
SHANGHAI - Se per strada fermaste dei passanti e chiedeste loro dove si trova la Cambogia e quali siano i tratti caratteriali dei cambogiani, pochi sarebbero in grado di rispondere. Una cosa simile si verificherebbe per il Bangladesh, l’Indonesia, e così via. Se però domandate anche a una sola persona se ha cognizione o un’opinione sulla Cina e sui cinesi, quasi certamente si lancerà in analisi geopolitiche, sociali e culturali ripercorrendo la gran parte degli stereotipi occidentali sulla discendenza di Mao.
Nell’immaginario di molte persone, i cinesi rappresentano qualcosa di abbastanza chiaro: sono tanti, lavorano per pochi dollari al giorno, producono merce di scarsa qualità, sono una dittatura spietata che si avvale di un braccio della morte assai attivo. In un senso o nell’altro nessuno dissentirebbe sull’osservazione che, a proposito della Cina e dei cinesi, sia il caso di parlare di arretratezza. I diritti sono di là da venire, l’inquinamento è alle stelle e la tutela della salute è più che altro un’utopia, la trasparenza amministrativa è ignota nei presupposti e nelle conseguenze, l’igiene è lacunosa e le malattie chissà quante sono.
Ma è veramente così? Gli stereotipi, com’è noto, ci aiutano a leggere in modo semplice e veloce le situazioni e le persone che le animano. Anche quelli sulla Cina, quindi, forse non sono completamente veri, azzeccati. Varrebbe la pena fermarsi un attimo e approfondire le convinzioni che abbiamo maturato nel tempo sul Gigante asiatico. La nostra cultura, attraverso i media o gli incontri diretti che chiunque di noi può fare con i cinesi in Italia, ci ha gradatamente messo a disposizione immagini potenti, chiavi di lettura coerenti e lineari. Il fatto è che la Cina, forse, non solo non è (solo) questo, ma è molto di più.
E nell’essere di più è spesso l’opposto di come ce la figuriamo. È su questi presupposti che, il mese scorso, FusiOrari ha programmato un viaggio nella capitale economica della Cina, Shanghai, dedicando 10 giorni alla Città, ai suoi luoghi, alle sue persone. Dieci giorni di esplorazione da cui potevano scaturire diversi contributi: reportage, foto, interviste, analisi sociali o economiche.
La scelta del nostro Settimanale è stata diversa: ascoltare come raccontano la Cina gli italiani che da tempo vivono in Asia. Hanno la nostra sensibilità, la nostra educazione; hanno, infine, un’esperienza pluriennale di abitudini e cultura orientale. Abbiamo dato la parola alle istituzioni e agli imprenditori. Hanno parlato di loro, del loro lavoro, dell’Italia vista da lontano.
Ci accorgeremo che la Cina che ci viene restituita dalle parole del Console Generale, del Vice Presidente della Camera di Commercio Italiana in Cina, di alcuni imprenditori stabiliti a Shanghai è profondamente diversa. È una fusione di dinamismo e di proiezione al futuro che l’Occidente, Italia in testa, ha dimenticato quasi del tutto.
Leggi le interviste:
- Claudio d’Agostino, Vice Presidente della Camera di Commercio Italiana in Cina (click HERE for the english version)
- Rosanna Terminio, Titolare di Asecorp China (click HERE for the english version/haz clic AQUI para la versión en español)
- Daniele Solari, Direttore Operativo di The Blenders
- Vincenzo De Luca, Console Generale Italiano a Shanghai
E presto online:
- Fabio Piazzalunga, Vice President di Diasorin
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