra stoccata ai lavoratori dopo lo spostamento di parte della produzione in Serbia: per tre operai dello stabilimento di Melfi sono virtualmente chiuse le porte dello stabilimento. Il motivo? La sentenza del tribunale che li reintegrava dopo essere stati licenziati a seguito di uno sciopero è considerata sbagliata dai vertici della società. Une terribile pubblicità per l'azienda che in questo caso mostra il lato peggiore negando ai lavoratori il diritto elementare di tornare nel proprio posto, nel proprio reparto, di riprendere regolarmente i turni dopo che il giudice del lavoro ne ha ordinato la reintegrazione.
LA CASA TORINESE - La Fiat, tramite una lettera recapitata ai tre lavoratori licenziati nel luglio scorso e reintegrati dal magistrato circa due settimane, ha comunicato che "non intende avvalersi delle loro prestazioni", invitandoli a non presentarsi in fabbrica, il 23 agosto, alla riapertura dello stabilimento dopo la pausa estiva. Antonio Lamorte, Giovanni Barozzino e Marco Pignatelli hanno passato il cancello e hanno chiesto di lavorare ma sono stati bloccati dalla vigilanza dell'impianto automobilistico. Sergio Marchionne non si è voluto esprimere sulla vicenda mentre si è espresso il segretario generale della Cisl Raffaele Bonanni «una risposta chiara» sulla possibilità di introdurre forme di partecipazione dei lavoratori «se non con il possesso di azioni, almeno nell'indirizzo e controllo, per poter avere accesso ai dati dell'azienda, poter dire cosa va bene e cosa no, e su questo avere poteri».
LA POSIZIONE DEI SINDACATI - Per il sindacato Fiom la Fiat sta mantenendo “ un reiterato comportamento antisindacale” e per bocca del segretario regionale della Basilicata della Fiom, Emanuele De Nicola, afferma che “tramite i nostri legali valuteremo già oggi come ribattere a tale posizione". De Nicola conferma la decisione di istituire un presidio davanti alla fabbrica di Melfi della Fiat, "per spiegare ai lavoratori i contenuti del ricorso sul licenziamento dei tre operai, accolto dal giudice del lavoro". Il presidio si farà "e i tre operai – ha sottolineato e Nicola - saranno a disposizione dell'azienda a partire dal turno delle ore 14". "Assurdo e incomprensibile l'atteggiamento della Fiat - ha concluso - che appena due giorni fa aveva comunicato ai tre operai la decisione di reintegrarli, rispettando la decisione del giudice del lavoro". Il mancato reintegro assume anche il significato di una pressione perché la sentenza venga cambiata. Far rientrate gli operai al lavoro,secondo la Fiat, avrebbe potuto apparire come un segnale di debolezza da parte dell’azienda, quasi una ammissione di colpa. La risposta della Fiat è affidata ai suoi avvocati nel ricorso di ben 53 pagine il quale si può riassumere nella frase: ”Siamo convinti che la prima sentenza non sia stata corretta”. Il giudice del lavoro di Melfi, Amerigo Palma, ha fissato al 6 ottobre prossimo la data della prima udienza. In questi giorni comincia la ripresa lavorativa e sarebbe auspicabile un incontro fra le parti per stemperare i toni in modo che i tre operai tornino sul proprio posto di lavoro e la Fiat adempia al decreto di primo grado e alla condanna per comportamento antisindacale.
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