Nonostante la crisi sempre più nera e le difficoltà economiche, molti artisti resistono con passione. Qualche teatro riapre, come il Teatro alle Colonne di Milano. E dedica la stagione 2011/2012 al tema dell'amore e alle sue sfaccettature. Siamo andati ad intervistare Paolo Scheriani, fondatore con Nicoletta Mandelli della Compagnia ScheriANIMAndelli, per capire il significato di questa scelta, i progetti futuri e il fitto programma di spettacoli teatrali, incontri letterari e musicali in cantiere in questa nuova stagione teatrale. E per capire perché hanno scelto di proporre un'indagine sul tema dell'amore, proprio in un momento storico in cui i problemi veri sembrano altri. Ne è venuta fuori un'interessante conversazione, con alcuni spunti di riflessione sul teatro e sulla vita.
Raggiungo Paolo Scheriani, interprete, drammaturgo e regista teatrale e Denise Silivestro, responsabile dell'ufficio stampa del Teatro alle Colonne. Il teatro è ubicato nella suggestiva cornice di Corso di Porta Ticinese, a Milano e dal 2010 è la casa artistica della compagnia fondata da Paolo Scheriani con Nicoletta Mandelli: la ScheriANIMAndelli. Mentre Paolo e Denise mi accolgono, gli altri attori sono impegnati nelle prove della Salomè. Entrambi mi colpiscono per la cordialità e i modi gentili, lenti.
Quanto amore ci vuole per riaprire oggi un teatro a Milano? Come affrontare la crisi?
Paolo: Tantissimo, ma occorrono anche dosi d'incoscienza, coraggio, necessità e di altri sentimenti che sono, secondo noi, “sottoinsiemi” dell'amore. C'è anche una sorta di urgenza, di diritto-dovere di occuparci di cultura attraverso il teatro. Abbiamo deciso di mettere l'accento sull'amore, una parola apparentemente scontata, usata a volte a sproposito, per provare a darle un significato preciso. Ridare significato alle parole è una nostra caratteristica: l'anno scorso abbiamo stilato una lista di parole per noi importanti. Tra queste, oltre all'amore, il coraggio, la cultura, la gioia, la sincerità, l'integrità, l'educazione, la coerenza, la purezza, la dignità, la lotta, la gratitudine, la trasformazione e il rispetto. Parole molto importanti ma che sempre di più sono state svuotate di significato. Sarebbe bello metterle in atto nella quotidianità. La parola di quest'anno è 'amore'. Per amore, di solito, si fanno le cose più impensabili. Non soltanto per amore della propria amata, ma soprattutto per amore di un figlio: infatti si dice 'darei la vita per mio figlio'. Ecco, se riuscissimo a pensare all'altro come a un possibile figlio, forse riusciremmo a fare quello scarto del pensiero che ci consentirebbe di dedicare questo amore a qualsiasi persona. Quest'idea non è per noi astratta ma cerchiamo di applicarla al teatro, perché è quello che sappiamo fare: ognuno può mettere in pratica questa idea nel ruolo, sociale o professionale, che svolge, dal banchiere al portinaio. Riusciremmo così ad instaurare rapporti basati su rispetto, dignità e gratitudine e potrebbe essere l'inizio di una trasformazione. In questi anni davvero abbiamo giocato al ribasso, hanno, anzi, perché a volte bisogna prendere le distanze da certe cose. Ci sono persone, come noi, che non ci stanno e provano a dare una risposta. Non è facile, perché il panorama culturale è messo a dura prova da ogni dove; aprire oggi un teatro è davvero un'acrobazia, in tutti i sensi, da un punto di vista economico ma anche di relazione con le istituzioni. Ma qualcuno lo deve fare: finché ci riusciamo, ci siamo. È una lotta, un'altra parola a cui ci piace dare significato, ma in senso costruttivo, non di conflitto.
In parte hai risposto anche alla seconda domanda: perché un unico filo conduttore per un'intera stagione?
P. : Perché l'amore, anche nel teatro, dai classici ai contemporanei, è un argomento fondamentale. È uno dei moti dell'anima che spinge al fare, allo scrivere, al metter in scena e non possiamo non considerarlo.
Come avete scelto testi e lavori da rappresentare?
P.: Con una particolare attenzione alla drammaturgia contemporanea, che in questo momento prende forma attraverso
alcuni miei testi - essendo io drammaturgo – . Ma ci piacerebbe che questo teatro divenisse una sorta di polo di drammaturgia contemporanea, aperto a tutte le esperienze e a tutti gli autori, anche sconosciuti, soprattutto italiani. In cartellone abbiamo autori come Shakespeare, Moliére e Allende: un'offerta abbastanza ampia, come il nostro senso di ricerca. Il gusto di cercare, ad esempio, ne La casa degli spiriti qualche possibilità di riflessione, si traduce per noi in uno spunto di lavoro e per il pubblico in un'occasione di scoperta o riscoperta di un testo. La poetica della nostra Compagnia si manifesta anche nel fatto che, le modalità di allestimento e messa in scena cambiano in base al testo e alla riflessione che vogliamo affrontare. La poetica deve leggersi in filigrana, non sovrapporsi al lavoro, come è successo spesso negli ultimi anni.
