Raffaele Masto è considerato da molti un vero reporter, capace di catturare storie e racconti che pochi conoscono. Nei suoi numerosi viaggi in Africa, Masto – giornalista di Radio Popolare - ha colto i segni dei cambiamenti di un continente maledetto. Fusi Orari ha incontrato l’autore di Buongiorno Africa, proprio per capire i problemi irrisolti che da anni devastano il territorio africano senza portare alcun benessere reale alla popolazione.
In questi anni hai visito l’Africa in lungo e in largo ed il resoconto che ne fai nel tuo ultimo libro, Buongiorno Africa, è quello di un continente in cui le cose non cambiano da anni. Cambiano «le materie prime e l’utilizzatore finale è un soggetto più complesso, ma il meccanismo è rimasto sempre lo stesso…»…perché secondo te?
Io dico che l'Africa non è mai diventata un mercato, se per mercato si intende una realtà economica con una popolazione in possesso di un potere di acquisto, che quindi può comprare merci e servizi, e con una capacità di vendere le proprie ricchezze facendone il prezzo. Un buon quaranta per cento circa del miliardo di africani oggi ha un reddito pro-capite giornaliero che li colloca nella fascia della povertà grave e inoltre molti paesi africani non hanno la forza di influire sui prezzi delle loro materie prime e devono accettare quello che vogliono fare gli acquirenti. Ecco allora che è un problema di indipendenza politica che impedisce a questi paesi di essere presenti sul mercato come protagonisti a pieno titolo. Oggi come in passato quando le materie prime ambite erano il caucciù, l'avorio, l’oro.
Si è verificata, in questi ultimi anni, una “nuova corsa all’Africa”. In particolare tu stesso evidenzi l’entrata nel ‘mercato africano’, se così si può definire, delle imprese cinesi. Questa sorta di “passaggio di testimone”, che ha visto l’entrata in campo del mondo orientale in concorrenza con le multinazionali già presenti, ha portato secondo te un cambiamento significativo?
E' presto per rispondere a questa domanda. Sono un paio di decenni che è in atto questo cambiamento e sono troppo pochi per vederne gli effetti. Posso fare una previsione – che è quella che faccio nel libro. Credo che l'Africa oggi stia finanziando la collocazione futura della Cina negli equilibri mondiali. In sostanza come nel passato le ricchezze africane stanno contribuendo pesantemente a disegnare gli assetti geo-politici del futuro.
Definisci le “ricchezze naturali” del territorio africano una sorta di maledizione e le cause che impediscono all’Africa di essere autonoma, di gestire quindi materialmente tante di queste ricchezze, sono molte. Ma qual è il peso della politica africana in tutto questo?
Può nascere una classe politica in grado di disinnescare quelle che tu stesso hai definito le «bombe ad orologeria» createsi attorno a questi siti contesi a livello mondiale?
I paesi più ricchi dell'Africa sono quelli che hanno vissuto e vivono guerre e conflitti. Ecco perché oro, petrolio, diamanti, coltan, uranio sono una maledizione. Non servono per far vivere meglio la popolazione, cioè per distribuire la ricchezza ma attirano grandi potenze, lobby economiche e multinazionali che, come nel passato, si appropiano di queste ricchezze spesso grazie ad una classe politica locale corrotta e incapace di pensare alla propria popolazione.
Perché i vari tentativi fatti in questi anni, basti pensare ai summit internazionali o ai programmi di cooperazione e sviluppo per l’Africa, non hanno funzionato? In che cosa si è sbagliato?
L'Africa ha bisogno di giustizia e non di summit internazionali o di aiuti per lo sviluppo. Se le materie prime fossero pagate al giusto prezzo, per esempio, si farebbe un enorme passo in avanti. Se poi le élite africane sapessero distribuire i proventi della vendita al giusto prezzo delle loro ricchezze si sarebbe fatto il resto. La cooperazione economica spesso è intesa come aiuto allo sviluppo, invece dovrebbe essere interpretata e realizzata a pari livello con gli africani che hanno capacità e competenze per essere competitivi con tecnici e operatori economici europei, nord americani o cinesi.
Quale dovrebbe essere a tuo avviso il comportamento da parte dell’Italia, che ha molti interessi nelle terre africane basti pensare alla presenza dell’Eni, nel confronti dell’Africa?
L'Italia dovrebbe comportarsi con giustizia. Dovrebbe accettare di cooperare e commerciare con i paesi africani a condizione che si realizzino progressi su argomenti come l'accesso all'acqua potabile, alla salute, all’istruzione da parte delle popolazioni del paese in oggetto. Giustizia significa anche non accettare di distruggere territorio e di danneggiare l'agricoltura anche se i politici locali concedono concessioni per farlo.
Come definiresti l’Africa di oggi rispetto a quella di ieri?
Un grande serbatoio di materie prime e mano d'opera a basso costo, oggi come ieri.
Il futuro di questo continente?
Dipende dagli africani. O meglio dagli africani che costituiscono la società civile di questo continente. Se sapranno organizzarsi in partiti, organizzazioni, associazioni capaci di rivendicare i loro diritti anche di fronte a classi politiche spietate e corrotte, allora il futuro dell'Africa potrà dare speranze concrete. Bisogna tenere conto però che le attuali elite politiche del continente cercheranno di stroncare, senza complimenti, qualunque tentativo di questo genere. Dunque....
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