Fusiorari incontra Mariella Megna, responsabile dell'Associazione Cittadini contro l'amianto, nata nel 2008 per sensibilizzare l'opinione pubblica circa la rilevanza e la pericolosità del problema dello smaltimento dell'amianto. A livello locale l'associazione si è dimostrata particolarmente attiva nell'opposizione alla realizzazione della discarica nel comune di Cappella Cantone.
Come e quando è nata l'associazione “Cittadini contro l'amianto” e in cosa consiste la sua attività?
Ci siamo costituiti come gruppo nel luglio del 2008. Già da molti mesi di discuteva sul problema della realizzazione di una mega discarica di amianto nel comune di Cappella Cantone e un gruppo di noi cittadini residenti nella zona interessata dal progetto abbiamo deciso di organizzare una serie di iniziative di informazione e di denuncia, anche perché fino a quel momento l'azione delle istituzioni ci era sembrata del tutto inefficiente. Il 12 settembre dello stesso anno abbiamo organizzato un convegno a San Bassano a cui hanno partecipato degli esperti, tra cui tecnici, avvocati e ambientalisti. In seguito abbiamo fatto circolare una serie di volantini informativi per sensibilizzare i cittadini al problema dello smaltimento dell'amianto e promosso il dibattito tecnico scientifico sulle alternative all'interramento in discarica attraverso due convegni, uno a Soresina, l'altro a San Daniele Po.
Qual è il pericolo concreto per l'ambiente che può comportare una discarica di amianto e quali i rischi per la salute dei cittadini, in particolare nel caso di Cappella Cantone?
Per quanto riguarda lo smaltimento in discarica due sono le fasi pericolose. Una prima comporta i rischi legati al trasporto del rifiuto amianto dalle zone da cui viene tolto all'area di smaltimento, che viene effettuato attraverso dei camion: il progetto di realizzazione della discarica di Cappella Cantone prevede infatti l'afflusso di non meno di trenta Tir al giorno e non dimentichiamo che la Paullese è una strada molto trafficata. Inoltre la discarica di Cremona, in vista delle sue dimensioni, sarebbe deputata a smaltire l'amianto proveniente da tutta la Lombardia, dunque i rifiuti viaggerebbero sulle tangenziali e autostrade dell'intera regione con enormi rischi per i cittadini.
A medio termine si presenta invece il problema del percolato: la ditta Barricalla Spa del Comune di Torino, tramite l'Istituto Superiore di Sicurezza per il lavoro, ha effettuato degli studi che hanno dimostrato che, anche solo dopo 24 ore dal deposito, il rifiuto rilascia delle fibre di percolato ad alto contenuto di amianto. La discarica produce quindi un secondo tipo di rifiuto, altamente pericoloso, che viene trasportato in Germania perché qui in Italia non esistono strutture attrezzate alla depurazione del percolato. E' stato altrettanto provato come a distanza di qualche decennio si verifichi il deterioramento degli stessi materiali utilizzati per isolare l'amianto sottoterra: a questo punto il pericolato può raggiungere le falde inquinando l'acqua e, risalendo in superficie, anche l'aria. Non dimentichiamo poi che l'interramento costituisce la modalità di smaltimento più congeniale alle cosiddette ecomafie, in quanto semplice, veloce e poco esponibile a controlli.
Esistono forme di smaltimento alternative ecocompatibili? Per esempio, ritiene che i forni possano costituire una valida alternativa all'interramento?
Certamente: questo sistema elimina completamente l'amianto in quanto ne cambia la molecola, mentre l'interramento comporta semplicemente uno spostamento del rifiuto e il rinvio del problema alle generazioni future. Al convegno nazionale che si è tenuto a Torino nel novembre 2009 noi dell'Associazione ci siamo battuti contro la tesi troppo semplicistica e generica sostenuta anche dalle associazioni ambientaliste secondo cui la discarica è il minore dei mali: bisogna invece stimolare la ricerca e il dibattito sulle tecniche di smaltimento attraverso i forni e non rifiutarli semplicemente in quanto impianti industriali.