Perché pensare all'amore in tempi di crisi?
Denise: Perché abbiamo bisogno di reagire e di rispondere. E, probabilmente, uno dei modi migliori per farlo è riscoprire chi siamo. Non vogliamo cedere alla logica per cui, poiché siamo in un momento di crisi, diventiamo più cinici, distanti, siamo sulla difensiva. L'idea è di rispondere alla difficoltà cercando di non farsi schiacciare. L'amore diventa un modo per ricordarsi di reagire, magari attraverso l'amore per se stessi o per quello che si fa. Con la fiducia che si tratta di un momento difficile e non necessariamente sarà così sempre e non necessariamente, soprattutto, ci deve cambiare.
Come si declina il concetto di amore in un cartellone che va da Pirandello ad Allende? Quanti 'generi' di amore può raccontare il teatro?
P.: Infiniti. Noi ne tocchiamo solo alcuni, perché davvero sono infinite le declinazioni e ancor di più nel mondo reale che nel teatro. Nella Salomé, ad esempio, si parla dell'incapacità di amare, cioè del desiderio spasmodico e disperato di amore, ma anche dell'impossibilità di manifestarlo e restituirlo. Ne La casa degli spiriti Isabelle Allende racconta l'amore nella sua accezione più romantica: quella in cui alla relazione tra un uomo e una donna fanno da sfondo le vicende della grande Storia. Parla cioè anche dell'amore per la giustizia e per la dignità dell'uomo, in un Paese che ha conosciuto la dittatura e ha visto calpestare tutti i diritti umani. L'amore in Lillesand (un mio testo) è quello degli attori per il teatro e del teatro per la vita e dimostra che attraverso questo sentimento davvero è possibile trasformare le cose più impensabili. Il sottotitolo di Lillesand: Quando il teatro vinse la guerra, evidenzia questa possibilità, perché attraverso l'arte e il teatro l'umanità può essere più forte di qualsiasi conflitto e risolverlo. Le declinazioni dell'amore sono perciò infinite, come le sue applicazioni. Ogni testo offre la possibilità di approfondire una sfaccettatura di questo sentimento, che ci spinge avanti da migliaia di anni.
D. In effetti, non so quanti altri sentimenti abbiano così tante sfumature. È vero che hanno tutti un lato positivo e uno negativo. La rabbia, ad esempio, può essere uno stimolo alla reazione: oltre che distruttiva può essere costruttiva. Ma le sfumature dell'amore sono veramente tante, nel bene e nel male: c'è, ad esempio, l'amore insano che porta alla follia.
Quale sarà la proposta più curiosa?
P.: Per noi tutte: alcune sono ancora un magma sconosciuto. Ma è ciò che rende divertente questo lavoro: non avere un'idea sempre così chiara di tutto quello che si fa, arrivando all'inizio delle prove quasi con una sorta di timore per quel che si troverà scandagliando. Interessanti sono, tra gli altri, gli appuntamenti con la letteratura, come quello che si terrà il 15 dicembre con lo scrittore Roul Montanari su Edgar Allan Poe e il rapporto tra la letteratura e il male. Roul ha la grande capacità di raccontare avvicinando il pubblico alla letteratura, vista quasi con timore e perciò tenuta a debita distanza. Con lui un testo come i Promessi Sposi appare in tutta la sua attualità, anche nella scrittura, tanto da far tornare nel pubblico la voglia di rileggerlo. Vorremmo aiutare a riscoprire tutto quello che è e fa cultura, in senso molto ampio, a non averne timore, per riappropriarsene e ritrovarne il gusto. Segnalerei anche gli appuntamenti con la musica dei grandi cantautori italiani, condotte da Gianni de Berardinis, conduttore radiofonico e televisivo: parleremo di alcuni momenti della musica italiana contestualizzandoli nella storia italiana. Le conversazioni si alterneranno a musica dal vivo, in un clima di svago, perché non vogliamo impartire lezioni ma raccontare. Per noi il racconto e il dialogo sono fondamentali infatti, in tutte queste occasioni cerchiamo di coinvolgere il pubblico in quello che avviene sia durante che dopo lo spettacolo. Questa, più che un teatro, è una casa dove accadono delle cose, tra le quali anche eventi teatrali.
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