Insomma, gli studi e le possibilità di sistemi alternativi sono molte, ma non vengono adottate perché le lobby delle discariche sono potentissime.
Quanto conta effettivamente la commistione tra politica, interessi privati e criminalità organizzata nella gestione dei rifiuti di amianto? Come percepisce e giudica l'atteggiamento delle istituzioni di fronte a questa situazione?
Per quanto riguarda il caso di Cappella Cantone non abbiamo prove sui legami con la criminalità, mentre l'intreccio tra interessi privati e politica è lampante, come illustra il dossier che abbiamo recentemente pubblicato e che attraverso una semplice ricostruzione di fatti porta alla conclusione che assessori, presidenti e sindaci sono stati indotti a cambiare posizione o addirittura a modificare delle normative su pressione del privato proprietario della cava (la ditta Cavenord Seraco dei fratelli Testa, ndr) dove si deve realizzare la discarica.
Quali sono le vostre proposte?
Innanzitutto la Regione Lombardia prevede, attraverso la normativa in vigore, che la vulnerabilità degli acquiferi sia solo un fattore penalizzante, e non escludente, la realizzazione della discarica: noi sosteniamo che nel momento in cui viene appurato che ci sono falde acquifere affioranti e un sistema idrogeologico instabile, come è il caso del sito di Retorto, deve essere negata per legge l'autorizzazione a costruire discariche.
Inoltre il problema dello smaltimento dell'amianto è lasciato totalmente al libero mercato: noi sosteniamo invece che, dal momento che l'amianto è un problema nazionale e un rifiuto pericolosissimo, il suo smaltimento non deve essere lasciato in mano all'iniziativa dei privati che vogliono perseguire i propri interessi.
Come percepite l'intervento delle istituzioni a livello locale?
Noi pretendiamo che ci sia la massima trasparenza da parte delle istituzioni: certo, esistono delle procedure di valutazione dell'impatto ambientale e degli organi di controllo, ma l'iter è molto ferruginoso. Emblematico è il caso di Brescia, dove il sindaco ha dato autorizzazione ad adibire a discarica una cava situata di fronte a delle abitazioni, con il progetto di realizzarvi sopra una cittadella dello sport. Nessuna istituzione né partito politico ha opposto alcuna critica, sono stati solo i comitati cittadini a promuovere il ricorso al TAR che ha sospeso e annullato la pratica. Addirittura la regione Lombardia aveva dato parere favorevole senza basarsi su indagini geologiche proprie, ma avvalendosi di quelle della ditta che proponeva il progetto.
I cittadini da soli però non possono risolvere il problema...
Certamente ci appoggiamo alle autorità perché indaghino su eventuali illeciti, ma riteniamo che, stando così la situazione, siano l'impegno e l'attività dei cittadini a salvaguardare l'ambiente e la salute pubblica.
Quanto conta la scarsa o cattiva informazione a proposito di questo problema, sia a livello delle amministrazioni, sia della coscienza cittadina?
L'informazione è fondamentale, infatti il primo passo che abbiamo fatto come associazione è stato proprio quello di organizzare un convegno e distribuire volantini per informare i cittadini su cosa sia l'amianto, quali siano i suoi rischi, quali le tecniche di smaltimento. Purtroppo, nonostante l'impegno nell'informare la popolazione, ancora oggi ci sono persone che estraggono e smaltiscono l'amianto da sé, senza alcuna protezione, perché convinti che non sia nocivo o che abbia fatto del male solo agli operai che lo hanno lavorato per molti anni. A questo proposito, il Piano Regionale Amianto, approvato nel 2005, stabilisce che deve esserci da parte delle istituzioni a vari livelli una campagna di informazione per i cittadini e un'adeguata preparazione per gli operatori pubblici Asl e Arpa. Ebbene, si pensi che a oggi non esiste nemmeno un sito di riferimento della regione o della provincia, ma solo blog gestiti da privati e associazioni come la nostra e che per la formazione del personale Arpa la regione Lombardia ha investito soltanto diecimila euro. E questo problema si replica tristemente in tutto il territorio nazionale.
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